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20 giugno 2014: la nostra Giornata Mondiale del Rifugiato

19 giugno 2014

Le parole del nostro presidente don Colmegna all'incontro organizzato dal Centro Astalli di Roma in occasione di una ricorrenza che tocca da vicino la vita della Casa

“La città di Milano e il Paese diventano più sicuri se smettono di avere paura e inventano spazi di umanità e capacità riflessiva. Considerare gli immigrati come poveri da aiutare ha annullato la soggettività di queste persone. Non è un bisogno solo assistenziale, ma di una umanità nuova. Ci rendiamo conto delle debolezze, chiusure e paure legislative, perché si ha paura del salto culturale, della capacità di dialogare e di custodire i sentimenti, talvolta anche dell’indignazione”.

Lo ha denunciato mercoledì pomeriggio il nostro presidente don Virginio Colmegna, durante il convegno sulle migrazioni sul tema “Chi chiede asilo lo chiede a te. La vera sicurezza è l'ospitalità”, promosso dal Centro Astalli alla Pontificia Università Gregoriana in vista della Giornata mondiale del rifugiato (nella foto sopra).

I profughi provenienti dalla Siria accolti dalla Casa, tramite un mediatore culturale, hanno consegnato un bigliettino a don Virginio su cui hanno scritto: “Noi chiediamo un permesso di transito temporaneo in Europa senza che nessuno ci prenda le impronte digitali nei Paesi dove passiamo”.

E c’è chi dice fra gli italiani: “Stiamo facendo troppo”. “Ma cosa stiamo facendo?”, si è chiesto don Colmegna, che intercetta tra i migranti “sofferenza psichica ed enorme bisogno di cura. Persone segnate dalla tortura: apparentemente sono relitti”. Ben 91 le nazionalità degli ospiti passati dalla Casa della carità: "Grazie a loro sono cresciuto moltissimo nell’ospitalità. Mi sento in debito verso di loro per gli spazi di umanità straordinari che mi arricchiscono e avverto il rischio di essere costruttori di risposte, invece di lasciarsi interrogare continuamente da questa presenza”.

Quando il gesuita Martini affidò a don Colmegna la guida della Casa della carità, lo fece con una consegna progettuale ben precisa: “Fallo diventare un luogo di elaborazione culturale, di pensiero”, gli chiese. Il sacerdote ha voluto ricordare le sue parole parlando alla Gregoriana, università gestita dalla Compagnia di Gesù, citando anche il richiamo di papa Francesco a non approcciarsi ai migranti come fossero “massa, numeri. Occorre lasciarsi interrogare dalle storie di vita sentite: cambiano la nostra umanità”.

La Casa della carità, nei suoi dieci anni di attività, ha accolto molti richiedenti asilo e molti rifugiati politici.

In particolare, da alcuni mesi, la fondazione ospita, grazie a una convenzione con il Comune di Milano, 20 persone titolari di protezione internazionale considerate vulnerabili.

Inoltre, la Casa è entrata da poco a far parte dello Sprar, il sistema nazionale di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, garantendo accoglienza e accompagnamento ad altre otto persone con problemi di salute mentale.

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