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II Domenica dopo Pentecoste

Sir 16,24-30; Rm 1,16-21; Lc 12,22-31

8 giugno 2015

La prima lettera ci dona lo sguardo sapienziale sulla creazione, sulla sua armonia, sul suo disvelarsi per tutte le generazioni. E’ questo sguardo da “ecologia dello spirito” che Papa Francesco ha annunciato con la sua lettera che attendiamo e che ci fa dire già da oggi “laudato sii”. In un mondo lacerato e frammentato da guerra e violenza, da ingiustizie e distruzioni del creato è annunciata la semplicità del Vangelo. “Io non mi vergogno del Vangelo”, dice Paolo. Davvero è questo nuovo linguaggio, questo nuovo criterio di misericordia e conversione che dobbiamo avvertire come dono che ci evangelizza: siamo noi che dobbiamo essere educati dal Vangelo, dalla Parola che ci svela il pensiero di Dio sul mondo, su ciascuno di noi. E’ il dono della fede. “Il giusto per fede vivrà”. Non dobbiamo perderci in vani ragionamenti che rendono ottusa la mente: questa è la freschezza del Vangelo che ci indica il cammino come Chiesa che è convocata dalla sua Parola. E’ la dimensione contemplativa, è quello sguardo interiore  che si fa raggiungere e sfidare dalla rivelazione, dall’amore provvidente di Dio. 

E’ il Vangelo della Provvidenza, che si fa annuncio di serenità interiore. Non è un rassegnarsi, o un fidarsi come una delega al Dio che provvede, ma è un segnare il cuore credente, il cuore della Chiesa, di questo amore  appassionato di Dio, per stupirci ancora del suo amore appassionato, della sua cura verso tutta la creazione, verso ciascuno di noi. Fidarsi della Provvidenza significa accogliere, farci ospitare da questo desiderio di Dio che ci chiama, ci convoca. L’Eucarestia è questo pane e vino che si fa corpo e sangue di Gesù perché il mondo sia salvo e redento. E’ questa spirituale lettura che dobbiamo rendere capace di entusiasmare, di dare fiducia per renderla perenne capitale di speranza. E’ un nuovo modo di comunicare che ci è chiesto; anche qui, in questa casa, nei luoghi dove si spezza il pane, si avverte il dolore, il gemito del mondo noi dobbiamo provvedere, cioè gratuitamente dare e ospitare il gratuito.


Sì, capisco sempre di più, anche in queste ore, dove notizie di scandali e diffidenze pesanti avvolgono il quotidiano, l’urgenza della limpida testimonianza della cura e del gratuito, della carità disinteressata, del farsi raccontare quasi del bisogno della sobrietà della vita. “Non state in ansia” dice il Vangelo “cercate piuttosto il suo regno  e queste cose vi saranno date in aggiunta”. Ecco il dono alla gioia di essere segnati, raggiunti da queste buone notizie e di poter testimoniare una Chiesa che si fa povera, perché è vissuta da poveri che si fidano del buon Dio e non cercano di farsi prendere da deliri di onnipotenza, ma si fidano di Lui, della sua misericordia. Attorno alla misericordia vivremo il Giubileo e prepararsi significa segnare, lasciare scoprire le tracce della presenza del volto misericordioso di Dio. 
Una Chiesa di eventi  deve lasciare spazio ad una Chiesa che cerca di far trasparire l’attesa del Dio che viene, che ci previene, che ci lascia il dono del silenzio, che sa discernere, che chiede di farsi le domande giuste. Una Chiesa che condivide e porta  su di sé le grandi domande che stanno nel cuore dei viventi, i grandi perché. Rileggevo ieri sera l’appello alla pace di Papa Francesco fatto a Sarajevo: arriva al cuore, chiede una mobilitazione delle coscienze, della nostra coscienza.

In fondo la misericordia di Dio ci regala sempre un nuovo inizio. La Chiesa, comunità alternativa, è sempre Chiesa degli inizi. La Provvidenza, il volto provvidente  di Dio, entra nel nostro intimo, nelle viscere di questa creazione, che non è abbandonata, ma è presa in cura da Dio, dalla sua Alleanza. E’ per questo che tutto il riferimento alla condivisione, all’essere poveri di spirito, tutto lo stare nel mondo per aprire e far intravvedere l’attesa di cieli nuovi e terre è un’esigenza urgente per una comunità evangelica gioiosamente innamorata del Vangelo, della sua provvidente cura. Per questo dobbiamo avvertire che la povertà è davvero categoria teologica, cioè il modo con il quale Dio è presente e chiede a noi di essere testimoni. E’ la carità contemplativa che è da riscoprire nella condivisione, nel farsi davvero esperti di umanità, capaci di far brillare la bellezza  del Vangelo e della fede. Il tempo che ci è dato è breve e urgente, ce lo dice Papa Francesco quando ci ha richiamato  a non diventare solo una ong, realtà operosa ma che rende debole e inavvertito il bisogno di Dio. Ci siamo molto interrogati e lo siamo oggi ancor di più. Per riscoprire il volto provvidente di Dio, bisogna stare sul territorio della prossimità, vivere il cammino di casa tra le case, l’essere silenziosamente ma fecondamente partecipi al pellegrinaggio di donne e uomini, di nomadi che hanno nella bisaccia le Beatitudini.

Sì, questa mattina, nel silenzio, ho davvero avvertito che non si può non essere fiduciosi, testimoni dell’abbondanza, di questa eccedenza della carità a cui ci richiama il Card. Martini. Qui avvertiamo che la carità urge, dilata i cuori e ci chiede di condividere , ma anche di non smarrire questa gioia evangelica, che non ha età, ma che porta sempre con sé la bellezza dell’inizio, del ricominciare. Tocca a noi, anche in questa Eucarestia, sentirci convocati interiormente a misurarci con la Provvidenza, con quella fiducia con cui Dio, pieno di tenerezza e di poesia semplice, ci chiede di osservare anche i gigli del campo. La tenerezza di Dio deve scaldare i cuori, entrare anche nei corpi segnati dal dolore, dalla sofferenza, dalle tante vittime, da quell’odio che sembra essere in grado di essere vincente.

La preghiera di intercessione ci fa stare nel mezzo, ci chiede di essere umilmente custodi di questo desiderio di felicità; vi è una fecondità del Vangelo se la preghiera si fa capace di diventare corpo e sangue, ci permette di essere comunione e corpo vivente di Cristo. E’ la preghiera eucaristica che anche qui, in questa Casa, sempre più è chiamata ad essere il cuore di questa casa, o per lo meno di quanti si sentono coinvolti e chiamati a un cammino di Chiesa che sa annunciare la bellezza del Vangelo. Dio misericordioso e provvidente, cha ha cuore per i miseri, che ti lasci commuovere e toccare dalla miseria dell’uomo  fa che la Chiesa, ciascuno di noi, possa portare almeno un debole raggio della misericordia provvidente di Dio anche nel buio di questo mondo.

 

Fondazione Casa della carità "Angelo Abriani" - via Francesco Brambilla 10 - 20128 Milano - C.F. 97316770151 - Credits

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