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Il Dalai Lama a Milano

25 giugno 2012

Non dovremmo perdere di vista il vero valore, il messaggio spirituale di questo incontro che, svolgendosi in Consiglio comunale, si rivolge a tutta la cittadinanza.

 

Ho un amico che viene da lontano
Di buon mattino appena alzato canto,
come uccello sull'albero;
il mio canto è così lieto,
manifesta una gioia senza pari...
Perché sono così contento
canto e canto e non mi so fermare?
Non c'è altra ragione,
ho un amico che arriva da lontano...
(Ai Qing)

Questa mattina mi è capitato di leggere questa filastrocca cinese. Strideva se messa a confronto con le cronache dei quotidiani sulla visita del Dalai Lama a Milano. Quasi tutte insistono sulla dimensione politica dell'evento e in molti cercano di darne una lettura di corto respiro, imprigionata in quella conflittualità che cerca di trarre vantaggi particolari da ogni vicenda. Al contrario, non dovremmo perdere di vista il vero valore, il messaggio spirituale di questo incontro che, svolgendosi in Consiglio comunale, si rivolge a tutta la cittadinanza.

In questi giorni, Milano assiste alle sedute di un Consiglio comunale durante le quali ci si scontra su tutto, dove si sta perdendo il grande valore della cittadinanza. Non siamo abituati a quel linguaggio di serenità e saggezza con cui il Dalai Lama parlerà martedì alla nostra città, sempre multietnica e multireligiosa. Sarà un'occasione per condividere e far crescere i valori indispensabili della fratellanza e della pace, come si è augurato anche il Forum delle religioni in un importante lettera di benvenuto a Tenzin Gyatso.

Bene ha fatto, allora, il sindaco a ricollocare questa visita in una dimensione di rispetto e di ascolto, quello che merita una persona che, portando a tutti i principi in cui crede, ha girato il mondo e vinto un premio Nobel per la Pace. Per una volta, nell'aula del Consiglio comunale risuoneranno parole che non innescheranno sterili polemiche, ma stimoleranno una riflessione spirituale. A Palazzo Marino, si avvertirà con più forza il dramma del popolo tibetano e del suo anelito di libertà, ma anche la grande dignità della popolazione cinese.

Questo incontro è un dono per la città, per la sua anima profondamente e laicamente spirituale. E quindi bene ha fatto il sindaco Pisapia a “stare nel mezzo”.
Il comportamento tenuto dal primo cittadino non è sintomo di arrendevolezza, ma della consapevolezza di chi ha compiuto scelte politiche difficili e faticose, ma necessarie per rispettare il valore di questo incontro.

Anche il cardinal Martini, a conclusione del suo incarico come arcivescovo di Milano, venne invitato in Consiglio comunale e portò un messaggio fatto di speranza, cultura e cittadinanza. L'intervento di martedì si inserisce nel solco di questa grande tradizione spirituale, così come il comportamento del sindaco. Quella che in molti hanno definito una resa è al contrario la strada che permette di non invischiarsi in strumentalizzazioni di corto respiro.

La questione della cittadinanza onoraria si sarebbe potuta affrontare prima? Forse, ma la scelta del sindaco permette a tutta Milano di ascoltare un messaggio di pace e fratellanza. Di sentire risuonare quel canto per “un amico che viene da lontano”.

 
 

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