1. Vai al contenuto della pagina
  2. Vai al Menu Principale
Casa della Carità
dona ora
 
La cappella della Casa della carità
 
 

Contenuto della pagina

 

Pasqua alla Casa della carità

Gli appuntamenti per il Triduo Pasquale, nelle parole di don Virginio Colmegna. "È una Pasqua che chiede un raccoglimento condiviso qui, tra queste mura che si fanno casa"

Viviamo in Casa della carità il Triduo Pasquale dal Giovedì Santo alla Veglia Pasquale da credenti, praticanti, non praticanti, non credenti, o comunque profondamente uniti a noi che viviamo questo momento. La luce è la gioia di una Pasqua celebrata in questo luogo dove si avverte spesso il dolore del mondo, la sofferenza umana, cosa significhi esilio, fuggire dal proprio paese, dove si sente bruciante la sofferenza della mente, della persona che non ce la fa, ma dove si avvertono anche segni di speranza, sorrisi di libertà e di felicità.     

È una Pasqua per quanti sono, in diverso modo, in Casa della carità, che si sentono troppo spesso, o rischiano di essere e di sentirsi soltanto operatori di aiuto, di ascolto, travolti dal ritmo del fare, dell'emergenza, dove alberga disagio, difficoltà di intravvedere quel bene desiderato che spesso è impastato da quello che non va, dalle difficoltà, dagli errori. Ecco è una Pasqua che ci chiede di abitare in Casa della carità, di starci anche se gli impegni, la propria esistenza personale, le responsabilità, gli affetti ci portano lontano. Anche a chi non può esserci chiediamo di sentirci uniti. Vivere la Pasqua in Casa della carità significa scegliere di sentirsi appartenenti a questo luogo, con i suoi linguaggi nascosti, con le sue decisioni e delusioni.

Pensiamo di condividere il Giovedì Santo penitenziale e di convivialità: quella cena dove Gesù istituisce l’Eucaristia e dove è presente colui che tradirà. Sappiamo che chi tradisce è nostro fratello; si chiede uno sguardo, un cuore che non disarma di fronte al male. Terremo come riferimento in quella cena la predica così significativa di Don Mazzolari, “Nostro fratello Giuda”. Sarà un giovedì Santo dove chiederemo perdono, vivremo gesti di riconciliazione, vivremo un abbraccio di pace che scioglie le chiusure dei sentimenti. La convivialità vera nasce se avremo il coraggio dell'essere servitori gli uni dell'altro, di lavare i piedi come gesto simbolico. Si, quel catino d'acqua, quelle scarpe impolverate, con il grembiule che cinge i fianchi saranno simbolicamente presenti a quella cena eucaristica; dopo la cena del Giovedì ci si porrà subito ai piedi della croce per avvertire il dolore, l'ingiustizia, il peso della morte.

Vivremo, infatti, durante il Venerdì Santo il silenzio della croce stando ai suoi piedi e veglieremo portando tutte le storie di vita che sembrano soccombere al male e il pianto per il dolore assurdo, sentiremo urlare dentro di noi il male che sta nel mondo. Dio dove sei? Lo diremo sentendo la devastazione dell'odio, delle guerre, il pianto di fronte al dolore e questo nostro stare caratterizzerà il  silenzio di preghiera. Dovremo avvertire il dramma del dolore, il grido delle vittime: da lì parte la storia della salvezza. Ai piedi della croce vi sta Maria, la mamma che piange desolata nel silenzio, ma raccoglie anche la speranza, perché accoglie come figlio Giovanni, affidatogli da Gesù morente. E’ una storia di ospitalità vissuta ai piedi della croce. Per questo dopo la passione del pomeriggio, ci raccoglieremo alla sera per vivere il cammino della croce. Ci accompagnerà anche la poesia del dolore che ha avuto un mirabile cantore in Padre Turoldo e accanto alla sua preghiera-poesia vivremo il nostro cammino. Non possiamo passare oltre al dolore, alla morte che spesso appare vincente. Essere abitanti di Casa della carità significa sentire dentro di noi il peso dell'ingiustizia, che prende corpo anche nelle storie che vivono con noi. Vivremo ai piedi della croce la nostra poesia di vita, vivremo un silenzio che sarà attraversato dalla luce della vita che vince, dalla Veglia di Pasqua (sabato), la notte beata dove vivremo l'alba della nuova creazione.

Cerchiamo allora di vivere insieme la gioia della Pasqua che ci porterà a vibrare per la bellezza della Pasqua. In Casa della carità dobbiamo ritrovare la speranza di vita.

Che ne dite se quest'anno cercheremo di vivere ii Triduo Pasquale con tanta intensità e ci lasceremo attraversare da questa gioia profonda, che chiede uno sguardo sereno della vita che germoglia perché la vita vince la morte? Nel canto dell'Alleluia vivremo una nuova convivialità, la festa di Pasqua. Anche da noi, con tutti noi. Buona Pasqua.

Don Virginio Colmegna

Notizie SPIRITUALITÀ

  1. 10/09/19 | Tutte le date del nuovo Cammino di spiritualità 2019-2020

    L’enciclica Laudato Si’ alla base delle proposte spirituali della Casa della carità: si inizia il 21 settembre

     
  2. 20/05/19 | Strumentalizzazione politica dei simboli religiosi, la nostra preoccupazione e indignazione

    La modalità di propaganda vista in piazza Duomo non ha nulla a che fare con il Vangelo ed è incompatibile con il messaggio di Gesù.

     
  3. 15/05/19 | Le comunità islamiche incontrano la Casa della carità

    Mercoledì 15 maggio, un momento di preghiera e riflessione comune e rottura del digiuno

     
  4. 30/04/19 | "Condivido l'appello di Zamagni: il terzo settore riaffermi la propria attitudine a costruire coesione sociale"

    Una riflessione di don Virginio Colmegna dal suo blog "Non per me solo"

     
leggi tutte le omelie

 
 

Il presidente della fondazione

Iniziative di spiritualità

La nostra newsletter

 
Torna ad inizio pagina