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Per una città più aperta e plurale

3 febbraio 2012

L'editoriale di don Virginio Colmegna per Repubblica Milano sulla questione della cittadinanza ai giovani immigrati di seconda generazione

A Milano, nel 2011, per 479 figli di immigrati che avevano diritto alla cittadinanza italiana al compimento del diciottesimo anno di età, ci sono state ben 458 richieste alle quali il Comune potrà rispondere positivamente in modo veloce e gratuito. Si tratta del trentanove per cento in più rispetto all'anno precedente, ottenuto anche grazie alla campagna informativa "Una finestra sui tuoi diritti" promossa dall'amministrazione comunale.

Contestualmente, in tutta la penisola, si sta concludendo in questi giorni la raccolta firme "L'Italia sono anch'io" per far si che anche i bambini nati in Italia da genitori stranieri regolari possano ottenere la cittadinanza.

Pensare che queste iniziative abbiano un carattere solamente solidale è però sbagliato e riduttivo. Al contrario, rappresentano una straordinaria speranza, a livello locale e nazionale. E un messaggio per tutta la nostra politica.

A Milano, questi 458 ragazzi porteranno uno sguardo nuovo sulla nostra città affinché non sia solamente multietnica, ma anche aperta e plurale. In Italia, riconoscere a chi è cresciuto nel nostro paese una cittadinanza a pieno titolo significa immettere dell'energia nuova nelle nostre comunità, rivitalizzare delle risorse positive già presenti, ma non del tutto sfruttate.

In un momento in cui si fa un gran parlare di diritti e responsabilità, quella sulla cittadinanza può diventare una scelta che non solo favorisce, ma cementa la coesione sociale, aumentando la fiducia con la quale guardare al futuro.

Al tempo stesso, però, è una scelta che deve essere accompagnata da un grande lavoro culturale. Bisogna facilitare la comprensione di quel meticciato di culture che esiste oggi in tutte le aree metropolitane del mondo. Ma bisogna anche rompere le barriere del pregiudizio e della chiusura.

Riconoscere la cittadinanza a questi giovani è una decisione che può dare solidità al vivere delle nostre città. Questo infatti significa aumentare la responsabilità e l'appartenenza di persone che sono nate e cresciute nel nostro paese. E significa, di conseguenza, favorire la loro partecipazione e investire sul futuro dell'intera comunità.

Insomma, il fatto che, proprio nel bel mezzo dell'acceso dibattito nazionale sullo ius soli, da Milano arrivi un dato così positivo ci fa essere ottimisti. Al pari della scelta di aprire le iscrizioni a nidi e materne comunali anche ai figli di genitori irregolari. Sono segni di una città che, alla vigilia del cruciale appuntamento dell'Expo 2015, dimostra nuovamente di sapere guardare al suo interno per progettare il suo futuro, ponendo al centro il tema dei diritti. E questo, per noi che ogni giorno lavoriamo con la marginalità evitando l'assistenzialismo e puntando proprio sui diritti, è un motivo di grande speranza.

 
 
 

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