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Tempo di Avvento

19 novembre 2012

Un brano di don Virginio Colmegna sull'Avvento che va a cominciare

Domenica, per il rito, è iniziato l'avvento Ambrosiano. Sono giorni che dobbiamo vivere come attesa di una nascita, di un bimbo che nasce nella povertà, custodito dall'affetto di una donna e di un uomo che erano in cammino per farsi registrare in una città chiamata Betlemme. È uno dei tanti censimenti che sono stati fatti nella storia umana ma questa nascita è speciale, perché interpella tutti, anche noi che abitiamo in un luogo come Casa della carità che ospita, condivide le speranze, le sofferenze, incontra spesso anche un senso di impotenza. Vi è un grido lacerante che sale dai tanti “sotterranei della storia” che, con quella nascita, diventano pianti e vagiti di tenerezza, commuovono e suscitano sentimenti di compassione solidale. Questa nascita ci riconcilia con la speranza che ci arriva dalle vittime, da questa modalità di guardare e ascoltare la vicenda umana.

Ostinatamente insisto nel dire che realtà come quelle che viviamo debbono ritrovare il coraggio di andare avanti senza perdere l'autenticità della propria ispirazione, per tener forte il senso profondo e spirituale che esprime l'incontro coi volti, le storie, le proteste -spesso deboli e fragili- nella loro domanda di felicità. Questo avvento deve riportare in noi questa sensibilità, far crescere la consapevolezza di essere svuotati da qualsiasi sicurezza e di metterci in cammino come hanno fatto Maria e Giuseppe, che erano in cerca anche di un alloggio dove poter gioire e custodire la nascita del bimbo Gesù.  Quest'esperienza che stiamo vivendo, che sta crescendo a volte quasi inavvertitamente, consegna a tutti noi il dono di uno sguardo e di un cuore pieno di futuro. Ci fa desiderare l’attesa a volte siamo avvinghiati nella paura del nuovo  che viene quando c’è una  nascita. Questo può destabilizzare la nostra normalità, scuotere le nostre difese perché la nascita è un evento sempre atteso ma nel contempo anche inaspettato e sorprendente. Tutto si può fare, ma non razionalizzare la speranza e l’attesa del futuro.

Il Natale porta con sé un clima di sentimenti caldo di amicizie, di sentimenti forse ingenui, ma capaci di regalarci la gioia del gratuito. Per questo l’avvento deve introdurci in questo clima di attesa, per lasciarci ancora sorprendere dalla speranza di un bimbo che nasce. La fede con i suoi dubbi riposa in questo bimbo Gesù. E’ uno sguardo contemplativo che deve trovare spazio in noi. Rileggo in questo periodo la profezia di Francesco ,il suo presepio voluto e immaginato come tradizione che racconta lo stupore e la bellezza della nascita. Per questo dico a tutti di accogliere comunque l’augurio e l’invito di lasciarci contagiare dalla speranza che è già radicata in noi.

Che bello sarebbe se ognuno potesse anche raccontare in un diario immaginario o reale l’esperienza che stiamo vivendo! Per me dire preghiera significa incontrare il silenzio interiore, l’inginocchiarsi di fronte al mistero di una nascita, invocare e chiedere, insistere a chiedere, condividere e ostinatamente attendere. Prendersi cura, reciprocamente con uno sguardo che sa ancora stupirsi. Vi sono germi di speranza che a volte calpestiamo o trascuriamo. Avvento significa davvero per me mettersi in moto in questo cammino che va vissuto anche interiormente. Io mi sento sfidato dal silenzio pieno di amore di questa nascita, da quel grido sussurrato di pace che  si fa  canto di angeli, ma insieme mi risuona come monito amaro quanto Ernesto Balducci annotava nel suo diario: “Vicino ai campi di sterminio si cantava Stille nacht tutti i natali con commozione e lacrime e con grande entusiasmo dei cappellani. Non possiamo più permettere questo”.

Sono stato a Betlemme, mi sono inginocchiato in quel luogo dove Gesù è nato e ho voluto lì impegnarmi a vivere questo avvento con la consapevolezza che non possiamo fare della fede in Dio una cosa e dell’amore per l’emarginato un’altra. Quel bimbo Gesù ci dice di vivere con Maria il cammino di attesa. Iniziamo con questo spirito il cammino di avvento: può riguardare tutti perché questo bimbo che nasce permette di sentirci comunque interrogati dalla tenerezza di questa nascita, ma anche dal dramma di una strage che è decretata dal potere e che chiamiamo strage degli innocenti. Noi forse siamo costretti a piangere e sentirci di condividere la sofferenza e l’impotenza di quanti, innocenti, non hanno potuto sfuggire alla strage decretata.
Dolore e nascita entrano in noi in questo cammino che compiamo ogni giorno in questa vicenda umana che ci fa pellegrini assetati di speranza.

Don Virginio Colmegna

[sopra, Beato Angelico, Annunciazione (1435). Tempera su tavola (cm. 154x194). Madrid, Museo del Prado]

 

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