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Una società senza memoria inventa un presente senza futuro

Una riflessione del nostro presidente don Virginio Colmegna per il Giorno della Memoria

24 gennaio 2020

Si celebra lunedì 27 gennaio il Giorno della Memoria, data che, ricordando l’apertura dei cancelli del campo di sterminio di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche, commemora le vittime dell’Olocausto.

Sono passati 75 anni da quell’avvenimento e sono sempre di meno i testimoni viventi della Shoah. Per questo ognuno di noi è chiamato - non solo nel giorno di questa celebrazione - a fare memoria. Perché una società che perde la memoria, inventa un presente senza futuro.

Il che non vuol dire semplicemente ricordare e commemorare. 

Significa calarsi nel presente, lasciandosi interrogare dal dramma che la memoria richiama. Significa, per esempio, non diventare indifferenti - e non a caso la parola indifferenza campeggia anche all’ingresso del Memoriale del Binario 21 alla Stazione Centrale di Milano - di fronte alle cause di quella tragedia, che ancora non abbiamo sconfitto.

Penso all’odio per l’altro, al disprezzo per il diverso, che sono ancora fortemente radicati nella nostra società. Ce lo dicono i dati, diffusi proprio in questi giorni, dell’OSCAD, l’Osservatorio per la sicurezza, sui reati con matrice discriminatoria: razzismo e xenofobia, discriminazione rispetto all’orientamento sessuale o all’identità di genere o verso persone con disabilità.

Fare memoria, allora, significa contrastare qualsiasi atteggiamento di esclusione del diverso, per far vivere una cultura di pace, che si nutra dei valori della solidarietà, della giustizia, della fraternità e immetta un’energia positiva che arrivi soprattutto ai giovani.

È richiesto un grande lavoro educativo nelle scuole, nei momenti di aggregazione, nei luoghi dove si opera la solidarietà, al quale Casa della carità non vuole sottrarsi. Per questo sono contento di partecipare, mercoledì 29 gennaio insieme a una delle operatrici della nostra comunità per minori stranieri non accompagnati, all’incontro “Storie di bambini invisibili. Un viaggio dalla Shoah al tempo presente”, promosso da Gariwo - Foresta dei giusti, che coinvolgerà centinaia di studenti milanesi.

Fare memoria significa inoltre far luce su una storia rimossa, tanto da non essere nemmeno menzionata nella legge che in Italia ha istituito il Giorno della Memoria: lo sterminio, insieme a quello di milioni di ebrei, di 500mila Rom e Sinti europei. Riconoscere ufficialmente a livello istituzionale il Porrajmos, oltre a restituire dignità alle centinaia di migliaia vittime e ai loro familiari, contribuirebbe a costruire un presente e un futuro di piena cittadinanza per le popolazioni rom e sinte del nostro Paese.

 
 

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