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Terza domenica di Quaresima

Es.32,7-13b; 1 Tess.2,20-3,8; Gv.8,31-59

11 marzo 2012

"Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi". E’ una domenica dove la Parola ci fa riflettere sulla nostra fede, cosa significa consegnare la nostra vita, nel più profondo di noi stessi a questa fiducia nel Dio di Abramo che ci libera in Gesù, il Figlio, da qualsiasi schiavitù, a partire da quella più invadente che è il tempo che finisce, la vita che è invasa e distrutta, almeno nelle sembianze, dal potere della morte. Vi è, nel dialogo che Giovanni racconta, questa discussione sull'essere figli di Abramo e sull’essere di Gesù, prima di Abramo, nel solco dell'eternità che non ha né prima né poi, eternamente presente. Questa visione, questa verità che libera, non è accanto al tempo che viviamo ma è dentro il tempo, proprio perché Gesù di Nazaret, uno di noi, cammina con noi, si affatica con noi. Il tempo genera eternità e riconsegna alla vita che viviamo la custodia di questa verità che libera: cioè che la vita, quella che entra nella nostra carne di mortali, può vincere la morte. Possiamo, anzi dobbiamo, raccontare questa verità che la vita è dono, riempie il nostro presente di futuro, ci permette di fare memoria di quanto è entrato nella storia umana, vicina e lontana.

Ecco perché dobbiamo non pensare o arrogarci la sicurezza di possedere questa fede, quasi che Dio fosse nostra proprietà e che ci consegni dei privilegi. Nel dialogo con chi contesta Gesù si evidenzia la mancanza di verità, che sta tutta nella debolezza dell’essere consapevoli che questa fede è dono, e prima di noi, ci raggiunge, ci regala, ci fa assaporare la gioia del dono. Ecco perché la fede è contemplare, è portare in noi uno sguardo nuovo, profondamente dentro il nostro cuore, che ci permette di dare senso al nostro affaccendarsi e a pensare che tutto è nelle nostre mani, per poi deluderci se non riusciamo a esprimere o ad avere i risultati che vorremmo. Questa libertà interiore che entra nel più profondo, nell'intimo di noi stessi, ci permette di non smarrirci, di avere sempre uno sguardo che assapora l'eternità, la giustizia che fa attendere e costruire fraternità. La vita, la nostra vita entra in questa dimensione fiduciaria, in questo linguaggio nuovo che è la fede. Essa ci fa dire che ogni vita, anche quella che sembrerebbe segnata dal disagio, dalla cronicità, anche quella strappata nel dolore assurdo, è storia di salvezza, entra in questa mirabile eternità senza esclusioni.

Quaresima è incamminarci, è sentire in noi il cammino verso la terra promessa, questa terra dove scorre latte e miele, questa terra tanto attesa e consegnataci, ma non  nostra, ma aperta a tutti. Tocca a noi raccontare questa verità, con l'unico modo possibile: vivere la carità, ricostruire relazioni di pace, dedicate alla condivisione, ridisegnare percorsi di giustizia, ospitata nella quotidianità, entrare in ascolto di chi sembra povero o senza diritti. Significa anche sentire, avvertire che questa verità è una persona, è Gesù, morto e risorto, il Gesù Pasquale che ci convoca per fare memoria di questo mistero della vita che vince la morte. La storia che viviamo ci chiede e ci consegna questa urgenza, di non lasciarci distrarre da ciò che non vale, da sicurezze fragili. Gesù ci dice che la verità per cui vale la pena di vivere è attorno a questa mensa, a questa memoria Pasquale. La Chiesa, che è mistero, è qui intorno all’Eucaristia, a questo spezzare il pane e fare memoria della cena, quella ultima, prima di consegnarci a chi lo mette a morte per poi riaprire per sempre la porta della vita che non finisce. Gesù ricapitola la storia umana, è il primogenito della creazione, è prima di Abramo, perché è dopo e per sempre. Credere è capire che si è battezzati in questa verità, liberati dal potere della morte e del peccato. La gratitudine festosa si fa carità vissuta. Ci crediamo veramente?

Se sentissimo questo dono, se ci lasciassimo incantare da questa verità, probabilmente lasceremmo alle spalle rancori, chiusure, peccati. Sentiamoci chiamati a questa conversione. "Siamo un popolo di dura cervice" abbiamo sentito nel racconto dell'Esodo, ma sentiamoci raggiunti anche da quanto Paolo dice: ”Siete voi la nostra gloria e la nostra gioia”. Non sciupiamo questo richiamo alla conversione del cuore per affidarci anche nel concreto del nostro cammino, nel pieno delle difficoltà delle durezze che incontriamo. Il Signore non ci abbandona. La fede è questa profezia di libertà interiore.

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