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Prima domenica di Quaresima

Isaia 57,15-58,4; 2 Cor.4,16-5,9; Matteo 4,1-11

Domenica 26 febbraio 2012

Quaresima tempo forte, tempo di penitenza, di digiuno come capacità di concentrarsi anche personalmente e comunitariamente su ciò che vale e conta veramente. Gesù, come indica il Vangelo di Matteo, ha fatto Quaresima, 40 giorni nel deserto e le tentazioni descritte e raccontate non sono un mito, ma un racconto che rappresenta le idolatrie da cui dovremmo prendere le distanze anche oggi avvertendo come serie le tentazioni; questo vale per noi personalmente e per la comunità dei credenti e dei discepoli. E' l'avvertire che non di solo pane vive l'uomo, come tentazione della quantità, dei desideri misurati sull'avere, su quel vivere dove la tensione interiore, spirituale non ha spazio e si pensa di essere i proprietari della propria esistenza.

E' la semplicità evangelica dell'interiorità, dell'avvertire che i valori profondi, quelli che non scadono con il logorio del tempo, sono da curare e custodire. Gesù ci ha insegnato che questa presa di distanza riempie di libertà, ci fa vivere felici, capaci di attraversare anche l'abbondanza. Vi è anche la tentazione del rendere il nostro credere una richiesta di miracolo, di stupore della potenza che costringe a riconoscere la grandezza. La fede cristiana invece si consuma ai piedi della croce, nella debolezza della condivisione con chi soffre, con la sofferenza e povertà che sono anche in noi, sono la nostra condizione umana. E' per questo che la povertà interiore, la dimensione del non confidare e del non desiderare miracoli inutili, rende la nostra fede più povera, a volte ansiosa, inquieta, debole ma ci lascia liberi interiormente di desiderare e attendere la pienezza di vita, ci consegna una fede che attende, che aspetta incerta e fragile la vita piena, che non finirà mai. Il tempo si riempie di eternità invocata e desiderata.

E anche la più forte tentazione, quella idolatrica, di chiamare Dio quanto non è, di costruire e adorare vitelli d'oro, è la tentazione più sottile, perché ci sembra di prendere facilmente le distanze, ma essa si insinua in noi quando si scende a compromessi, si quantificano desideri e ansie per quanto non vale, ma che apparentemente conta. La Chiesa, mistero di comunione, è attraversata da queste tentazioni, come lo siamo noi personalmente. Ecco il senso di un cammino quaresimale. Il profeta ci indica il digiuno che dobbiamo compiere, che è pieno della solidarietà serena e liberante che deve essere il nostro cammino. È necessario e bello contemplare come dice Isaia "in un luogo eccelso e santo io dimoro, ma sono anche con gli oppressi e gli umiliati, per ravvivare lo spirito degli umili e rianimare il cuore degli oppressi". E’ una pagina profetica da custodire, su cui ritornare pregando, lasciandoci attrarre da questa poesia di linguaggio, carica di sentimenti.

La fede si svuota se non attraversa il cuore. Questa è la preghiera che va vissuta in Quaresima nella quotidianità. E' un periodo che ci richiama a non smarrire dentro il fare, dentro alle fatiche che ci impegnano ogni giorno, il senso più profondo dell'esistere. E' il richiamo della lettera ai Corinzi che ci invita a coniugare in profondità la dimensione della disciplina interiore con lo sguardo proiettato all'eterno. È la caparra dello spirito che è in noi e ci invita a vivere uno stile penitenziale del vivere. La dimensione sacrificale non è una dimensione punitiva, ma liberante: questa è la pedagogia evangelica. La Quaresima, tempo di penitenza e digiuno, è liberante perché ci consegna e ci chiede di non smarrire ciò che vale. Ed è quella interiore, che non ha riconoscimenti quantitativi di gloria. È dialogo interiore. Le ceneri che saranno poste sul capo di ciascuno ci aiutano simbolicamente a iniziare questa Quaresima.

Che il Signore ci aiuti e buona Quaresima, vivendo l'Eucaristia, pane quotidiano, presenza di Gesù, memoria della sua Pasqua, presenza del Gesù Pasquale che ha dato la vita per noi.   

 

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