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Casa della Carità
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Il giornalista Paolo Di Stefano spiega l'importanza di presentare il suo libro "La catastròfa" alla Casa della carità insieme agli studenti del liceo Volta di Milano.

 
 

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“La catastròfa”: un libro che parla al cuore per non dimenticare

4 aprile 2012

Si è tenuto giovedì 29 marzo il terzo appuntamento della Società di Lettura 2011-12. Ospite il giornalista e autore del libro Paolo Di Stefano


“Il linguaggio, prima di avere un senso, un significato,
un significante, un referente e così via, ci rivela il parlante, l’uomo.
L’interculturalità, prima di essere un rapporto culturale,
è un incontro tra uomini”


Raimon Panikkar

È stato un “incontro tra uomini”, nell'accezione che ne dà Raimon Pannikar, quello avvenuto il 29 marzo nell’Auditorium della Casa della carità per la presentazione e la lettura di alcune pagine del libro di Paolo Di Stefano, "La catastròfa".

“Un incontro tra uomini” tesi a leggere, ascoltare e dialogare su una tragedia dimenticata, quella che l'8 agosto 1956 a Marcinelle, in Belgio, causò il peggior lutto della storia mineraria europea. 203 vittime, tra cui 136 italiani, bruciate nel rogo scoppiato in una miniera a 975 metri sotto terra.

Pressapochismo, superficialità, scarse misure di sicurezza sono state le concause del disastro, scivolato nell’oblio delle menti e delle coscienze italiane. Attraverso le testimonianze dei sopravvissuti, dei congiunti dei minatori periti, degli uomini ormai adulti ma allora bimbi, le pagine del libro vogliono rendere, se così si può dire, giustizia alla memoria di quei lavoratori i cui sacrifici, molto pesanti, volevano solo creare i presupposti per un avvenire migliore alle rispettive famiglie. Ma, il libro, al stesso tempo, è anche un indice d’accusa puntato contro le istituzioni italiane del tempo.

Attraverso la lettura di alcune pagine da parte degli studenti del liceo Volta, sono affiorati i ricordi e le parole hanno acceso i riflettori della mente su immagini e situazioni realmente avvenute.
Ricordi di frasi, di vissuti diversi e diversificati, ma accomunati da quell’oblio che rende ancora più buio il nero di quella galleria della tragedia, facendoci respirare la polvere di quel budello scuro. La narrazione continua e questa volta si avverte il sapore dell’amaro in bocca intriso di indignazione; l’Italia della Istituzioni assente, dimentica dell’accaduto. Uomini inviati a quel duro lavoro con lusinghe, ma in realtà solo merce di scambio: per ogni lavoratore, chili e chili di carbone in cambio. La prova della scarsa considerazione è che nessun rappresentante politico italiano si è mai presentato sul luogo della tragedia,  così come nessuno al rientro in patria dei feretri.

La lettura delle pagine ha poi lasciato spazio, per un momento, a una struggente canzone dialettale che racconta, con commovente poesia e melodia, la figura del minatore: nero per la polvere di carbone, con gli occhi rossi, stanco, con la nostalgia degli affetti lasciati.

Paolo Di Stefano ha aperto una breccia nel muro della indifferenza facendo emergere una verità: per quanto lontani possano essere i tempi di fatti così tragici da mortificare la dignità , non c’è spazio temporale che possa ucciderne il ricordo. Anche se volutamente si tenta di non riaccenderne la fiamma.

Ma dedicare una serata a questo libro proprio alla Casa della Carità, ha avuto anche un altro significato. “La catastròfa” ha mostrato ai numerosi immigrati ospiti nella nostra struttura che anche gli italiani, in passato, hanno vissuto le loro stesse difficoltà. Al tempo stesso, il dialogo seguito alla lettura dei passi salienti dell'opera ha cercato di far passare il messaggio che non ci sono solo indifferenza o ostilità nei confronti di chi è straniero nel nostro paese.

Beppe Sideri

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