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A Bucarest la conferenza che ha chiuso il progetto “EU Inclusive”

17 luglio 2012

Si è tenuto l'11 luglio nella capitale romena un momento di confronto a livello europeo sul tema dei rom. La Casa vi ha partecipato con una sua delegazione

Un confronto continentale sul tema dei rom, portato avanti dalle quattro organizzazioni che negli ultimi due anni hanno fatto parte del progetto “EU Inclusive”, realizzando in ciascuno dei paesi coinvolti una ricerca sulle condizioni di vita di questa popolazione. È quello a cui ha partecipato una delegazione della Casa della carità mercoledì 11 luglio a Bucarest, insieme ai partner spagnoli di Fundación Secretariado Gitano, a quelli bulgari dell'Open Society Institute Sofia e ai padroni di casa della Soros Foundation Romania.

La conferenza, intitolata “Towards an EU inclusive labor framework in support of Roma integration”, ha seguito il convegno nazionale “Rom e sinti, un'indagine nazionale” nel corso del quale l'11 e il 12 giugno scorsi la Casa della carità ha presentato il “Rapporto nazionale sull'inclusione lavorativa e sociale dei Rom in Italia”.

La giornata di Bucarest è iniziata con la presentazione, da parte della coordinatrice Daniela Tarnovschi, di un report comparativo sulla situazione europea in materia di inclusione sociale e migrazione della popolazione rom.  Alla luce dei dati raccolti nei quattro stati coinvolti, l'Italia ha ottenuto in quasi tutti gli ambiti indagati performance peggiori dell'altro paese di destinazione dei migranti rom, la Spagna che ha una popolazione rom molto più numerosa e politiche più strutturate e attive da un maggior numero di anni. Al tempo stesso, però, le condizioni di vita della minoranza rom nel nostro paese sono, per molti aspetti, migliori di quelle dei luoghi di provenienza di queste persone, in Romania e Bulgaria.

Una situazione che l'ambasciatore italiano a Bucarest, Mario Cospito, ha commentato sottolineando la necessità di “non procrastinare le politiche di inclusione sociale, soprattutto in tempi di crisi”.  “L'integrazione - ha dichiarato il diplomatico, al fianco dell'ambasciatore spagnolo Estanislao de Grandes Pascual - non deve essere vista come una minaccia, ma come un'opportunità ed entrambe le parti devono dare il loro contributo. Ignorare la povertà e la discriminazione di alcune persone ha effetti negativi sulla vita della comunità intera”.

Vi sono poi stati due panel di discussione, dedicati all'inclusione lavorativa e alle migrazioni, nel corso dei quali la responsabile del progetto “EU Inclusive” per la Casa della carità, Donatella De Vito, ha illustrato la situazione italiana e i dati frutto del lavoro di ricerca. “Per poter implementare delle buone politiche a livello nazionale anche nel nostro paese – ha spiegato De Vito – è necessario innanzitutto un quadro legislativo che le consenta”.

Humberto Garcia, direttore delle relazioni istituzionali di Fundación Secretariado Gitano, ha invece ribadito l'importanza della componente transnazionale del progetto. “Dobbiamo pensare in termini di Europa e di cittadini europei con gli stessi diritti a prescindere dal paese di provenienza. Non ha più senso circoscrivere il problema a cittadini bulgari o spagnoli, italiani o rumeni. Uno scambio di conoscenze ed esperienze a livello continentale, come quello portato avanti in questi due anni, è quindi fondamentale”.

Le conclusioni della giornata sono state, infine, affidate a Florin Moisă, presidente dell'ong romena Centrul de Resurse pentru Comunitatile de Romi. “EU Inclusive – sono state le sue parole – ha fotografato la realtà. Ora da qui bisogna partire per sviluppare, soprattutto in tempo di crisi, politiche adeguate e progetti efficaci”. Non un punto di arrivo, ma un punto di partenza.

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