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II Domenica di Quaresima

Dt 5, 1-2. 6-21; Sal 18; Ef 4, 1-7; Gv 4, 5-42

24 febbraio 2013

E’ la seconda Domenica di Quaresima e la Parola di Dio ci ammaestra e ci guida a riscoprire la bellezza dell’essere battezzati in Cristo Gesù, nello Spirito che è amore. Siamo chiamati ad ascoltare la Parola, imprimerla nel cuore, legarla come un pendaglio agli occhi. Quella Parola che ci richiama alla conversione, invitando anche noi comunità di discepoli per vivere la  correzione con quello spirito che Paolo chiama di dolcezza. Ed è questo richiamo alla tenerezza del cuore che ci guida ad ascoltare il Vangelo della Samaritana, di questa donna che è là, a cavar fuori l’acqua dal pozzo. Il simbolismo dell’acqua ci richiama al nostro battesimo. Gesù sosta, stanco e affaticato con il desiderio di dissetarsi. Gesù porta su di se’ la fatica dell’umanità, che riscopriamo spesso stanca, rassegnata, che vuole trovare un’oasi dove riprendere coraggio e ricominciare il cammino. In quella domanda di Gesù ci sta anche la nostra domanda: ”dammi da bere”.
La Chiesa deve chiedere quest’acqua alla samaritana, donna straniera, di cui molti diffidano, apparentemente senza diritti. Donna quindi portatrice di un’ulteriore separazione, irrilevanza; eppure è questa donna ,che si manifesterà poi anche legata a più amanti, frammentata nei suoi legami,  che da’ l’acqua che ristora a questa umanità stanca che Gesù porta in sé, per riscattarci nella speranza.

Certamente è un forte dono alla Chiesa, anche quella che noi viviamo, affaticata, frammentata con tante divisioni, errori ma pur sempre spazio umano amato e redento, che annuncia in Gesù che vi è un’acqua che libera, salva, zampilla per la vita eterna. La Chiesa, noi quindi, dobbiamo -proprio seguendo Gesù- avere il coraggio di chiedere a questa donna e a chi lei rappresenta un‘acqua che ristora. Ecco perché bisogna ascoltare, come dice il Deuteronomio e  sentirsi in quella debolezza e fragilità per far esplodere una domanda di aiuto. Certo, bisogna avere il coraggio di chiedere: non diamo noi l’acqua, ma la invochiamo da una donna samaritana, dalle tante donne che segnano di interrogativi e di domande la vita dell’umanità, la nostra vita. E vi è un dialogo colmo di tenerezza perché la donna samaritana vive l’umiltà liberante di chi sa che deve chiedere. E Gesù la accompagna a comprendere il dono liberante della Parola che salva. Si rivela come Messia a lei donna straniera e questa donna corre, si mette a gridare la gioia di avere incontrato il Messia misericordioso che prende la sua vita così come è, il suo amore frammentato e lo restituisce a una donna entusiasta e protagonista.

La Chiesa anche quella di oggi, la nostra vita deve essere ammaestrata da quella testimonianza ”Uscirono dalla città e andavano da lui” e  questa donna è colei che ha suscitato un desiderio vero di vedere, di diventare ascoltatori di quella Parola che salva, di quel cibo che è per la vita eterna. Questo è il dono della fede, di riempire il cuore, la vita, di seminare dovunque il seme di eternità, che ci rende tutti assetati di eternità e cibati di un pane che ci rende già partecipi di questo tempo che ha sapore dell’eternità. Anche la morte è attraversata da questa vittoria della vita che sbaragliò il potere violento del male e della morte. La fede è incontro con Gesù morto e risorto. E le tante samaritane che sono sorprese dalla debolezza di Dio che si fa uno di noi, che si stanca e si affatica, ci dicono “ascoltate, cambiate il vostro cuore”. Oggi per noi questa Eucaristia ha con sé il dolore di amici, di una famiglia che piange il figlio, strappato alla vita. Oggi viviamo la presenza di uomini che parlano nella loro esperienza il coraggio del riscatto e l’incontro con la misericordia di Dio. Oggi noi qui sentiamo vibrare il racconto di tante donne ospiti a cui dobbiamo chiedere acqua, che ci dicono con vero entusiasmo che si può riprendere a non giudicare, ma ad amare. Per questo l’acqua che chiediamo ha la forza di vincere il male che ci fa vivere quell’Eucarestia insieme. Quanta parola forse non siamo riusciti a farla diventare luogo che rivela la Parola che salva.

Abbiamo vissuto giorni dove il Signore ha parlato anche qui in Casa, come l’altra sera quando abbiamo ascoltato storie di speranza dalle donne e uomini non soli, quando abbiamo ricordato i morti annegati nel Mediterraneo per cercare disperatamente la salvezza, quando abbiamo cercato di riflettere con alcuni su quale cura deve esprimersi tra di noi. Ma lasciamoci attrarre dalla Parola di Paolo: ”non stanchiamoci di fare del bene”. Signore aiutaci.

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