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Altre cento, mille foto come quella del Volta

24 ottobre 2017

Su Repubblica Milano, un'editoriale di don Virginio Colmegna riflette sull'iniziativa del liceo milanese in favore della riforma della cittadinanza

Grazie, ragazzi del liceo Volta. Grazie, signor preside. La fotografia che avete scattato vale tanto, perché è spontanea, autentica, reale. I vostri 32 volti e quello del vostro dirigente scolastico, l’unico con la cittadinanza italiana, sono la miglior rappresentazione possibile della nostra Italia. Rappresentano quel Paese reale che stenta a far arrivare la sua voce a una politica troppo condizionata da veti e tattiche, troppo poco attenta ai bisogni dei suoi cittadini. 

Ha ragione Domenico Squillace, il preside del Liceo Scientifico Statale Alessandro Volta, perché ha scelto di pubblicare sul sito internet della scuola la foto dei suoi alunni senza cittadinanza italiana (vedi sopra). E perché ha commentato l’iniziativa con parole che fanno riflettere: “A tutti quelli che dicono che qui, con lo ius soli, si riempirebbe di terroristi dico: guardate, questi sono i ragazzi con i quali qui lavoriamo tutti i giorni”.

Conosco bene il liceo Volta. Da anni collabora con la Casa della carità, con progetti che avvicinano i suoi studenti ai ragazzi ospiti della nostra Fondazione e, più di recente, anche ai giovani detenuti del carcere di San Vittore. Ho sempre visto nei suoi alunni entusiasmo e voglia di conoscere l’altro. Per questo, sono stato ancora più contento di venire a sapere, dalle pagine de La Repubblica, di questa loro importante iniziativa in favore del cosiddetto ius soli.


La riforma della legge sulla cittadinanza propone uno ius soli temperato e uno ius culturae legato al percorso scolastico. È una misura di buon senso, simile a quella in vigore in altri paesi europei. Nonostante ciò, il rischio concreto è che venga rimandata a chissà quando. A quando i ragazzi del Volta avranno lasciato i loro banchi ad altri compagni privi di cittadinanza? Potrebbe anche essere. I timori di un lungo rinvio sono molteplici e fondati. Preoccupano le tante realtà della società civile che, da anni, si battono per una legge che finalmente si adegui alla realtà che viviamo ogni giorno.

Non per questo però dobbiamo darci per vinti. Le voci dei ragazzi del Volta, e quelle di centinaia di loro compagni mobilitati in tutta Italia in tante forme diverse, hanno il diritto di essere ascoltate. C’è di mezzo il loro futuro. Che è il nostro avvenire. Perché non ha futuro un paese che non sa dare risposte adeguate alle domande dei suoi cittadini, compresi quei “nuovi” cittadini che hanno scelto di vivere qui. Cosa rispondete, politici che oggi dite no, che temete che dando la cittadinanza a chi è nato e studia in Italia sia contaminata la storia, sia calpestato il passato, sia compromesso il presente di un paese? Cosa rispondete ai ragazzi del Volta che, con i loro visi, i loro sorrisi e i loro sogni, chiedono di essere uguali ai loro compagni di classe?

Questi giovani provano ogni giorno sulla loro pelle le conseguenze dell’attuale legge. E sanno quanto sia importante approvarne una nuova. Come i loro coetanei, hanno il diritto di andare in gita scolastica, accedere alle borse di studio, partecipare ai concorsi pubblici, di veder riconosciuti in tutto e per tutto i loro meriti.

Mi auguro allora che vengano presto scattate altre dieci, cento, mille fotografie come quella del Volta. Forza ragazzi del Parini, del Berchet, forza ragazzi del Feltrinelli e del Tenca, del Brera e del Carducci, del Leonardo da Vinci e di tante altre scuole: metteteci anche voi la faccia. Riempiamo il web delle vostre foto di cittadini in attesa di cittadinanza. Mandiamo, ancora una volta, un messaggio a chi ci governa: questa riforma è urgente e necessaria. Anche una foto, nella società dell’immagine, può abbattere muri.  Coraggio!


Articolo pubblicato su La Repubblica Milano del 22 ottobre 2017

[La foto di copertina è tratta dal sito del Liceo Volta - www.liceovolta.it/]

 
 

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