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V Domenica di Quaresima

Dt 6,4a;26,5-11; Sal 104; Rm 1,18-23a; Gv 11,1-53

17 marzo 2013


“Gioirai con il levita e non il forestiero che sarà in mezzo a te”. Si dice nel Deuteronomio. E’ questa la parola che risuona qui, in questa casa dove il forestiero è al centro, il cuore dell’ospitalità. Qui come in tutti i luoghi dove ci si  riunisce nel nome del Signore Gesù, convocati dalla Sua parola. “Ascolta Israele”, si dice ancora invitando a fare memoria della storia di salvezza. Anche noi viviamo con lo stupore del Vangelo quanto stiamo vivendo anche e soprattutto come Chiesa, dove il soffio dello Spirito ha riportato la freschezza dell’inizio, di una nuova nascita. E il Vangelo di Lazzaro è quanto mai capace di ridarci il mistero della vita che si inchina di fronte al dolore della morte, si commuove e piange perché un’amicizia sembra lacerata definitivamente e per sempre. Marta si appressa a Gesù con la tenerezza sofferta di una donna che sa che in Gesù c’è la vita ed esprime il suo dolore. In quel grido sta anche l’invocazione più profonda, che è la fede nella Risurrezione; ecco che l’amicizia permette di osare a credere nella Risurrezione. Un’amicizia che entra nel cuore di Gesù, che sente questo fremito di invocazione e dice, dopo aver pianto “Togliete la pietra”. Si apre in Gesù un dialogo con il Padre che ci fa intravedere come e cosa significhi essere discepoli di Gesù in comunione tra noi, poter invocare e saper attendere la vita che vince sulla morte.

La vita di Lazzaro che, dopo quattro giorni, esce e scioglie le bende e per quel tratto di vita che avrà ancora ci indica che si  può guardare alla vita, alla storia che viviamo con gli occhi e il cuore della fede. Il non essere pessimisti è quanto Papa Francesco ha detto e questo deve contagiare il nostro vivere invocando la vita. E allora  lo sguardo va al mondo nel quale viviamo, a questo grande bisogno, a questa urgenza di spiritualità se si comincia a condividere, segnando il nostro cammino, il cammino della Chiesa nel fermento della Pasqua, della vita che vince la morte, della novità che il Dio nel quale crediamo è il Signore della vita, che chiama tutti a questa fraternità di figli. E’ la Chiesa della comunione, dell’amicizia  che non smette di stare come Maria ai piedi di Gesù. La fede è questa intensa commozione di fronte alla dignità di ogni persona, è lo scoprire che nessuno è escluso nella storia che viviamo piena di lutti, ingiustizia, morte, guerra, odio, povertà, ingiustizia, grida di immondi e il cammino della Chiesa è per questi volti e situazioni per poter “tirar fuori” da lì il grido di speranza.

La Chiesa  sta vivendo, nella sofferenza  e nell’umiltà, questa freschezza che è annuncio inaspettato. Anche Lazzaro vive la Pasqua di Gesù, essendo simbolo dei tanti sepolcri, dei tanti luoghi e volti di disperazione che si riscattano e tornano a vivere. La Chiesa sente questo grido ”Togliete la pietra”. Ecco tocca anche a noi esprimere, qui in questa Casa dove viviamo, questa intensa operosità che Giacomo ci insegna. Dobbiamo educarci, farci educare dal Vangelo, dal suo Spirito che ci chiama a sentirci suoi discepoli, imitatori di Gesù. E per questo diamo senso operoso alla Carità che, proprio nella gratuità, si libera da qualsiasi gesto di possesso, si fa servizio autentico, disinteressato. Ma per questo bisogna davvero sentire interiormente l’urgenza del pregare, dell’affidare al Signore le speranze umanamente impossibili, per continuare a stare vicino ai tanti sepolcri e intercedere, sentire e osare  dire ”Togliete la pietra”. Sì, dobbiamo anche noi riflettere, anch’io. Papa Francesco ha sferzato tutti noi, io per primo, richiamando che la Chiesa  non è una ONG pietosa, ma nell’essere servizio organizzato lascia spazio a questa spiritualità e avventura di vita che è legarsi a Gesù, confermarlo come Signore e Maestro. Aiutaci Signore a capire e ad essere come Tu vuoi.

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