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I Domenica di Quaresima

Gl 2,12b-18; Sal 50; 1Cor 9,24-27; Mt 4,1-11

17 febbraio 2013

Inizia la Quaresima. La Parola di Dio, è la profezia di Gioele che ci invoca ad un cammino di penitenza, perché il Signore si muova a compassione del suo popolo. Va indetta un’assemblea solenne dove tutti siamo chiamati ad esserci, dai vecchi ai bambini lattanti. Viene subito indicato che i “digiuni, i pianti e i lamenti” sono da vivere perché il Dio misericordioso e pietoso perdoni il suo popolo. In questa azione quaresimale deve entrare  il forte sentimento di condivisione e responsabilità.
Anche il vivere il rigore  della disciplina della vita, come dice Paolo che utilizza metafore, è per non disperdere questa consapevolezza che come discepoli di Gesù, come Chiesa, viviamo e ci assumiamo di fronte a chi soffre, chi subisce ingiustamente. Ci sentiamo attraversati da quello che Giovanni chiamerà il peccato del mondo. La conversione ci riguarda, è personale ma è urgente proprio perché viviamo questa umanità, perché siamo in relazione con gli altri. E qui in Casa della carità sentiamo come non mai questa prossimità e questa lacerazione prodotta da male. Ogni storia di vita porta in sé questa forza apparentemente inseparabile dal male, dall’ingiustizia, ma questo male è penetrato anche in noi, non siamo esenti da questa potenza del male.

Convertirsi non è un gesto emotivo, ma è la consapevolezza che non possiamo tirarci fuori con un sentimento di superiorità. Essere umili significa avvertire questo necessità di cambiare, di chiedere perdono. Gesù stesso oggi ci dice nel Vangelo che è stato tentato. E quella tentazione di potere, di utilizzo spregiudicato della religione, dell’idolatria entra in noi, riguarda la Chiesa, fa la storia che viviamo.
La fede in Gesù è invece mistero di amore. Gesù uomo porta in se’ questa fragilità, si lascia tentare e respinge stando nel deserto 40 giorni.
Quaresima è il cammino per tutti noi per rinnovare la nostra fede, per avvertire che credere è fare entrare nella  propria vita questa accoglienza di Gesù, come maestro e guida. Ecco perché dobbiamo avvertire anche la responsabilità di vivere chiedendo perdono. Riconciliarsi interiormente ,fidarsi di Dio che ci ama, non lasciandoci andare a rendere fragile questa fiducia.

Sì, di fronte al periodo storico che viviamo, che  segnerà la nostra Quaresima dobbiamo sentire e nobilitare interiormente il nostro cuore, la nostra vita, darle il ritmo del perdono, della conversione. Sono giorni che chiedono un cambiamento del cuore. La disciplina del cuore, l’ascetismo, il digiuno, la preghiera, la condivisione della sofferenza non sono indicazioni punitive , ma percorsi di vita piena. Ci si prepara alla gioia della vita piena, come Gesù ci indica. Ecco perché il programma di Quaresima, della nostra Quaresima vissuta insieme ma anche personalmente, con la propria originalità e urgenza, con la propria storia personale, scegliendo anche alcuni gesti che possiamo farli per noi e consegnarli al Dio che perdona e consola, come dice Gioele. Questo significa diventare liberi per davvero. E in questo periodo quaresimale, di cammino di Chiesa accogliamo e invochiamo Maria, madre dei credenti, concepita senza peccato, donna nella pienezza della vita perché interceda, aiuti il nostro cammino spesso incerto e fragile. Preghiamo senza stancarci interiormente, custodendo e meditando la Parola.
Diamo tempo alla preghiera.

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