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Giornata del migrante e del rifugiato: la storia di Nasiche

Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati per costruire insieme il futuro

27 settembre 2020

In occasione della Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato che oggi celebra la Chiesa, vogliamo parlarvi di Nasiche e della sua bambina. La loro è una storia difficile, ma anche una storia di speranza, che racconta quanto “accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati”, come ci ha raccomandato a fare Papa Francesco, sia un’opportunità di arricchimento e crescita per tutti.

Nasiche ha abbandonato l'Uganda, dove viveva in un contesto molto duro, in cerca di una vita migliore. Ma partire non è stato affatto facile, perché non ha potuto portare con sé Miremba, la figlia di 2 anni, che ha lasciato alle cure della nonna. Ma Nasiche è una donna forte e non si è persa d'animo. Sapeva che, con un lavoro e una casa, avrebbe potuto riavere con sé la sua bambina.

Per questo, appena arrivata a Milano si è data subito da fare. Ha fatto la richiesta di asilo politico e ha trovato un lavoro in un'impresa di pulizie, una casa e ogni mese prendeva gran parte del suo stipendio e lo inviava alla nonna e alla figlia perché avessero di che vivere.

Ottenuto lo status di rifugiata, non restava che chiedere il ricongiungimento familiare, per far arrivare in Italia la sua bambina. Un giorno, parlando con alcune connazionali, Nasiche ha scoperto l'esistenza della Casa della carità, dove è stata accolta e seguita per ottenere il ricongiungimento familiare

E all’inizio dello scorso anno ce l’ha fatta! Miremba è atterrata all'aeroporto di Linate. Quando si sono riviste, mamma e figlia si sono concesse quel lungo abbraccio che aspettavano da troppo tempo.

Nasiche e la sua bambina quando si sono ritrovate all'aeroporto di Linate
 
 

Oggi Nasiche e Miremba vivono alla Tillanzia, la struttura della Casa che accoglie donne sole e mamme con bambini. La mamma lavora e la piccola va a scuola: è intelligentissima e in poco tempo ha imparato a parlare perfettamente l’italiano.

Il loro rapporto, raccontano le educatrici, è stato tutto un crescendo. All’inizio, infatti, è stato come se non si conoscessero più; facevano fatica a parlarsi, come se avessero tante cose da  raccontarsi, ma avendone così tante non riuscivano a dirsi nulla. Poi piano piano si sono avvicinate a adesso sono molto affiatate. Entrambe hanno ritrovato la fiducia in un futuro sereno, lontano dalla povertà e dalla violenza.

 

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