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La nostra direttrice Silvia Landra nuova presidente dell'AC Ambrosiana

7 marzo 2014

"Uno dei miei auspici e' che la forza e l'esperienza della Casa della carità da un lato alimentino il pensiero associativo con la voce dei più poveri", dall'altra ne traggano un vantaggio in termini di legami, di riflessione, di condivisione"

Silvia Landra, dalla primavera del 2011 direttrice della nostra fondazione, è stata nominata ieri presidente dell'Azione Cattolica Ambrosiana dall'arcivescovo di Milano Cardinal Angelo Scola. Per don Virginio Colmegna, si tratta di “Una bella notizia per tutta la Casa”. Il commento, sue reazioni e i propositi della direttrice in un'intervista poco dopo l'annuncio della nomina.

Silvia, come hai preso questa positiva notizia arrivata poche ore fa?

La disponibilità alla presidenza diocesana di AC mi è' stata chiesta alcuni mesi fa e da allora ci ho pensato molto, valutando anche la conciliazione possibile tra la vita privata, il mio lavoro di psichiatra e soprattutto di direttrice della Casa della carità con questa dimensione di impegno in associazione, che è' volontario ma coinvolgente. Ho rivisto tanti aspetti della mia vita e mi sono confrontata con persone significative. Ho pensato che ogni altro socio di AC di fronte a questa richiesta dovrebbe riorganizzare la sua vita, ed io non faccio eccezione.

Quella dell'Azione Cattolica è nella tua biografia una scelta che viene da lontano...

L'AC e' per me una storia lunga di impegno e condivisione. Negli ultimi anni mi sono occupata della formazione dei responsabili in diocesi e poi del percorso territoriale verso la stesura del documento finale dell'assemblea. Anni fa ho coordinato la commissione dei percorsi culturali per gli adulti più giovani. Dal 1992 al 1998 ho vissuto un periodo intenso e vivace di responsabilità diocesana con l'Arcivescovo Carlo Maria Martini e il Presidente Eugenio Zucchetti. Ne conservo un ricordo vivo e grato. oggi sono entrambi in paradiso e li sento vicini in modo particolare, ancora capaci di farmi sentire sostenuta e di regalarmi quella capacità di sdrammatizzare e di guardare lontano che da giovane mi ha tanto aiutato.

Come affronterai questa nuova sfida?

Oggi sono contenta di rimettermi in gioco. C'è' un debito di gratitudine verso l'associazione che dura da decenni. Le sfide ecclesiali e civili che attendono un'associazione di laici come l'AC sono tante e uno dei miei auspici e' che la forza e l'esperienza della Casa della carità da un lato alimentino il pensiero associativo con la voce dei più poveri e delle "periferie esistenziali", dall'altra ne traggano un vantaggio in termini di legami, di riflessione, di condivisione. Tra le sfide che ci siamo posti con l'assemblea elettiva ci sono i giovani, la formazione di base dei laici richiesta dall'arcivescovo e un rilancio della soggettività associativa per accompagnare laici adulti impegnati negli ambienti della vita quotidiana: il lavoro, la famiglia, le professioni, il terrritorio, il sociale, la politica.

 

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