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La Giornata della donna alla Casa

L'8 marzo, un momento di festa e condivisione che ha coinvolto le tante anime femminili della Casa della carità

Una dopo l’altra, si sono affacciate dalle loro stanze per raggiungere gli spazi comuni del piano donne, dove operatrici e volontarie avevano allestito un ricco buffet e uno spazio per le danze. “Abbiamo sempre cercato di organizzare qualcosa per la giornata della donna e siccome di solito, quando le ospiti si trovano per cucinare insieme, ci offrono i piatti che preparano, abbiamo deciso questa volta di fare noi qualcosa per loro”, spiega Vanessa Caputo, operatrice dell’accoglienza donne, per raccontare com’è nata la festa che, nella serata di giovedì 8 marzo, ha coinvolto le tante anime femminili della Casa. 

"Alle nostre donne e ragazze è piaciuta molto questa piccola festa perché, ci hanno detto, gli ha permesso per qualche ora di non pensare ai propri problemi e difficoltà. Momenti come questi sono molto importanti, perché permettono loro di uscire dalla routine della quotidianità, di vivere la Casa in modo diverso e di vedere noi operatrici in un contesto meno formale e al di là del nostro ruolo", aggiunge Tiziana Scardilli, responsabile dell'accoglienza donne.

Alla Casa vivono attualmente una trentina di donne, a cui si aggiungono le otto ospiti di Tillanzia, la nuova struttura che la Fondazione ha aperto a Cimiano, insieme alla Congregazione delle Suore del Preziosissimo Sangue. Si tratta di donne italiane e straniere dai 18 anni in su, che hanno alle spalle storie segnate da violenza, fuga da guerre e povertà o da emarginazione sociale

“Le nostre ospiti hanno in comune la mancanza di un’abitazione e, in moltissimi casi, del lavoro. Il nostro primo obiettivo è quindi quello di offrire a ognuna gli strumenti che la possano portare all’autonomia, attraverso percorsi di alfabetizzazione, formazione e inserimento lavorativo”, spiega ancora Vanessa. Strade spesso tortuose, perché alla complessità di fondo dell’essere donna si aggiungono altre fragilità e problemi, ma in grado di dare vita a momenti positivi e a volte commoventi e a sfide educative ingaggianti. 

Lavoro e casa sono anche le priorità per le ospiti di Casa Nido, dove si realizzano progetti di reinserimento sociale finalizzati all’autonomia, dedicati a mamme sole con bambini. “La scelta del lavoro è importante e per le nostre donne, dal momento che sono sole, deve essere necessariamente compatibile con l’orario di scuola dei figli. Ma il vero problema è l’abitazione. Alcune di loro, infatti, potrebbero già essere autonome, ma fanno fatica a trovare una casa a prezzi accessibili”, spiega Luisa Brembilla, responsabile di Casa Nido. 

Per Luisa, poi, il successo di questi percorsi sta nella rete: “Laddove c’è già una rete esterna di sostegno e supporto, lavoriamo affinché le nostre ospiti non la disperdano, cercando invece di favorirla e rafforzarla laddove manca”. 

“La nostra esperienza ci dice che, indipendentemente dalla nazionalità o dall’appartenenza etnica, la donna è il grande motore di cambiamento all’interno della famiglia e il suo ruolo è determinante per costruire percorsi di autonomia più rapidi e solidi per tutto il nucleo. Per questo, con le nostre donne facciamo un lavoro di empowerment, che prevede progetti personalizzati di crescita personale e inserimento lavorativo”, spiega Donatella De Vito, responsabile dell’area emergenze della Casa che accoglie nuclei familiari in emergenza abitativa. 

“Tutte sono accomunate dalla precarietà abitativa e alcune hanno alle spalle vissuti di grave emarginazione; per questo hanno bisogno di tempo per acquisire fiducia in se stesse e nelle proprie capacità, e quindi la possibilità di accesso al mercato del lavoro. Ma l’accoglienza permette a queste donne di poter allargare i loro orizzonti e di pensare a se stesse e alle proprie possibilità”, aggiunge Donatella, che sottolinea: “La difficoltà è la mancanza di risorse pubbliche per la formazione ed è un peccato, perché tutte le donne, se sostenute, possono diventare motore di cambiamento”.

 

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