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Anche la Casa “sta con la sposa”

3 settembre 2014

La Fondazione ha contribuito alla raccolta fondi per produrre il documentario “Io sto con la sposa” che verrà presentato domani a Venezia. E che il 15 novembre sarà ospite del SOUQ Film Festival

“Io sto con la sposa” sbarca a Venezia. Il film auto-prodotto che racconta il viaggio di un finto corteo nuziale attraverso l'Europa per far arrivare in Svezia  un gruppo di profughi in fuga dalla guerra in Siria è stato selezionato, fuori concorso, per partecipare alla Mostra internazionale d'arte cinematografica 2014 e domani verrà presentato in anteprima al pubblico del Lido. Poi, inizierà, un lungo tour di proiezioni che porterà questo “film manifesto contro le frontiere e le morti in mare” anche all'edizione 2014 del nostro SOUQ Film Festival.

La rassegna di corti organizzata dal Centro Studi Sofferenza Urbana della Casa della carità, infatti, ha deciso di sostenere la raccolta fondi lanciata per la produzione di “Io sto la sposa” e, per questo, ospiterà la pellicola sabato 15 novembre, a Milano, come lungometraggio fuori concorso all'interno della terza edizione del festival.

Prima di arrivare nella prestigiosa cornice del chiostro del Piccolo Teatro Grassi di Milano, però, “Io sto con la sposa” si appresta a far parlare di sé anche in laguna. Il cast, infatti, ha deciso di sfilare sul red carpet di Venezia con i “costumi di scena” e quindi con gli uomini in abito e le donne  in vestito bianco. “Il vestito da sposa è diventato nel nostro film il simbolo della libertà di circolazione delle persone” ha spiegato a Redattore Sociale uno dei registi, Antonio Augugliaro. “L’obiettivo è creare un white carpet per rimarcare che il nostro non è solo un film ma un’azione politica, ideata e mossa da un’esigenza personale e intima, da un senso di giustizia per i tanti migranti morti a causa delle leggi sull’immigrazione”.

Non solo, al termine della proiezione, i partecipanti andranno in riva al mare per un momento di commemorazione di tutte le vittime del Mediterraneo, delle frontiere e della migrazione. “È  importantissimo per noi che il film venga presentato a Venezia” ha continuato il regista. “Si tratta di una vetrina per parlare al grande pubblico dei drammi creati dalle frontiere, speriamo che sia l’inizio di un dibattito sull’immigrazione per evitare altre morti in mare”.

Cast e troupe di "Io sto con la sposa" all'arrivo a Stoccolma (iostoconlasposa.com)


C'è poi la questione della raccolta fondi che ha consentito la realizzazione del film. “Io sto con la sposa” è stato prodotto grazie al contributo di 2.617 sostenitori dal basso, che hanno donato poco meno di 100mila euro. Una raccolta cui ha partecipato nel suo piccolo anche la nostra fondazione.

“Per la prima volta – ha aggiunto Augugliaro – un grande festival come questo offre spazio a un lavoro che ha visto la luce grazie alla volontà di migliaia di persone con un crowdfunding che è il più grande della storia del cinema. È come se avessimo lanciato una petizione e lo stato ci avesse ascoltato”.

I profughi protagonisti del viaggio di “Io sto con la sposa”, cinque tra siriani e palestinesi residenti in Siria, sono gli stessi profughi ai quali la Casa della carità, da maggio, sta garantendo un'accoglienza temporanea a Milano, in convenzione con il Comune. La questione che il film affronta però non riguarda solo chi si lascia alle spalle una guerra o una dittatura, ma tutti i migranti. E non poteva certo lasciare indifferente la nostra Fondazione che, dal 2004, ha accolto 2.164 persone di 94 nazionalità differenti. Moltissime delle quali, per arrivare in Italia, hanno attraversato il Mediterraneo sui così detti “barconi della speranza”.

“Siamo stanchi di dividere gli esseri umani in legali e illegali. E siamo stanchi di contare i morti in mare” ha spiegato, sempre a Redattore Sociale, Gabriele Del Grande, giornalista da anni impegnato sul tema della migrazione e ora regista del film insieme a Augugliaro e a Khaled Al Nassiry. “Quelle persone non sono vittime della burrasca, ma di leggi europee alle quali è arrivato il momento di disobbedire per riaffermare il principio della libertà di circolazione”.

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