FlexCMP

VII domenica dopo il martirio

Isaia 66,18-23; Slamo 118 (119) Cor 6,9-11; Mt 13,44-52

 13 ottobre 2013

Matteo ci dice con parabole che per il Regno di Dio val la pena di dar tutto, vendere tutto quello che si ha, per conquistare e godere della felicità senza fine. E’ come se parlasse di un tesoro nascosto. E’ un messaggio, quello del Vangelo, sapienziale: ci dice che nella vita bisogna concentrarsi su ciò che vale veramente, che non si può perdere e quando si scopre ciò che vale veramente si deve lasciare tutto, non disperdersi  in condotte di vita superficiali o sbagliate, come ci ammonisce Paolo.

“Noi siamo santificati e giustificati nel nome di Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio”. Ecco, il tesoro è Gesù, è l’incontro con Lui, è diventare ammaestrati del suo Vangelo, del suo tesoro dove si possono estrarre cose nuove e cose antiche.
Il Vangelo ci richiama ad uno stile di vita orientato dalla sua sapienza; è la sapienza del Vangelo che ci porta accanto ai poveri, a coloro che hanno bisogno della salvezza. Sappiamo che nel mondo convivono giusti e non giusti e non tocca a noi dividere, entrano tutti nella rete del pescatore e poi saranno separati dagli angeli di Dio.
E il Regno di Dio è davvero aperto a tutti, ha questo orizzonte universale, come ci richiama la profezia di Isaia: ”Ricondurremo tutti i vostri fratelli da tutte le genti”.
Si perché il Regno di Dio è convocazione di fraternità, nessuno ne è escluso se non perché è Lui che si rifiuta. E noi siamo qui oggi convocati da quella Parola, in questa casa dove al centro della sua finalità, del suo vivere, vi sta un’ospitalità che deve generare sapienza, la sapienza della carità, eccedente, abbondante, gratuita dove vi sono sempre ”cose nuove e cose antiche”.

Sì, quando entravo questa mattina in cappella, avevo nel cuore la notizia di una morte di una giovane donna, figlia di un grande amico della casa e mio amico, moglie di un sincero sostenitore di questa nostra casa, come pure le tante morti innocenti che ormai accompagnano il nostro sguardo, entrano nella nostra coscienza e responsabilità. E’ una sapienza, quella della carità, che è attraversata dal dolore, dalla morte. E’ una sapienza crocefissa, che sgorga dalla croce, da quel Gesù impazzito d’amore che si lascia crocifiggere, si svuota della sua ricchezza, della sua divinità per portare su di se’ il dolore dell’umanità perché possa intravedersi, già dal momento presente, la speranza della vita che non finisce.

La vita buona sgorga dalla croce, da questo sguardo che entra nel cuore che contempla il volto di Gesù, che ci dona il silenzio dell’amore infinito. Il tesoro è la notizia della Pasqua, della vittoria sulla morte di un Regno dove la giustizia si fa amicizia fraterna.
Ecco perché non possiamo sopravvivere, ma vivere con questa fedeltà alla sapienza che  si fa scelta di vita, condivisione perché nessuno sia escluso da questo abbraccio di vita buona.

La fede in  Gesù è consacrarsi totalmente a Lui, un fidarsi sapiente e saggio, che sa vivere il presente con l’attesa della pienezza di vita che verrà. La fede è incontro con l’attesa, è a volte dramma e rischio. Chi vende tutto per tenere e acquistare la parola preziosa rinuncia a molto, con la fiduciosa speranza che vi sarà un guadagno pieno
E’ questa rinuncia che spesso subiamo e che non ci sentiamo di vivere con totalità.
 Vorremmo trattenere e non dare tutto. La fede è questo lasciarsi attrarre da una Carità che fa vivere la follia del lasciare tutto, del rischio che spesso non  ci sentiamo di condividere. E’ anche nel modo con il quale si sta in questa Casa, nel tempo che vi dedichiamo, che mette in gioco quella gratuità che è sapienza.
L’altro giorno ho sentito una persona saggia e amica che ha responsabilità di scelta in Casa, che mi ha detto” ero andata per cercare di non accogliere un giovane sofferente, ma quando ho sentito la sua frase tirami fuori di qui non ho potuto dire di no”.

Sì, è questa la sapienza che deve scorrere qui, ma anche nella vita di ciascuno, nei propri ambiti di vita. E’ la sapienza senza calcoli. Chi vende tutto, probabilmente aveva vicino chi lo richiamava al compromesso, a  un’altra saggezza che è quella del calcolo, del misurarsi su quanto ritorna utile. La fede e la vita di carità, che è il cuore del Vangelo, chiedono invece di entrare con tutto noi stessi nel dono e nel lasciarsi attrarre anche dall’indignazione che si fa o si può fare impegno, parola che non produce sicurezza, ma apre a un futuro nuovo. E’ questa la carità evangelica, quella che papa Francesco tira fuori ogni giorno come sapienza evangelica, con gesti anche dal sapore scandaloso, ma con la libertà evangelica.

Sì dobbiamo lasciarci convincere dalla bontà sapiente della carità, ma per questo dobbiamo contemplare, far vivere in noi il coraggio quotidiano della preghiera.
Domenica prossima inizierà l’Avvento, qui inizieremo il nostro cammino di spiritualità. Preghiamo perché davvero lo Spirito Santo fecondi il nostro cuore con la ricchezza del suo amore e, in ginocchio, adorando Gesù eucaristico ho sentito risuonare in me la parola del profeta ” si come i nuovi cieli e la nuova terra, che io farò, dureranno per sempre davanti a me.”

Sì sentiamoci avvolti da questa speranza anche quando entra in un cuore, che è attraversato dall’assurdità del dolore, dal male. E’ questa speranza che deve mobilitare il nostro vivere, dove siamo e come possiamo, senza parole inutili. E’ una civiltà senza futuro quella che di fronte a tragedie immani, finge una commozione che viene presa da parole e discussioni inutili.
Tocca anche a noi fare la nostra piccola parte, di responsabilità, almeno di fare entrare nella nostra coscienza una preghiera di intercessione e condivisione.
E per questo condividiamo insieme con una intensità vera la preghiera eucaristica.

 

Fondazione Casa della carità "Angelo Abriani" - via Francesco Brambilla 10 - 20128 Milano - C.F. 97316770151 - Credits

Chiudi la versione stampabile della pagina e ritorna al sito