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III Domenica di Quaresima

Dt 6,4a;18,9-22; Sal 105; Rm 3,21-26; Gv 8,31-59

3 marzo 2013

“Serimanete nella mia Parola, siete davvero miei discepoli, conosceretela verità e la verità vi farà liberi”.
Viè una reazione dei suoi ascoltatori che mi fa pensare. Reagisconodicendo: ”Come puoi dire diventerete liberi?” Non riconosciamo laloro mancanza di libertà, consapevolmente siamo incapaci di cogliereil nuovo, l’attesa che libera. Pensavano già di possedere laverità. Al contrario la libertà rende la verità dinamica,sottopone a verifica, le dà l’attesa del futuro che è accoglienzadella Parola che attraversa i tempi, rompe la pesantezza delpresente. Il Deuteronomio ci invita ad accogliere il profetadiffidando dei falsi indovini. E ci consegna il criterio perdiscernere che è l’attuazione, il realizzarsi di questa Parola.
Quell’”ascolta Israele” è rivolto anche a noi che ci sentiamo sfidatida quel dinamismo della carità, della fraternità, dellamisericordia di Dio che riposa in Gesù sul mistero redentore dellavita che vince la morte e ci da’ la misura del tempo nel qualeviviamo, che è attraversato dall’eternità. Siamo amati a talpunto da Dio che siamo in Lui destinati a una pienezza di vita. E’la verità liberante della fede, che Paolo avvolge con la rivelazioneche
Questoè possibile perché in Gesù siamo figli di Dio, inondati dalla sua misericordia, ”dalla sua giustizia per la remissione dei peccatipassati mediante la clemenza di Dio”.

Equesta fede ha una sua espressione nella storia umana, ha le radiciin Abramo il padre della fede, colui che si mise in cammino verso laterra indicata dal Signore. Ma la fede libera perché Gesù è primadi Abramo, è il primogenito della creazione ed è per tutti salvezzae risurrezione. La fede in quel dialogo serrato è descrizione eVangelo è un ritorno al Padre, è un vivere attendendo quellaconvivialità dove nessuno sarà escluso.
Lafede è un affidarsi a Dio, è il non avere privilegi o favoritismiperché Gesù è venuto a liberare da qualsiasi oppressione o falsasicurezza. Anche la Chiesa, quella di oggi è scossa da questo ventoimpetuoso che è lo Spirito che rende liberi. Siamo educati dallaverità alla libertà perché la verità è Gesù, persona che cichiede i ascoltare e vivere il suo Vangelo.
Viè una semplicità della fede che forse smarriamo e cerchiamo dicontenere nella sua profezia. Gesù ci invita alla conversione, aprendere alla lettera il suo Vangelo, la sua radicalità a nonsciupare la sua Parola. Ecco perché prima di dirsi con una certafacilità redentidobbiamo immergerci in quella libertà che è la Parola di Dio. Madavvero la ascoltiamo, diventa profezia quotidiana per noi. O laaddomestichiamo al nostro fare, al nostro quotidiano, alle nostreverità costruite per darci quella sicurezza che ci fa stare senzafuturo, arroccati sul presente. Ecco perché la misericordia, la pacedel Signore ,la riconciliazione entra come dinamismo di libertà. Senon siamo capaci di perdonare, se tratteniamo rancore o risentimento,se perdonare non significa ricreare l’inizio, ma rimuovere soltantoin attesa di rivendicare il nostro giusto, noi diventiamo incapaci dicogliere la libertà che quella di Gesù che ci dà sempre -nel tempoche viviamo -lo spazio per ricreare l’inizio di un tempo nuovo. E’questa la profezia di pace che la Chiesa deve annunciare, farintravedere. E’ tempo di preghiera, è tempo di avvertire che laprofezia è un sussulto di futuro, è un resistere allarassegnazione, è un non seguire linguaggi incapaci di cogliere labellezza della vita che irrompe anche nel tempo che viviamo esbaraglia la morte. Siamo in un momento dove si dice “sedevacante”, ma quella per la Chiesa orante è tempo di ascolto, dipurificazione. E Chiesa orantesignifica Chiesa pellegrina nel tempo, che vive l’Eucarestia nellaconvivialità, della memoria pasquale.

Siamo in Quaresima e, mai comein questo periodo, sento la radicalità del credere che ci riportaall’essenziale, alle radici del credere che è confidare,consegnare tutto al Signore che salva. E come possiamo vivere questose il ritmo della preghiera è così assente dal quotidiano chefiniamo per rendere la fede una dichiarazione di intenti che nonproduce nessun cambiamento? E Profezia significa stare nelquotidiano, aprire il cuore al mondo intero, alla sua sofferenza,alla sua speranza. E’ non diventare persone che pensano sempre allasofferenza. Penso alle tante persone che stanno male, che sono inospedale, ai ricordi vivi delle persone che ci hanno lasciato. El’umanità della fede che ci ripete spesso nella nostra “stanzainteriore” e come Maria ci lasciamo custodire dal suo mistero. Ieriabbiamo ricordato anche qui la nostra vicinanza a Betlemme, a quellaTerra Santa che è terra ormai insanguinata, attraversata da un muroche separa, divide e cancella almeno apparentemente il dialogo. Maabbiamo anche avvertito che la fede genera spazi e sguardi chepassano oltre, sono portatori di Speranza. Ieri sera Padre Ibraim,qui in Casa della Carità mi ha abbracciato lasciandomi e ha detto”stiamo vicini”, “non pensavo a un‘esperienza così “dialogando lui- egiziano- con i suoi compaesani ritrovati qui, inostri giovanissimi ospiti da tempo con noi. Ecco, vivere ognipresenza qui come domanda di umanità liberata, qui come in tantiluoghi ed esperienze di vita che ognuno con i suoi limiti vive.Credere è inginocchiarsi a custodire il silenzio. Un silenziooperoso come quello delle donne che stanno preparando del pane dadistribuire a quanti si incontreranno il 7 marzo a teatro dove iltema sarà il senso del pane. GelemGelem diranno queste donne nellaloro cultura rom. Camminare, camminare è il senso di questo inno.Per noi è un sentirsi in cammino e quindi liberi interiormente, masempre ascoltatori liberati dalla Sua Parola, che è vita donata peril tempo che non ha fine.

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