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Natale alla Casa

21 dicembre 2014

Gli appuntamenti per le feste in via Brambilla e una riflessione di don Virginio Colmegna per un "Natale tra tenerezza e stupore"

È una festa che deve entrare nel nostro cuore, custodendo i sentimenti della tenerezza e dello stupore. Solo un Dio che ha cuore e amore per l'umanità e per la sua creazione può nascere dal grembo di una donna. Gesù è nato in una notte fredda, deposto in una mangiatoia, il posto più caldo di quella grotta che Giuseppe e Maria avevano trovato nell’emergenza, andando da Nazaret verso Betlemme. Erano venuti per farsi censire perché l'imperatore Augusto aveva decretato un censimento per tutto l'impero. La storia umana in questo Natale vede rivelarsi il disegno di Dio che vuole stupire per il suo amore immenso.

È il creatore che ci dona la speranza dei semplici, dei poveri, dell'innocenza dei piccoli. Un bimbo, il bimbo Gesù, ci dà gioia, ci fa avvertire che la vita può sempre sorprendere e restituirci il sentimento e la tenerezza della speranza, della fraternità. È quella speranza di pace e fraternità che rischia di essere travolta dall'orrore della violenza, dalle tante guerre, dalle stragi di innocenti, dall'ingiustizia che produce le disuguaglianze, dallo sperpero di risorse e di distruzione dell'ambiente che ci è dato per crescere e vivere felici. Ci sentiamo sempre più impotenti, tratteniamo l'indignazione e avvertiamo la pesantezza dell'indifferenza che dilaga. Qui in Casa della carità, come nei tanti luoghi dove si vuole – condividendo – ascoltare il grido dei poveri, rimaniamo ancora stupiti e sorpresi che anche quest'anno è Natale e che un bimbo ci è donato. Il presepe è l'icona di una buona notizia che si fa strada nei nostri cuori, irrompe con la delicatezza e la tenerezza di questa nascita.

Maria, questa donna giovane e umile, partorisce il bimbo Gesù, lo coccola con la vicinanza felice e tenera di Giuseppe. È una solitudine mirabile: arrivavano da un cammino lungo e faticoso, da una ricerca di alloggio affannosa che ha anche incontrato rifiuti, ma in quel presepio splende una luce, una stella che spezza le oscurità e le tenebre. È certamente una poesia della vita che si può avvertire se ci facciamo riempire dal silenzio di questa notte, la notte del Natale, anche qui in Casa della carità, vicino a tutti coloro che condividono o hanno condiviso questo cammino di ospitalità e attesa. Il Papa ci ha richiamato a vivere il Natale con la porta aperta. Nei nostri sguardi entrano tutti i volti incontrati in questi lunghi anni, persone che abbiamo amato o a volte dimenticato; solo la tenerezza dell'amore può far rinascere e rendere presenti e vivi i ricordi, può farci sentire trascinati da questa follia di un Dio che si fa bambino, ci dona i primi vagiti.

Davvero l'impossibile si fa possibile. Vi arriviamo tutti carichi anche di fatica, a volte con il corpo che può essere segnato dal dolore, dalla malattia, ma il Natale non ci permette di essere poveri di futuro. In questa storia di ospitalità che stiamo vivendo sentiamo e avvertiamo l'eco di tante tragedie, pensiamo ai profughi che anche da qui sono passati, al dolore, alla sofferenza di molti che è anche un delirio raccontato e gridato a noi, alle donne segnate da violenza, ai tanti accolti che vivono su di loro lo stigma dell'esclusione. Tutte queste storie ci dicono di non abbandonare la speranza, di non rendere l'ospitalità solo un lungo archivio di statistiche. Con il Natale si apre una breccia nel muro che spesso si fa barriera pesante e invalicabile: è una breccia che diventa anche preghiera, come fa da anni un gruppo di fedeli che ogni venerdì pregano a Betlemme di fronte al muro che non vorrebbero più vedere.

Viviamo la preghiera che non si può non custodire e vivere di fronte a questa sorpresa di un Dio che pone la sua tenda in mezzo a noi, si fa uno di noi, ci prende per mano con la sua debolezza e povertà. E’ una preghiera carica di silenzio per lasciarci affascinare da questa nascita, da questo presepio di luce. Presto, anche su quel presepio, si scatenerà la violenza della strage degli innocenti, che metterà in fuga la famiglia di Nazaret, ma quella stella illumina il cammino e convoca i magi venuti dall'oriente; è una nascita per tutti, per tutta l'umanità, anche per noi, per ciascuno di noi. Ecco perché dovunque saremo, vivremo la gioia di questa notte, di questo Natale. Noi lo celebreremo nel silenzio e nella veglia di attesa anche qui in Casa; porteremo con noi fiaccole per accompagnare e deporre il bimbo nel presepio, celebreremo a mezzanotte la S. Messa e vivremo un giorno di gioia semplice e sereno, invitando a condividere la gioia conviviale ospiti e amici: i tanti anziani che venendo da noi spezzano la solitudine, i bimbi e gli altri ospiti. Tutti insieme per avvertire questa amicizia piena di tenerezza e di gioia.


Don Virginio Colmegna

[nella soto sopra, il presepe all'ingresso della Casa]

 

Fondazione Casa della carità "Angelo Abriani" - via Francesco Brambilla 10 - 20128 Milano - C.F. 97316770151 - Credits

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