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Prima domenica dopo Pentecoste - SANTISSIMA TRINITÀ

Es 33,18-23; Rom 8,1-9b; Gv 15,24-27

3 giugno 2012

Conclude un cammino liturgico la festa di oggi che rivela che il mistero trinitario si comprende proprio perché si rivela dentro la vicenda umana. Dio Padre ha tanto amato il mondo da mandare suo Figlio, che si è immolato per la salvezza del mondo e il Padre lo ha resuscitato dando lo Spirito, che è un dono perenne per riportarci alla comunione piena con quel Dio che è padre, Figlio e Spirito Santo. E’ la storia della salvezza che è spiegata e rivelata in Gesù; con la sua Pasqua, si svela al mondo e a ciascuno di noi la grandezza della vocazione a cui si è chiamati dal mistero misericordioso di Dio, che ci ha creato e ci ha dato la gioia della libertà, che ci rende tutti pellegrini in questo mondo e ci chiama a una nuova creazione, dove saremo tutti una sola cosa in Lui. Ora la creazione porta in sé la debolezza, il limite ma per questo Dio si è fatto uno di noi e il limite, la morte vengono sconfitti definitivamente.

La Chiesa è questo mistero di comunione che si affatica nella storia per testimoniare il patrimonio prezioso che ha come dono, che è la memoria della Pasqua, la Parola che insegna, la Riconciliazione che è il suo perdono e il cammino dei segni della consacrazione nel Battesimo, nella Confermazione, nel sostegno della Consacrazione, nel sostegno alla malattia. La Chiesa è questo sacramento che porta nella storia i segni che rivelano. Questa è la Chiesa che stando nel mondo si fa storia, deve esprimersi e raccontarsi con la forza-debolezza del farsi istituzione. Gesù ha voluto così  la sua Chiesa, organizzata con la prima comunità, fragile ma consapevole di essere un segno. La Chiesa si fa comunione, incontra le diversità e proprio il Concilio di Gerusalemme fa intravvedere che c’è una guida che è lo Spirito. E’ questa tensione spirituale che abbiamo avvertito nella prima lettura. Oggi siamo qui proprio quando si sta svolgendo l’evento che ha visto tra noi il Papa a celebrare l’Eucarestia e a far sì che il cammino della Chiesa sia sempre purificato e accogliente, proprio perché vissuto nella comunità, nella scelta per e con i poveri.

 

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