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Casa della Carità
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Omelia per il cardinal Martini

Is 29, 13-21; Eb 12,18-25; Gv 3,25-36

2 settembre 2012

Udranno quel giorno i sordi le parole del libro; gli occhi dei ciechi vedranno”. E’ una profezia, da cui vorrei partire per condividere con voi il ricordo e, insieme, il dolore che ci accompagnano nel saluto al Card. Martini, consapevoli che lui ora ci accompagna dal cielo. Il suo sguardo ora è senza barriere, sta in quell’infinito legato al volto di Gesù che ha radicato la sua vita nella dimensione contemplativa. Paolo dice che ora ci sono fede, speranza e carità ed è quest’ultima che rimane per sempre. E anche a noi, in Casa della carità, ci è regalata  questa parola  che qui si fa storia umana, piena di dolore, fatiche ma anche di speranza: “La carità mai tramonterà” e tu, caro Carlo Maria, ora la vivi in pienezza in quella comunità di santi che non è alternativa, come tu ci hai chiesto di vivere qui per prefigurare e attendere quella che tu ora vivi in pienezza. Ecco allora che i sordi odono, i ciechi vedono. La fede ha una sua radice nella sapienza che assapora di futuro. Tu ci hai insegnato a capire che si deve stare nel mondo portando qua e là la sete di una fraternità senza limiti. La carità operosa che a noi tocca vivere si fa carità contemplante come Maria, che sta ai piedi di Gesù e ascolta.

La fede non imprigiona l’attesa, non si consegna a reti, sicurezze o nostalgie invidiose, ma si fa libertà, vento sottile, tenerezza accolta che vive della vita dello sposo come dice il Vangelo. Vi è questa festa iniziale nel cielo, di innamorati della Parola custodita e tratta dal silenzio. Quel silenzio che tu, Carlo Maria, ci hai invitato a riscoprire e a far germogliare nel più intimo di noi stessi per farla vivere nella Chiesa che, prima che verità e sicurezza, testimonia la bellezza attesa dell’amore. Vorremmo ricordare la tua lettera pastorale sulla bellezza proprio qui, in questa Eucarestia, che la liturgia  ambrosiana vuole legata alla testimonianza fino al martirio di Giovanni Battista. I suoi discepoli nel Vangelo si dice che erano invidiosi perché una gran folla seguiva Gesù e li faceva essere in minoranza. Il Battista, invece, dice che la sua gioia è piena perché Gesù deve crescere e lui diminuire. E’ questa modalità di essere annunciatori umili e coraggiosi di non sentirsi proprietari di nulla, neanche della speranza che diciamo di avere che richiede di ascoltare la Parola, di farci trascurare, di intercedere stando nel mezzo. Il Battista viveva questo anche perché la sua condotta era solitaria e la povertà, come bene prezioso, era la sua vita. Ecco credere, avere fede senza ritualismi inutili, senza privilegi, confidando e fidandosi di Gesù; Martini ci ha insegnato questo e il suo linguaggio era carico della sapienza della carità. Era amante del dialogo perché il dialogo era colmo di amore per tutti, non aveva preferenze, soffriva se vi erano esclusioni. La passione per tutti, perché tutti siano salvi, riporta la novità più vera, profonda, paradossale che spinge la carità ad amare il nemico, non avendo nemici, sentendo tutti fratelli e invitarli alla stessa mensa. E’ questa la novità cristiana.

Ora, Carlo Maria, ti chiediamo di continuare a stare con noi; ci hai insegnato la preghiera di intercessione, anche quando scoppiò quella guerra in Irak che nessuno voleva, partendo da Giovanni Paolo II: tu ci hai invitato in Duomo per vivere la preghiera di intercessione stando nel mezzo anche del conflitto, prendendovi parte invocando e schierandosi a chiedere pace e disarmando i cuori. Noi serbiamo questo come invito da accogliere; stare nel mezzo è stata una nostra scelta, vissuta a volte con il limite di voler subito ottenere. Oggi sento che questa casa è la tua casa, certamente non l’unica e anche la meno importante, ma è una locanda dove si sono fermati i discepoli di Emmaus che riconoscono il Risorto allo spezzare del pane conviviale. E’ la locanda del Samaritano che porta il malcapitato da curare. Ecco, noi ti diciamo che abbiamo bisogno di te, della tua protezione e, con quell’umorismo nascosto che sempre hai avuto, ti lasciamo un bigliettino scritto dai tanti che sono qui ”Ricordati di noi”. E la Parola di Dio di oggi, questa Eucarestia noi la condividiamo. Stasera vivremo qui un’adorazione piena di silenzio, portando con noi il tuo volto, i segni che ci hai lasciato qui  in Casa in questi anni. Staremo in silenzio di fronte all’Eucarestia. Non ci importa quanti saremo, perché il Vangelo di oggi ci dà una serenità che non ci permette ansia. Certo noi siamo preoccupati, ma tu ci inviti a regalare questa preoccupazione a quella che tu chiamavi e chiami “eccellenza della carità”.

Verrai sepolto ai piedi della Croce in Duomo; noi ti ricorderemo ai piedi della croce che sta qui nell’eremo  di questa casa. Ogni Eucarestia sarà per noi non un rito, ma un riconoscere quanto la misericordia di Dio è sovrabbondante. E pregheremo anche per te, perché sappiamo che tu preghi per noi e ci proteggi.

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