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21 marzo: Memoria e impegno per le vittime innocenti di mafie

Don Colmegna: «Illegalità e criminalità organizzata negano la giustizia sociale»

20 marzo 2018

Il 21 marzo si celebra la XXIII Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

La manifestazione nazionale si tiene a Foggia, il tema e lo slogan 2018 sono “Terra, solchi di verità e giustizia”.

A Milano ci si ritrova alla Casa della memoria (via Confalonieri 14), alle ore 18, insieme ai familiari delle vittime, studenti, associazioni, cittadini.

La Casa della carità, che aderisce alla rete di Libera, sarà presente con don Virginio Colmegna.

Per l’occasione riproponiamo lo stralcio di una sua intervista sul tema “mafie e legalità”, rilasciata a Sonda.Life lo scorso 12 marzo. L'intervista prende spunto dall'iniziativa "Facciamo un Pacco alla Camorra", organizzata con il consorzio casertano Nuova Cooperazione Organizzata e in collaborazione con Fim-CISL.

Don Virginio, come si colloca l’iniziativa ‘Facciamo il Pacco alla Camorra’ nel più ampio impegno di Casa della Carità sul fronte della legalità, di fianco a quello dell’accoglienza?
La giustizia senza la carità è incompleta; ma la carità senza la giustizia è falsa” diceva don Milani. E aveva ragione. Praticare la carità – e quindi l’accoglienza – porta ad interrogarsi. L’interrogarsi porta a riflettere sulle cause della povertà, dell’esclusione, della sofferenza di tante persone. Porta a chiedersi il motivo di tanta ingiustizia e, quindi, naturalmente, alla ricerca della giustizia. E al contrasto verso illegalità, corruzione e criminalità organizzata, che negano ogni giorno la giustizia sociale. Questo credo sia il quadro ideale all’interno del quale operiamo come Casa della carità e credo sia anche un messaggio forte e universale, da mandare a tutti. Soprattutto a quei cittadini che, di fronte alle sofferenze e alle difficoltà, alla corruzione dilagante e alla criminalità diffusa, si rinchiudono nella paura, si rifugiano nella sola protesta, si ritrovano a desiderare esclusione e chiusure. Ne sono convinto ogni giorno di più: il rispetto della legge e il sostegno alle persone ai margini sono due obiettivi legati a doppio filo. I traguardi di una legalità vera e di una socialità sana sono l’uno accanto all’altro. Si raggiungono correndo lo stesso tracciato, lungo e pieno di insidie.

La Fondazione aderisce a Libera e partecipa alla gestione di alcuni beni confiscati alle mafie a Milano: quali le esperienze più significative?
“I beni confiscati alla criminalità organizzata sono un patrimonio collettivo, che giustamente viene affidato alle associazioni del terzo settore, ma che – al tempo stesso – deve essere utilizzato per promuovere opportunità di crescita a beneficio dell’intera collettività. Gli esempi sono tanti e quello di NCO è estremamente positivo in tal senso. Noi, a Milano, come Casa della Carità, da diversi anni gestiamo degli appartamenti dislocati in diversi punti della città. Sono abitati da famiglie e persone che, grazie a questi spazi, possono intraprendere dei percorsi di riscatto sociale, lasciandosi alle spalle situazioni di degrado, povertà ed esclusione. Come amano dire alcuni operatori della Fondazione, sono un ‘polmone d’accoglienza’, grazie al quale persone ai margini della società possono tornare a respirare l’ossigeno della cittadinanza, fatto di diritti e doveri, lontano da possibili attività illecita o illegale. In questo modo, hanno un duplice valore: quello concreto di rendere l’accoglienza possibile e quello simbolico, altamente educativo, di intransigenza nei confronti di ogni comportamento illegale, corruttivo e criminale”.

C’è qualcosa che possiamo fare tutti, nel quotidiano, in questa direzione (oltre a sostenere le piccole economie virtuose che nascono da questo tipo di gestione)?
“Certo! Dobbiamo impegnarci tutti in prima persona per (ri)creare una coscienza di onestà attiva. Il che significa che, per quanto sia importante, non basta condannare ogni atteggiamento di illegalità e corruzione, ma significa fare scelte che vanno nella direzione opposta, creare legami che mirano alla giustizia sociale, sostenere o promuovere iniziative capaci di trasformare il tessuto sociale, unendo ambiti diversi e promuovendo coesione per tutti. Proprio come fa NCO.”

Difficile trovare una ricetta, ma…come possono provare a incontrarsi dentro ciascuno di noi accoglienza e paura? Con la conoscenza e l’informazione, anche su questo fronte?
Conoscenza e informazione sono fondamentali quando si parla di diversità oppure di esclusione. Basti pensare ai danni gravissimi che sta creando nel nostro Paese la narrazione predominante in materia di immigrazione. L’informazione quindi ha responsabilità enormi quando si cercano di gestire le paure dei cittadini – che sono comprensibili e per certi versi naturali, ma che non vanno mai strumentalizzate. Al contrario, vanno affrontate, seriamente e serenamente, partendo dall’incontro. Credo sia cruciale che organizzazioni come Casa della Carità favoriscano in ogni modo l’incontro tra i cittadini e chi, per ragioni diverse e non sempre razionali, crea in loro paura. Penso alle centinaia di volontari che a Bruzzano, per alcune estati, hanno accolto i profughi in transito a Milano. Non è che nel quartiere paura o diffidenza non esistessero, ma sono state affrontate in maniera sana e costruttiva, creando un’accoglienza contagiosa e splendida.

 

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