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Il Manifesto Convivialista: contributi per una lettura attuale

18 maggio 2015

"Convivere oltre il mercato e il dono", una riflessione di Anna Cossetta, Guglielmo Faldetta e Sergio Labate dell'Università di Genova per SouQuaderni

Una delle domande fondamentali che si è posta la sociologia è "come è possibile la vita sociale?" Una domanda cui si continua a cercare di dare risposte perché le nostre interazioni, e il nostro bisogno degli altri non solo non finiscono mai, ma si declinano incessantemente in ogni epoca e cultura secondo modalità e meccanismi sempre diversi. 

Il nostro vivere contemporaneo è caratterizzato da una apparentemente infinita possibilità di appartenere simultaneamente a gruppi formali e informali, organizzazioni, associazioni, comunità, cerchie sociali, che si ramificano e si intersecano. Una grande opportunità, ma che richiede, al contempo, la necessità di conoscere i diversi linguaggi e norme sociali da utilizzare: una necessità continua di competenze relazionali sempre più difficili e complesse, che, in molti casi, ci lasciano affaticati e soli. Anche perché si tratta spesso di una fatica relazionale che in realtà serve a costruire interazioni svilite e svuotate dal dettato capitalistico.

Lo scambio, come indicava Simmel, si è infatti cristallizzato nella forma del denaro come struttura indipendente, che domina la vita. Si tratta cioè di aderire al biopotere dell'homo oeconomicus: un essere razionale e freddo, capace di decidere e scegliere con efficacia ed efficienza e che, proprio per questo, viene sfruttato e assoggettato nelle sue emozioni e passioni, dal suo bisogno di donare e di vivere, trasformando le passioni in capriccio, i desideri in oggetti consumabili.

Leggi l'articolo sul sito del SOUQ Centro Studi Sofferenza Urbana.


[foto: Anjan Chatterjee via Flickr]

 

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