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Gelateria sociale: al Cairo funziona

13 settembre 2016

Il racconto del fondatore Ambrogio Manenti, che già pensa alla prossima apertura, a Gaza

“Non abbiamo ancora raggiunto il break-even point ma stiamo procedendo bene e contiamo di continuare a farlo, andando spediti verso l’autosostentamento”. A oltre nove mesi dall’apertura della prima gelateria sociale del Cairo, il promotore Ambrogio Manenti è soddisfatto e ottimista. Racconta il suo progetto nel corso di una visita alla Casa della carità, che come Fondazione ha sostenuto fin dall’inizio l’idea

“Per quanto riguarda il nostro negozio, che si trova nel quartiere di Maadi, ci siamo conquistati una clientela che ormai potremmo definire consolidata. Per il 50 per cento si tratta di egiziani e per l’altro cinquanta di espatriati. Questo ci consente di dare un impiego a quattro giovani, di cui tre studenti e una laureata in ambio alimentare. È un aspetto di cui siamo orgogliosi, come siamo particolarmente orgogliosi del fatto che la proposta del gelato sospeso piaccia e funzioni”.  

Le gelateria voluta da Ambrogio, infatti, ha un’anima sociale perché consente ai clienti che se lo possono permettere di pagare un gelato anche per chi verrà dopo e non avrà abbastanza finanze per potersi gustare un cono di qualità. Un gelato sospeso, appunto. Non solo. “Portiamo il nostro gelato anche in altre zone della città, meno abbienti, dove vendiamo lo stesso prodotto a un prezzo accessibile ( il 7 per cento del prezzo del negozio, che si trova in una zona relativamente ricca). Al momento, riusciamo a farlo una volta alla settimana, ma vorremmo innalzare la frequenza e farlo quotidianamente”. 

Le idee per far crescere il progetto in futuro sono tante. Tra cui quella di esportare la gelateria sociale oltre i confini egiziani. “Vorremmo replicare in altre zone del Medio Oriente”, si entusiasma Ambrogio, svelando la prossima tappa. “Nell’immediato, l’obiettivo è la striscia di Gaza, per la quale abbiamo già svolto alcuni sondaggi preliminari. Contiamo sulla collaborazione dell’azienda del settore Capigiani e siamo ottimisti”.

“Certamente - prosegue - Gaza è un luogo che soffre di problematiche specifiche e ha condizioni di vita difficili, ma quella della gelateria è una proposta che può funzionare ovunque. L’idea di fondo è creare equità attraverso il gelato. Ed è un concetto che, con i dovuti aggiustamenti, si adatta bene anche alla realtà europea, italiana e milanese: le disuguaglianze non mancano di certo”. 

 
Una degustazione di gelato fuori dal negozio.Un bambino di strada con il suo "gelato sospeso"
 
 

Il presidente della fondazione

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