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Riforma della sanità regionale: manca la salute mentale

3 luglio 2015

La denuncia è della Campagna per la Salute Mentale in Lombardia che chiede anche l'istituzione di una consulta permanente. Don Virginio Colmegna: "Se non verrà istituita, ogni 15 del mese ci troveremo sotto Palazzo Lombardia"

La riforma della sanità lombarda è monca: non c'è il capitolo sulla salute mentale. "È inaccettabile", ha tuonato don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità e della Campagna per la salute mentale, alla quale aderiscono associazioni, operatori, pazienti e famigliari.

Realtà che oggi si sono ritrovate nell'auditorium Gaber del Pirellone, per presentare le dieci richieste che rivolgono al Consiglio regionale e al Governatore Roberto Maroni.

In particolare chiedono l'istituzione di una consulta permanente, "in cui siedano associazioni, pazienti e famigliari perché siano costantemente ascoltati e non a decisioni ormai prese", sottolinea don Colmegna.

Se non verrà istituita, ogni 15 del mese "ci ritroveremo sotto Palazzo Lombardia ciascuno con una sedia e faremo così una consulta dal basso", annuncia il sacerdote. 

Spetta dunque al Consiglio regionale, che il 14 luglio inizierà la discussione del disegno di legge di riforma della sanità lombarda, accogliere o meno i dieci punti della Campagna.

"Dopo anni di immobilismo, sarebbe arrivato il momento di promuovere un ampio e serio dibattito sull’impostazione culturale che si vuole scegliere e sulle scelte organizzative che ne conseguono -ha spiegato don Colmegna-. Serve un forte cambiamento: sostegno, prossimità, riabilitazione, reinserimento sociale sono parole d’ordine dalle quali non è possibile prescindere, se davvero si vuole concretizzare una riforma che abbia un impatto positivo sulle vite di chi ha dei disturbi psichici”.

Grandi assenti al convegno di presentazione dei dieci punti assessori e consiglieri regionali della maggioranza.

Nei dieci punti del documento ci sono richieste molto precise.

La prima è l'accorpamento tra assessorato alla salute e quello al welfare. Inoltre, servizi territoriali con più personale, più risorse e orari di apertura più rispondenti alle esigenze dei pazienti (almeno 12 ore al giorno per sei giorni alla settimana).

Le associazioni vogliono anche la costituzione presso l'assessorato dell'Ufficio salute mentale con compiti di informazione, gestione dei contenziosi e orientamento generale.

C'è poi un problema di carenza di operatori in tutte le strutture: basterebbe però, si legge nel documento, rispettare gli standard di personale previsti dal Progetto obiettivo tutela salute mentale 1998-2000, ossia uno ogni 1.500 abitanti. 

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