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II Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore

Is 60,16-221 Cor 15,17-28Gv 5,19-24

7 settembre 2014

La Parola di Dio oggi ci consegna il cuore della nostra fede: Gesù morto e risorto. La Lettera di Paolo è questo annuncio: la morte, ultimo nemico, è sconfitta. La vita ha trionfato sbaragliando il potere della morte; si realizza così la profezia di Isaia:” Il tuo popolo sarà tutto di giusti”, “Il Signore sarà per te luce eterna”. Il Padre ha consegnato tutto al Figlio. In Lui si ha la vita eterna, quella definitiva che inizia già qui, in questo attraversamento del dolore, della morte che sembra farla da padrona, sia per le sue devastazioni, sia perché segna la vita di ciascun vivente che la incontra. La fede è questa rivelazione inaudita, che la morte non chiude l’esistenza, anzi ci è aperta la luce che non finisce. Ed è un annuncio credibile, perché Gesù ha portato su di sé la morte , ma è risorto. La nostra fede quindi è pasquale, perché si passa dalla morte alla vita. “Io sono la via, la verità e la vita”.

Di fronte a questa Parola dobbiamo riconoscere che non scompaiono i dubbi, gli interrogativi. Non solo perché la morte entra in tutti e ciascuno di noi ha la propria vita segnata dal dolore della perdita di persone care, ma perché la morte mostra il suo volto aggressivo e soprattutto sembra farla da padrone. Pensiamo al dilagare della violenza e della guerra: l’abbiamo nel cuore, nei volti. Non esiste una coscienza vivente che non si senta attraversata da questo interrogativo, di una violenza che entra nel quotidiano. Ma la novità sorprendente, inaspettata della rivelazione cristiana e della profezia è che la luce è seminata in germe e dobbiamo far memoria, raccontarla e celebrarla nella pienezza dell’amore. L’Eucarestia è questa memoria: la fede entra in noi, sbaragliando paure e rassegnazioni perché lo Spirito ci trascina. Quando si dice che la fede è dono gratuito, si chiede di aprirsi ad accoglierla. E’ la contemplazione, la preghiera che rimette in moto già da oggi la gioia della speranza. La fede è un affidarsi al Signore che ha vinto la morte. E’ questa fiducia che ci accompagna perché altrimenti vana sarebbe la fede. In questo tempo, che è segnato dal potere apparente ma concreto della morte, dobbiamo accogliere questa memoria pasquale. Ecco perché credere significa stare di fronte a Lui, il Signore risorto, pregare e fare memoria.

Abbiamo urgenza allora di custodire questa verità, cioè che il Signore è risorto testimoniando vita, speranza, vivendo la gioia di essere carichi di amore. Il cantico dice che l’amore è più forte della morte. Paolo nella lettera ai Corinzi, nell’inno alla carità dice che la carità mai tramonterà. Stare dalla parte della vita significa stare dalla parte dell’amore, che è dono gratuito, è relazione di amicizia, è ospitalità, convivialità, così come l’Eucarestia ci fa vivere. Ecco perché bisogna farsi trascinare dall’urgenza della carità, che si fa stile di vita, scelta di fedeltà al sentirsi davvero legati in un vincolo di fraternità vera. In ogni persona vi è impresso il sigillo di essere figli di Dio, ecco perché anche lo stare qui, celebrare l’Eucarestia in questa casa significa avvertire e invocare il Dio della pace. Ciascuno di noi ha il suo calvario nel cuore, nel corpo, ma non può vivere senza far sbocciare ogni momento la luce della vita, che ci aspetta. Amare non rinchiudendosi in noi, senza diventare estranei agli altri, ecco perché la Chiesa è la comunità con le porte aperte, che non si rinchiude, anche personalmente.

Ognuno di noi può avvertire la tentazione della delusione, del rassegnarsi e dell’incupirsi nella disperazione; la tentazione del dire di fronte a eventi che subiamo che non ce la si fa. E’ lì che la fede si fa dono, incrollabile scelta di gratuità, ma per questo abbiamo bisogno di silenzio, di farci catturare e incantare ancora dalla speranza vera  della Profezia di Isaia. E dobbiamo sentirci responsabili e capaci di non rattristarci, di superare chiusure, chiedere perdono e affidarsi. Casa della carità è simbolicamente per noi il cenacolo dove oggi facciamo memoria, preghiera.

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