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Casa della Carità
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"Servono percorsi di cura a lungo termine anche per i cittadini stranieri senza permesso"

25 febbraio 2014

Riflessioni attorno alla vicenda dell’immigrato irregolare Adam Kabobo, sotto processo per l’uccisione di tre passanti a Milano nel maggio 2013. Parla Laura Arduini, responsabile area salute della Casa, per far fronte alla mancata assistenza dei migranti senza permesso occorre estendere i CPS con servizio di etnopsichiatria

“Ho letto che le perizie sullo stato di salute mentale di Adam Kabobo parlano di schizofrenia paranoide, ma ricordo anche d’aver letto anche che Kabobo, quando è arrivato a Lampedusa, è stato subito trattato con farmaci che non ha più assunto in seguito, quando si è trovato per strada”.

Laura Arduini, psichiatra, responsabile dell’area salute della Casa della carità, da anni si occupa in prima persona di ospiti senza fissa dimora affetti da problemi di salute mentale. Pur non conoscendo direttamente la vicenda Kabobo, sa bene cosa significhi per uno straniero, immigrato, senza permesso di soggiorno e quindi anche senza tessera sanitaria, soffrire di una patologia cronica e non avere alcuna assistenza continuativa, un aiuto, un sostegno dal sistema sanitario.

“La nostra legislazione garantisce cure ambulatoriali ed ospedaliere, urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio a tutti i migranti senza permesso di soggiorno. Nella realtà, la nostra esperienza nella città di Milano” spiega Arduini “ci mostra che la prassi è diversa. Il problema è che, una volta dimessa, una persona straniera senza permesso di soggiorno trova grande difficoltà nel proseguire il percorso assistenziale, soprattutto se portatore di sofferenza psichiatrica”.

Per esempio, una persona con gravi problemi di salute mentale, a cui venga impostata una terapia farmacologica in regime di ricovero o in pronto soccorso, avrà difficoltà a continuare la terapia stessa una volta dimessa, vivendo per strada, poiché non gli è garantito nella prassi un accesso ordinario ai servizi e alle comunità riabilitative.

Al di là degli aspetti giudiziari, nel rispetto per le vittime di Kabobo, una delle conclusioni da trarre da questa vicenda è l’urgenza di trovare un modalità per seguire con continuità i tanti stranieri con patologie psichiche, anche quando non hanno i documenti e quindi un accesso ai servizi preposti.

Racconta Laura Arduini: “Alla Casa della carità ospitiamo persone straniere senza permesso di soggiorno con problemi di salute mentale, dimessi dal reparto ospedaliero. I risultati di questa accoglienza fanno diminuire i ricoveri continui e gli accessi in pronto soccorso, garantiscono una presa in cura da parte di un'equipé multidisciplinare e hanno una ricaduta altamente positiva sia a livello di singoli che di sicurezza sociale”.

Alla Casa, però, arrivano sempre numerose le telefonate, da parte dei servizi sociali, per chiedere la presa in carico di persone con patologie psichiche, per strada, senza un'adeguata assistenza. Anche perché, a Milano, solamente il Centro Psico-sociale di zona 11, in corso Plebisciti 6, offre un servizio di etnopsichiatria. É l'unico a garantire, ormai dal 2000, un accesso alla cura anche agli stranieri irregolari. E, secondo Laura Arduni, non basta.

"Le patologie di natura psichica sono molto presenti tra le persone che entrano irregolarmente nel nostro Paese arrivando da aree di crisi e conflitti” conclude la responsabile dell'area salute. “Diventa quindi urgente estendere i Centri di consultazione etnopsichiatrica, anche in altri servizi territoriali della nostra città”.

[sopra, la dottoressa Laura Arduini con un ospite della Casa
foto: Davide Zanoni]

 

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