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Ancora su Macao: pensieri e preoccupazioni

18 maggio 2012

"Macao insegna che “si potrebbe anche pensare di volare”. Ma per farlo c'è bisogno di un luogo che porti con sé un riconoscimento pubblico"

 

Macao, da alcuni giorni, ha riportato d'attualità una forte domanda di cultura e libertà di espressione che già si manifestava in tante espressioni della vita cittadina. È una richiesta legittima, una richiesta che una metropoli plurale e globale come Milano deve saper cogliere perché proviene dal basso e chiede partecipazione. Questa  richiesta  l'abbiamo riconosciuta anche nelle ore dopo lo sgombero del palazzo, incredibilmente vuoto da undici anni. Persone, giovani soprattutto che vivono pacificamente questo bisogno di rappresentare le proprie idee, i propri sogni, le proprie espressioni anche discutibili o diverse. Dare spazi alla cultura si fa esigenza urgente e condivisa. Per questo ci sentiamo di manifestare il nostro pensiero e le nostre preoccupazioni.

Vi è sempre più domanda di una cultura non aggressiva, priva di ideologismi, che non punta allo scontro. Macao ha richiamato una potenzialità propria della nostra città. Proprio per questo, ci è sembrato importante che anche l'istituzione, il sindaco in primis, abbia compreso la validità di questa esperienza e abbia offerto una possibilità per farla proseguire. È un riconoscimento significativo cui non si può rispondere con un rifiuto pregiudiziale.

Il fatto che il Comune abbia offerto uno spazio pubblico, a disposizione di tutti, è un dato importante. Possiamo certamente discutere se la procedura dei bandi sia l'itinerario giusto o l'unico da seguire, ma quello che non riteniamo giusto è infilarsi nella strettoia del rifiuto, con il rischio di diventare autoreferenziali e di dividere la città in due fazioni, pro e contro lo sgombero, invocando una strategia di occupazione di spazi che non può essere condivisa.

Macao insegna che “si potrebbe anche pensare di volare”. Ma per farlo c'è bisogno di un luogo che porti con sé un riconoscimento pubblico. E la scelta dell'area ex Ansaldo va in questa direzione perché raccoglie quella domanda e le consente di esprimersi liberamente. Non è una questione da portare al tavolo della Questura o della Prefettura, da ridurre a problema di ordine pubblico. E' un errore. Scatenare le reazioni, anche legittime, dei cittadini che non possono accettare la chiusura di una strada, è sbagliato. Al contrario, servirebbe disponibilità al dialogo, per arricchire le molteplici esperienze che si sono avviate e per non seguire la logica dello scontro.

La nostra città ha un estremo bisogno che la cultura trovi spazi per esprimersi. L'arte produce armonia, perché vede la conflittualità, la racconta, ma riesce anche a stemperarla. Succede già in molti contesti, diversi tra loro. A Milano c'è già un racconto plurale fatto di tanti momenti educativi, ma chi vive le periferie come la Casa della carità, sa che c'è n'è sempre più bisogno. Avere uno spazio pubblico dove esprimere autonomamente questa vivacità fa parte di una conquista partecipativa che va riconosciuta e non chiede forzature di occupazione che riporterebbero un clima di scontro che non può essere accettato da molti di noi.

In un momento come questo in cui la politica fatica a risolvere i problemi, in cui crescono i movimenti di protesta anche per la crisi, in cui la precarietà aumenta, dobbiamo tutti capire di quanto si ha esigenza di cultura, di creatività, di contagiare la città di futuro e di speranze. Se Macao accettasse la proposta del Comune, se decidesse di non entrare nel vicolo cieco della protesta fine a se stessa, ma di valutare quest'offerta concreta, sarebbe un segnale importante. Anche perché, come detto, si sente sempre la necessità di nuovi spazi di cultura. Noi non ci sentiamo  di condividere la strada dell'occupazione che trascina con sè un moltiplicatore di esasperazione. Crediamo ancora, e ancora di più a Milano, ad una politica che "si fa tirare la giacca", che si mette convinta ad ascoltare, dialogare, rispettare l'autonomia e il pluralismo, ridando fiducia e credito a una realtà come quella che Macao trascina con sè.

Anche noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di dare il nostro contributo con gli eventi che organizziamo nel nostro auditorium dedicato a Teresa Pomodoro. Questa amica della Casa ha messo la sua straordinaria esperienza teatrale al servizio dei detenuti del carcere di San Vittore, di quello di Opera e anche di alcune delle famiglie rom da noi ospitate. Ci ha insegnato quanto l'eccellenza artistica possa creare coesione sociale e quanto sia importante mettere a disposizione gratuitamente l'arte. Non dimentichiamolo, non torniamo allo scontro: i giovani hanno voglia di partecipazione, ma con un nuovo linguaggio. Non facciamo diventare questa vicenda un racconto già visto. Coltiviamo anche per il bene di questa città quel piccolo segno che ha attraversato il nostro vivere urbano.

 
 

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