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Pentecoste

At. 2,1-11; I Cor 12,1-11; Gv 14,15-20

27 maggio 2012

Nasce un nuovo linguaggio, una nuova capacità di ascolto e di condivisione. Pur venendo da tanti Paesi, dodici e quindi da tutto il mondo, si intendono, condividono una passione, una lode. E’ il miracolo della Pentecoste è il dono dello Spirito che scende tra noi, si stampa come sigillo nel cuore di ciascuno, cancella come speranza la confusione della terra di Babele. Ciascuno è portatore, ha inscritto un legame di fraternità e nessuno è escluso da questa chiamata alla comunione, all’essere Chiesa, cioè comunità radunata dalla Parola e fatta dai discepoli di Gesù, che fanno memoria di questo evento, della Pasqua, di lui che è morto, si è consegnato, ma ora il suo corpo trafitto è glorioso, è risorto e lo Spirito d’amore ora è diffuso. La Chiesa è questo mistero di comunione e, quando cammina nella storia, porta con sé la debolezza, gli errori, perché è una comunità fragile che deve sempre essere riconciliata dalla misericordia del Padre, perché non è arroccata e chiusa, ma è aperta all’incontro, all’umanità che è tutta chiamata a vivere la gioia della vita, quella che non finisce.  Per questo la Chiesa  nasce ai piedi  della Croce, nasce oggi Pentecoste, perché è mistero d’amore gratuito.

Non è istituzione umana, è fatta di uomini, ma vi è un mistero da annunciare e vivere. Per questo deve spogliarsi del potere e delle sicurezze umane, deve stare nella grande piazza ed ascoltare e parlare delle grandi opere di Dio. Vi è una promessa nel Vangelo di oggi “non vi lascerò orfani. Verrò da voi”. Per questo dobbiamo riscoprire nella molteplicità dei doni che vi è un’umanità profonda che è attorno alla memoria della Pasqua, è il vivere da discepoli, da innamorati folli di questo dono che è Gesù, che è per tutti, nessuno escluso, è verità che non divide, che chiama allo scoprire che vi è un linguaggio nascosto che è quello dell’amore fraterno, di questa carità che si fa incontro, riconciliazione. Pentecoste è mistero di passione, che accende i cuori di speranza e non dobbiamo stare alla finestra da spettatori esterni ma condividere le sofferenze, avvertire che si deve ripartire dalle prove che ci rende scalzi del potere, senza denari, come avvenne nella prima comunità. Dobbiamo accogliere questo dono dello Spirito e confidare in lui e far scorrere in noi, e attorno a noi, questo linguaggio di fuoco che è  la carità, che chiede una povertà di cuore e di spirito, spogliarci della sicurezza e vivere questa consacrazione spirituale, che è fidarsi che Lui e solo in Lui sta la salvezza.

La Chiesa  deve essere solo uno strumento, una via che ci indica in Gesù la via che conduce al Padre. Sembra affaticato il nostro cammino di credenti soprattutto  quando nella storia che viviamo ci sentiamo dentro tante divisioni o privilegi che separano.
Signore donaci di comprendere quanto Tu ci indichi come via, rendici capaci di aprirci al calore del tuo amore; anche in Casa della carità, in questa Eucarestia, dobbiamo avvertire la gioia di un inizio, che è anche di ciascuno e di tutti insieme. Oggi nasciamo alla vita che non finisce.

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