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Casa della Carità
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Da Palermo a Bruxelles a piedi in solidarietà con i migranti di tutto il mondo

Martedì 23 luglio, fratel Biagio Conte ha fatto tappa alla Casa della carità

25 luglio 2019

È partito ai primi di luglio dalla sua Sicilia e, dopo una tappa in nave da Palermo a Genova, ha proseguito a piedi attraversando fino a ora Liguria, Piemonte e Lombardia. Lui è Biagio Conte e la meta di questo suo pellegrinaggio sono le sedi del Parlamento Europeo; Lussemburgo, Strasburgo e infine Bruxelles, dove il missionario laico vuole portare, “in solidarietà con i fratelli e le sorelle immigrati ed emigranti di tutto il mondo, un messaggio di pace e speranza, per scuotere le dure coscienze e aprire i cuori di tanti”.

Tra lunedì 22 e martedì 23 luglio fratel Biagio, come viene chiamato alla comunità “Missione di Speranza e Carità da lui fondata a Palermo, è passato da Milano ed è stato ospite per una notte alla Casa della carità. Abbiamo colto l’opportunità della sua presenza, per farci raccontare qualcosa della sua storia e del perché ha deciso di intraprendere questo cammino.

“A un certo punto della mia vita - esordisce - ho deciso di staccarmi dalla società, che vedevo egoista e indifferente, lontana dai veri valori, che mi aveva ferito. Una società che lascia indietro i più deboli non può essere una società giusta, mi dicevo. Per questo, sono andato a vivere lontano, nella natura e lì volevo rimanere. Ma il buon Dio mi ha invece detto di andare incontro alla gente, mi ha detto di darmi da fare”. 

Biagio inizia un primo pellegrinaggio, che dalla Sicilia lo porta ad Assisi, nei luoghi di San Francesco; ed è qui che matura il suo desiderio di farsi missionario: “Nelle città che toccavo, vivevo in condivisione con i senzatetto, con i più poveri, con gli abbandonati. Sentivo nel cuore che questa era la missione che il Signore aveva in mente per me. Volevo però andare in Africa o in India, ma il buon Dio mi ha riportato a Palermo: mi ha detto l’Africa è qui, qui c’è tanto da fare”, spiega.

E così, sono i primi anni 90’, Biagio va a vivere alla stazione centrale di Palermo, “Volevo stare vicino a coloro che la società chiama barboni, alcolisti, vagabondi, giovani sbandati… Io non li ho chiamati così, non gli ho fatto domande ma ho detto loro: ‘Ciao, come stai, sono qua per aiutarti. Posso chiamarti fratello, sorella?’ È nata un’amicizia”. È da questa esperienza che il missionario laico si rende conto che c’è bisogno di fare qualcosa per queste persone. “Mi sono rivolto alle istituzioni, per chiedere uno spazio dove poterli accogliere, ma davanti a me ho trovato soltanto muri”, dice Biagio, che allora comincia a farsi sentire con un digiuno: “Volevo far capire che gli ultimi sono parte di questa società, che sono frutto di questa società, ed è nostro dovere aiutarli”. 

Grazie poi all’intervento del vescovo di Palermo, si riesce a trovare l’accordo per la concessione di una struttura, dove vengono ospitate 80, poi 120, poi 180 persone. Nasce la così la “Missione di Speranza e Carità”, che oggi accoglie e assiste circa mille persone in tre comunità: due destinate all’accoglienza maschile e una per l’accoglienza di donne singole o mamme con bambini. “Siamo una famiglia e alle persone accolte vengono restituite la dignità e la speranza; si fanno tante attività, che ci fanno scoprire come queste persone abbiano capacità incredibili. Noi le aiutiamo a reinserirsi nella società.

 
Biagio Conte nella sua comunità. Immagina tratta dal sito www.pacesperanza.org
 

Insieme agli italiani, nelle sue comunità fratel Biagio ospita anche stranieri. “Gli immigrati sono parte di noi - afferma - l’incontro con loro non è negativo. Può essere impegnativo, questo sì, ci mette alla prova, ma l’incontro tra culture, religioni, tra popoli diversi dà speranza, ci torna sempre del bene”. E proprio dall’accoglienza dei migranti, e in particolare a seguito dell’irrigidimento della normativa con il Decreto Sicurezza, fratel Biagio ha trovato la spinta per compiere il suo cammino verso le istituzioni europee: “Tanti fratelli e sorelle, che già vivono molte difficoltà, rischiano ora di essere mandati via; questo mi fa male”.

Il missionario si è allora preparato a raggiungere il Parlamento Europeo: “Nel 2012 sono stato al invitato lì per la nomina a Cittadino europeo; oggi ci vado a piedi come portatore di un messaggio di pace e speranza che non possiamo tacere, perché spero in un mondo migliore, dove ognuno possa essere costruttore di vera giustizia, vera pace, vera fraternità. Vado via dall’Italia, come un esiliato; mi faccio anch’io emigrante, come gli emigranti del passato e come quelli che ancora oggi vanno via dall’Italia”.

Nella sua tappa milanese, fratel Biagio ha visitato il Duomo e incontrato l’arcivescovo Mario Delpini e il presidente del Consiglio comunale Lamberto Bertolé. “Per me Milano era una tappa preziosa, perché questa città ha una storia forte e perché è un esempio. La vostra ospitalità celebra la diversità dei popoli, delle culture, delle religioni; credenti e non credenti vivono in questa città multietnica, e io vi ringrazio per il rispetto che la città ha per gli immigrati che vi giungono”.

Prima di ripartire per la tappa successiva, Biagio ha appunto sostato una notte alla Casa della carità: “Qui ho sentito una forte apertura, c’è vera condivisione; ho sentito solidarietà, uguaglianza, rispetto dell’accoglienza, dell’ospitalità che è sacra, come ci hanno insegnato Abramo e Sara. Abbiamo molte cose in comune e per questo voglio ringraziare il Signore che mi ha portato a conoscere la vostra realtà”.

 

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