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L'Eucarestia e l'impegno

8 maggio 2012

Il senso più profondo e spirituale dell'impegno di don Virginio Colmegna, e di molte persone in Casa della carità, partendo da quella centralità che è l'Eucaristia domenicale

V domenica di Pasqua - At. 7,2-54; 1 Cor 2,6-12; Gv 17,1-11

“Padre Santo custodisci nel tuo nome quelli che mi hai inviato, perché siano una sola cosa come noi”.

È la preghiera di Gesù così come Giovanni racconta. Prega il Padre perché ci custodisca. È importante partire da questo ascolto che ci dà fiducia. La fede è questa invasione tenera e limpida di serenità, di speranza. E’ una sapienza, come dice Paolo, che non è in mano ai dominatori del mondo, al potere, ma è nascosta e rivelata da Gesù, che è stato messo a morte perché la bellezza della comunione con il Dio della vita è una sapienza sconosciuta e rivelata solo dallo Spirito che ci fa conoscere le profondità di Dio. E’ un Dio che si racconta nella storia umana, così come fa Stefano che sarà lapidato e ucciso perché racconta questa vicenda di Gesù. La nostra fede è un grande racconto che è stato tramandato e di cui siamo testimoni, cioè ne prendiamo il testimone e tocca anche a noi raccontarlo con la nostra vita, con il nostro non subire la vita che abbiamo, ma avvertire che è dono prezioso, gratuito che va restituito nelle relazioni con gli altri, in ciò che vale veramente. La parola di Dio di oggi ci invita a non sciupare il tempo che viviamo, pur nella dispersione faticosa del fare, pur in mezzo alle difficoltà e fatiche per non smarrire mai la sapienza semplice e umile che ci rivela che vi è un Dio che si cura di noi.

E’ questo sentimento di fiducia che spesso, soprattutto in questo periodo di crisi, parrebbe merce rara, che non sta sul mercato. Eppure è un sentimento che non si conquista con le nostre forze, ma è un dono, bisogna avere la semplicità umile di chiederlo, di avvolgerlo di silenzio, quel silenzio che sa dilatare spazi di ascolto. È l'epoca dove si rende tutto notizia, eppure non si ascolta nel profondo, non si custodisce più l'intimità profonda, che è il luogo abituale dove stanno le grandi domande sul senso del vivere impresse nel cuore di ognuno. Ripensavo a tutto ciò questa mattina, mentre cercavo di ricostruire in me una tensione spirituale dopo il vorticoso fare che ci contraddistingue. Mi venivano in mente i vuoti di disperazione che si fanno cronaca, ma che ritrovo spesso anche tra di noi. La mancanza di punti di riferimento, di opportunità per abitare e lavorare serenamente, la sofferenza del futuro che non sembra limpido, ma che è pieno di nubi. Che ne sarà di molti di noi, di questi minorenni solo di età? Che ne sarà di persone che devono lasciare questa Casa e non ce la faranno?

Il futuro ha cominciato a segnare d’ansia il mio cuore, ma è proprio a questo punto che ho ripreso in mano questo Vangelo, questa preghiera di Gesù che chiede al Padre di custodirci. “Sia fatta la tua volontà”, cioè “siamo nelle tue mani”. E ho ripreso a leggere gli Atti degli Apostoli, il discorso franco e coraggioso di Stefano. La verità è coraggiosa, chiede di non soccombere alle ipocrisie, costi quello che costi. Ed allora anche il fare deve essere raccontato stando con sincerità tra di noi, abbiamo bisogno di non diventare solo operatori, ma sognatori di futuro, raccoglitori di segni di speranza, seminatori di coraggio. E la preghiera è questa dimensione di cuore, di sguardo che ci mette in ascolto dello Spirito che prega, invoca in noi e dice “Abba Padre”.
“Lodate il Signore proclamate le sue meraviglie”: è quella sapienza che non è di questo mondo. “Ora noi abbiamo ricevuto lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato”. E per conoscere bisogna avvertire questo registro interiore che è quella musica celestiale che può percepire solo un cuore aperto al silenzio, un silenzio popolato di volti, di gemiti, di affetto e rimpianto, con quella tenerezza che è quella dei bimbi, che forse dobbiamo davvero rendere protagonisti , come dice il Vangelo: “Se non diventerete come bambini”.

Don Virginio Colmegna

 
 

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