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Isaia 44- 48

Cammino di spiritualità 2014/2015 Domenica 18 gennaio 2015

Questi capitoli ci riportano all’inizio della storia d'Israele, nel libro dell'Esodo. L'Eterno aveva formato e separato questo popolo per sé (cap. 43:21; 44:2). Essi erano suoi e Lui di loro (vers. 5). In seguito aveva dato la legge che cominciava così: «Io sono l'Eterno, il tuo Dio... non avrai altri dii nel mio cospetto... Non ti fare scultura alcuna...» (Esodo 20:1 a 4). La storia del popolo ci impara a che punto questi comandamenti sono stati trasgrediti! Ma gli idoli non sono il peccato esclusivo d'Israele, neppure la particolarità dei popoli pagani (1 Corinzi 10:14). Facendo l'inventario degli oggetti che possediamo — e quello dei nostri pensieri segreti — forse scopriremo più d'un idolo solidamente stabilito. Ebbene, per questo motivo lo Spirito di Dio è così sovente attristato e la benedizione impedita (parag. vers. 3).Meditiamo pure le due ultime espressioni della nostra lettura a riguardo dell’idolo. Esso è fatto secondo «una bella formad'uomo» (parag. cap. 1:6). Quest'ultimo si compiace di se stesso, adorando e servendo la creatura invece del Creatore. In secondo luogo è fatto «perché abiti nella casa» (vers. 13). Vegliamo molto da vicino sul nostro cuore e anche sulla nostra casa (vedere Deuteronomio 27:15).


Per darsi una buona coscienza, il mondo mescola facilmente la religione con la ricerca dei suoi agi e delle sue soddisfazioni (parag. Esodo 32:6). Come quell’uomo che, con lo stesso legno, accende il forno, cuoce il pane, si scalda... e si scolpisce un idolo. Questa descrizione beffarda basta a provare la follia d'un tale culto. Invece di adorare Colui che l'ha creato, lo stolto si prostra davanti ad un volgare ceppo, un oggetto inerte uscito dalle proprie mani! I vers. 9 a 20 sono pieni dell'attività dell'uomo. Egli fa questo, egli fa quello. Si prodiga senza calcolare la sua fatica, e tutto ciò in una tragica illusione, poiché si «pasce di cenere... e non può liberare l'anima sua» (vers. 20). Ma dal vers. 21 troviamo ciò che Dio fa... «Io ho fatto sparire le tue trasgressioni come una densa nube, e i tuoi peccati, come una nuvola... io ti ho riscattato.» Come il vento spazza in un momento il cielo più nuvoloso, Dio col suo soffio potente scaccia tutto quel che s'è accumulato fra Lui — che è luce — e l'anima nostra che ha bisogna di questa luce come la terra ha bisogna di quella del sole. Chi ha «spiegato i cieli... distesa la terra», formato l'uomo, farà anche il necessario per la restaurazione del suo popolo,... e la salvezza di chiunque crede.


L’Eterno ha annunziato che si sarebbe servito di Ciro per adempiere tutto il suo compiacimento (rileggere cap. 44:28). Questo re, che doveva por fine alla cattività del popolo aBabilonia, è chiamato per nome molto tempo prima dell'inizio di questa cattività! La grazia divina teneva così questo salvatore come «in riserva» durante tutta la durata del castigo. Sotto forma d'una rivelazione personale a Ciro, si presenta l'occasione per l'Eterno di confermare che fuori di Lui non c'è altro Dio (vers. 5; parag. con 1 Corinzi 8:4 a 6 e Efesini 4:6). Non è dunque soltanto ai Giudei che Dio si è fatto conoscere, ma anche alle nazioni di cui facciamo parte. Molto tempo prima della nostra nascita, prima dell'origine del mondo, fin dai tempi eterni, il vostro nome e il mio sono stati nella sua mente. Egli si proponeva anche di adempiere per noi «tutto il suo compiacimento» al momento convenevole... che è il momento presente (Efesini 3:8-10). Rispondiamo noi, ognuno al suo posto e nella sua misura a ciò che Dio ha così atteso da noi? (parag. Atti 13:36 riguardo a Davide). I vers. 9 e 10, a cui ha certamente pensato l’apostolo scrivendo Romani 9:20, stabiliscono la follia di quelli che contestano con quel Dio creatore e sovrano.


Ciò che l’Eterno adempirà per il ristabilimento del suo popolo lo farà conoscere a tutti come «l'Iddio d'Israele, ilSalvatore...» (vers. 15). In contrasto con gli dèi che non salvano (fine del vers. 20), Egli stesso dichiara con gran forza: «Non v'è altro Dio fuori di me, un Dio giusto e non v'è Salvatore fuori di me». E si rivolge non soltanto alla discendenza d'Israele, ma a tutti gli uomini: «Volgetevi a me e siate salvati, voi tutte le estremità della terra!...» (vers. 21 e 22). Quest'appello risuona nel mondo oggi; ognuno di noi vi ha risposto? Riconosciamo la voce del «nostro Dio salvatore che vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità...» (1 Timoteo 2:4 e 5; leggere anche Tito 2:11). Ma affinché Dio potesse mostrarsi ad un tempo «giusto e salvatore» sappiamo quel che fu necessario. Il castigo che doveva soddisfare la sua giustizia a riguardo del peccato ha colpito Colui che il seguito dello stesso passo in Timoteo chiama «il mediatore fra Dio e gli uomini,... l'uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso come prezzo di riscatto per tutti». A buon diritto ogni ginocchio si piegherà davanti a questo gran Dio salvatore ed ogni lingua confesserà altamente Dio (vers. 23 citato in Romani 14:11).


Il profeta prosegue il suo paragone con un nuovo quadro molto impressionante. Da un lato, idoli pesanti che sono fardelli gravosi per quelli che li portano! Dall’altro, un Dio potente e fedele che si è invece caricato del suo popolo dal principio alla fine della sua storia «come un uomo porta il suo figliuolo» (vers. 3; Deuteronomio 1:31). A questa posizione privilegiata, Israele ha preferito il servizio ingrato di falsi dèi impotenti e ridicoli (vers. 6 e 7). Ma questi l'hanno fatto vacillare pesantemente, schiacciandolo sotto il loro peso, e saranno alla fine la causa della sua cattività. Moralmente è sempre così. Gli idoli più nobili secondo il mondo (questi sono d'oro e d'argento, mentre quelli del cap. 44 erano solo di legno) conducono infallibilmente quelli che li servono alla loro rovina finale. Ma invece, che cosa ci propone il Signore Gesù? Confidarci in Lui fin dalla giovinezza; continuare ad appoggiarci su lui anno dopo anno durante tutta la nostra vita; infine, se dobbiamo pervenire all'età in cui le forze declinano, godere ancora della bella promessa: «Fino alla vostra vecchiaia io sarò lo stesso, fino alla vostra canizie io vi porterò» (vers. 4).


Si tratta ora di Babilonia. La sua caduta si trova annunziata già prima della sua entrata nella storia. Adoperata dall’Eterno per disciplinare il suo popolo, essa non ha avuto per esso alcuna pietà; non prese «queste cose a cuore», infine, non si è ricordata «la fine di tutto questo» (vers. 7; Deuteronomio 32:29). Per mezzo di Daniele, Dio le aveva fatto conoscere questa fine (vedere Daniele 2:45). E nonostante ciò l'orgogliosa città ha dichiarato: «Io sarò signora in perpetuo» (vers. 7). E conosciamo la sua fine, solenne e subitanea, durante la notte tragica del convito di Belsatsar (Daniele 5:30).Babilonia è, nel Nuovo Testamento, la figura della cristianità come Chiesa responsabile. Questa si è stancata d’esserestraniera quaggiù e di soffrire. Ha preferito un trono alle croce. Ha dimenticato la misericordia, ha dominato sulle anime, ha disconosciuto i diritti del Signore e perduto di vista il suo ritorno. Si è accordata con una moltitudine d'idoli e di superstizioni (vers. 12 e 13). Ma il momento della sua rovina giungerà (Apocalisse 18). Allora Cristo presenterà al cielo e alla terra la sua vera Sposa: la Chiesa, composta di tutti i suoi cari riscattati, rapita presso di Lui prima di questi avvenimenti. Ne farete parte?


Gli «interpreti dei cieli, gli osservatori delle stelle» (cap. 47:13) ed altri astrologi, hanno in ogni tempo pronosticato alle spese della credulità popolare. Ad onta delle loro pretese, non è in potere di nessuno predire l’avvenire. Dio solo ne ha conoscenza e ci rivela nella sua Parola le cose che abbiamo bisogno di conoscere (cap. 46:10; Atti 1:7). L'adempimento nel passato degli avvenimenti che furono annunziati in anticipo per mezzo dei profeti, è una prova di più dell'esistenza e della onnipotenza di Dio (vers. 5; vedere Giovanni 13:19). Le prime cose dichiarate da lungo tempo sono avvenute (vers. 3). Questo prova che le cose nuovesono e saranno anche l'opera di Dio (vers. 6; Matteo 13:52). Oggi è alla portata di tutti, e particolarmente dei Giudei, investigare le Scritture per assicurarsene. Molti secoli prima, il rigettamento del loro Messia è stato chiaramente annunziato dal più grande dei profeti, precisamente nei capitoli che leggiamo. Purtroppo, non solo Israele, ma l'uomo, in generale è veramente «ostinato»; il suo collo ha muscoli di ferro; la sua fronte è di rame (vers. 4); il suo orecchio è chiuso (vers. 8). E soprattutto, il suo cuore è duro (ostinato; cap. 46:12).


«Per amor del mio nome... e per amor di me stesso!» Noi dimentichiamo molto sovente questo gran motivo degli interventi di Dio. Adottando Israele come suo popolo — e noi cristiani come suoi figli e sue figlie — Dio si è in certo modo impegnato personalmente, proprio come un padre è impegnata di fronte ad estranei per mezzo degli atti dei suoi figli! Noi siamo, secondo il caso, liberati, purificati... o castigati, a causa della gloria del Padre di cui siamo i figli (vedere Giosuè 7 fine del vers. 9). Ma Dio ha pure un altro motivo per insegnarci e disciplinarci: il nostro bene (vers. 17; Ebrei 12:10).La pace del cuore, «come un fiume» calmo e potente, deriva dall’obbedienza del credente (vers. 18). Si comprende: nella corrente della volontà di Dio non si conosce né l'agitazione né il ribollimento del torrente nei monti. Si realizza il vers. 3 del cap. 26: «Tu manterrai in una pace perfetta colui che s'appoggia su te» (versione corretta). Notiamo che il Signore dà la sua pace ai suoi dopo aver ordinato loro di osservare i suoi comandamenti e la sua Parola (Giovanni 14:15, 21, 23, 27). Preziosa pace dei riscattati del Signore! Essa è sconosciuta ai malvagi (vers. 22).

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