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Stakeholders, questi sconosciuti

14 luglio 2015

In collaborazione con Excursus terzo appuntamento con "Idee per un no profit sostenibile": chi sono i portatori di interesse per la nostra organizzazione no profit? Perché son importanti? Come relazionarsi con loro?

 
Leggi la presentazione di "Idee per un no profit sostenibile".
 
Leggi la puntata di "Idee per un no profit sostenibile" dedicata al bilancio di sostenibilità.



Stakeholder. Una parola altisonante, un prestito dalla lingua inglese, un termine a volte ripetuto senza neanche conoscerne a fondo il significato. Di cosa stiamo parlando esattamente?

In italiano potremmo utilizzare l’espressione portatori di interessi, riferendoci a persone o a comunità di persone che in modo differente si interfacciano con un’organizzazione, accedendo ai suoi servizi, partecipandone alla progettazione, promozione e diffusione, apportando a loro volta servizi, prodotti ma anche idee.Sono stakeholder gli utenti, i clienti, i fornitori, i finanziatori ma anche, e spesso ce ne dimentichiamo, gli operatori, i dipendenti, i volontari.In altre parole gli stakeholder sono coloro che più o meno assiduamente incrociano la nostra organizzazione, la abitano, la osservano, in essa cercano qualcosa per sé e offrono qualcosa all’organizzazione stessa.

Nell'ambito del no profit, perché è necessario prestare particolare attenzione a questi "portatori di interesse"?
Mappare gli stakeholder (anche graficamente, per averne una mappa dinamica sempre sotto gli occhi) è indispensabile per un’organizzazione che crede che essere no profit non sia solo uno status rispetto al mercato ma uno stile di relazione, di comunicazione e di progettazione.Gli stakeholder, infatti, non ci raccontano solo i loro interessi (termine che ne svilisce le risorse che queste persone portano con sè nelle nostre realtà) ma anche prospettive culturali differenti, sensibilità distinte, disponibilità economiche diverse che permettono alle organizzazioni di interloquire con maggior competenza, di rispondere con efficacia alle richieste, di stare nella complessità gestendola e non lasciandosi travolgere da essa.

Quanto è importante avere ben chiaro in mente quali siano i propri stakeholders quando si lanciano progetti o iniziative sociali?
Credo che le idee belle e le progettualità innovative all’interno delle nostre organizzazioni non manchino. Tutti, però, almeno una volta abbiamo sperimentato progettualità fallimentari. Molto spesso all’origine di un fallimento sta in una debolezza: il non aver ascoltato gli stakeholder, direttamente coinvolti o auspicabilmente coinvolgibili, in quell’idea specifica, in quel progetto, in quel nuovo servizio. Gli stakeholder raccontano prospettive differenti, bisogni concreti ma anche risorse già esitenti e da valorizzare. Dunque ascoltare gli stakeholder altro non è che analizzare attentamente il contesto per comprendere se la nostra progettualità, pur bella che sia, risponde a bisogni effettivi e non solo supposti.

Che consigli daresti ad un'organizzazione no profit per mantenere al meglio i rapporti con tutti i suoi "portatori di interesse"?
Ascoltare, lasciarsi interpellare e farsi valutare: questi secondo me sono aspetti di una relazione significativa e impattante con gli stakeholder. Ecco perchè prima parlavo di mappa dinamica degli stakeholder. Una volta che abbiamo steso la lista di tutti i nostri portatori di interesse (rispetto all’intera organizzazione e ai suoi distinti progetti/servizi) non stiamo ancora interloquendo con loro in modo generativo. È necessario creare delle occasioni di incontro e confronto che lascino spazio all’ascolto. E perchè questo ascolto sia reale l’organizzazione deve predisporre strumenti e luoghi attraverso i quali i portatori di interesse possano esprimersi, raccontare, valutare ciò che hanno esperito ed esperiscono entrando in contatto con essa, abitandola, attraversandola.Strumenti e luoghi non casuali ma progettati con attenzione, non direttivi ma effettivamente recettivi.

 


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