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IV domenica dopo il martirio

Pr 9,1-6; Sal 33; 1Cor 10,14-21; Gv 6,51-59

 22 settembre 2013

Meditando sulla Parola di oggi questa mattina avevo nel cuore la parola di Papa Francesco pronunciata nel suo primo incontro nella terra-isola di Sardegna, di fronte a tante persone che hanno ricordato il dramma della mancanza di lavoro. Ha detto a voce alta che è da condannare l’idolatria del denaro e che bisogna porre al centro l’uomo. E l’inizio della lettera ai Corinti dice: “miei cari state lontano dall’idolatria”. Davvero, dobbiamo condividere questa fraternità umana, superando quella che Papa Francesco ha chiamato ”la cultura dello scarto”. Sì, mi sono emozionato in questo ascolto che ha concluso con “non lasciatevi rubare la speranza“.

Noi qui stiamo condividendo, attorno alla mensa eucaristica, una giornata dove non porremo fine al cammino di questi mesi ”regaliamoci speranza”, ma lo ripeteremo nel cammino quotidiano, nell’ospitalità gioiosa e faticosa, nel nostro misurarci con il metro eccedente della carità, con la sua sapienza. Ecco perché preziose sono le parole del libro dei Proverbi ”la  sapienza si è costruita la sua casa, ha intagliato le sue sette colonne” e ancora ”ha mandato le sue ancelle a proclamare sui punti più alti della città, ”chi è inesperto venga qui”. E’ davvero una parola che si fa vissuto concreto nel nostro cammino che non è nostro possesso, ma è regalato dalla gratuità che la Parola ci consegna. “Venite, mangiate il mio pane”. Ecco, noi siamo qui a celebrare l’Eucaristia, abbiamo sull’altare l’acqua battesimale, del Battesimo celebrato ieri.  L’ospitalità sapientemente vissuta ci consegna la bellezza dell’anima, di uno sguardo che coglie ciò che conta veramente, ci educa a non lasciarci corrompere dagli idoli ” è offrire ai demoni e non a Dio”, come dice Paolo.
Simbolicamente noi questa settimana parteciperemo a questa iniziativa “non slot” che è contro il gioco d’azzardo, quel mercato del consumo del denaro che è idolatria patologica. Lo faremo insieme a tanti, di fronte a coloro che rifiutano quella macchina mangiasoldi e ci stanno a riprendere la normalità del gioco senza denaro, come ad esempio il calciobalilla che in quel giorno porteremo con noi. Piccoli gesti che ricordiamo qui in questa Eucaristia, in questo spezzare il pane che è memoria e cammino con la Pasqua di Gesù, corpo donato e sangue versato. E ascoltiamo il Vangelo di Giovanni” chi mangia questo pane vivrà in eterno”.

L’Eucarestia è vero cibo e vera bevanda, è la convivialità che si fa “attesa presenta” della vita che non finisce, che è comunione con tutti. Sì la sapienza della carità, non è più solo una saggia istruzione, ma è l’incontro con una persona che è Gesù, il Gesù che è stato messo a morte ed è risorto. Per vivere con il futuro nella nostra carne, dobbiamo stare con Lui, condividere questo mettersi ai piedi della croce, correre al sepolcro vuoto e annunciare la vita che spezza la morte. Un nuovo sguardo entra in noi e anche l’Eucarestia si fa presenza di Gesù, che è l’amore di Dio che convoca a sé l’umanità intera e la mette in cammino verso ciò che non perisce e ci dà la forza di fuggire dagli idoli. E’ viatico per il pellegrino, per noi pellegrini in questo mondo, partendo da questa città, dalle sue sofferenze. Il Papa ama ripetere ”dalle periferie si vede meglio”. E noi qui lo avvertiamo se non smettiamo di entrare nell’ascolto, quello profondo, che ci rende umili discepoli della voce dei poveri che sono gli annunciatori che il Regno di Dio è vicino, è già all’opera. Ecco che il Signore ci chiede di farci raggiungere da questa profondità riflessiva che è preghiera, silenzio di contemplazione, intercessione e invocazione. In questi mesi abbiamo detto ”regaliamoci speranza”, ma davvero il gran regalo che ho vissuto è lo stare qui di fronte a Lui, è stato lo spezzare il pane, segno di condivisione del cammino degli ospiti. Ho scoperto davvero di essere ospitato da loro, spesso inconsapevolmente, ma davvero il Vangelo che ci dice che dietro ad ogni donna e uomo che chiedono vi è Gesù che chiama a questo banchetto di fraternità e convivialità.
E anche qui i colori dei murales che sono da oggi sul muro eterno della casa, quei dipinti che metteremo in esposizione portano con se’ un messaggio che dobbiamo rendere, con l’umiltà vera, sapienza e dialogo che può diventare davvero speranza.

Papa Francesco, nel suo primo discorso oggi nella terra isola di Sardegna, ricordava “non lasciatevi rubare la speranza”. Certo per questo è importante avvertire la bellezza di questa speranza, accoglierla, contemplarla. Per renderla esperienza nostra dobbiamo pregare e custodire il silenzio che contempla, guarda con l’occhio e il cuore di un credente che dice, come ricorda il Vangelo di Marco, ”credo, aiutami  nella mia incredulità”.

Questa mattina in ginocchio ho pregato tanto il Signore che protegga il nostro cammino. Prima di continuare l’Eucarestia chiedo a tutti di pregare per alcuni minuti  in silenzio, chi può si metta in ginocchio. E ascoltiamo ”Io sono il pane disceso dal cielo”, e così possiamo capire la verità sapienziale ”Abbandonate l’inesperienza e vivrete, andate dritti per la via dell’intelligenza”.

 

Fondazione Casa della carità "Angelo Abriani" - via Francesco Brambilla 10 - 20128 Milano - C.F. 97316770151 - Credits

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