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Sulla salute mentale serve innovazione

Una riflessione del nostro presidente don Virginio Colmegna, per la Giornata mondiale della salute mentale

10 ottobre 2020

La Giornata mondiale della salute mentale che si celebra il 10 ottobre ci ricorda che, su questo tema, c’è ancora molto da fare. E quest’anno ce ne siamo forse resi conto tutti con maggiore evidenza, perché tutti ci siamo ritrovati a vivere un isolamento forzato di oltre due mesi, che ha lasciato segni sulla salute mentale di molti e che, a causa della chiusura dei servizi territoriali, ha spesso peggiorato le condizioni di tante persone con disagio psichico, aggravando il loro senso di solitudine e quello delle loro famiglie.

Quando Basaglia inventò la chiusura dei manicomi ci fu un movimento articolato e plurale, che mise in atto un vero e proprio processo culturale profondo che deve ritornare ancora oggi, ripartendo – anche in tema di salute mentale - dagli ultimi e dal contrasto profondo alle disuguaglianze, per arrivare finalmente a un sistema di cura che metta al centro la persona. E sul territorio nel nostro paese ci sono già tante esperienze straordinarie, che rischiano di essere consegnate a una logica solo testimoniale e che invece possono dare un apporto fondamentale per consolidare un nuovo modello pubblico di presa in carico di chi ha una sofferenza mentale.

Alla Casa della carità, per esempio, sono accolte anche a persone con problemi di salute mentale, molte delle quali straniere, che farebbero fatica a trovare una collocazione in strutture d’altro tipo e che qui trovano, invece, un luogo accogliente, capace di rispondere ai loro diversi bisogni. L’idea alla base del nostro lavoro con la salute mentale è la ricerca continua di una “cura” multidisciplinare e partecipata da tutti: chi vive una fase difficile della vita e deve affrontare una sommatoria di problemi può farcela se viene messo nella condizione di esprimere i suoi desideri e di scegliere con sempre maggiore autonomia.

"Proviamociassieme", uno dei progetti della Casa dedicati alla salute mentale sul territorio di Milano [Foto di Marco Garofalo]
 

Per questo l’equipe multidisciplinare ha come obiettivo l’empowerment dei propri ospiti e lo sviluppo di nuove progettazioni sperimentali che partano dal poter richiedere per ogni persona che ospitiamo e che non entra nella “targhetizzazione” dei servizi già esistenti, un “budget di salute”. Sappiamo bene infatti che alla salute di tutti noi, anche quando si parla di salute mentale, non concorre solo la sanità, ma concorrono la casa, il lavoro, gli affetti, le opportunità di sviluppo economico e sociale, l’istruzione, la cultura, la spiritualità, l’efficienza dei servizi di assistenza e cura. Sono i cosiddetti "determinanti sociali".

Stiamo vivendo in questo periodo segnato dalla pandemia una sollecitazione molto forte che è quella di dare speranza e dare coraggio in un momento in cui, a vari livelli, si è sofferto moltissimo. E allora c’è bisogno di sperimentare interventi che non rientrano negli accreditamenti e nella istituzionalizzazione pesante della burocrazia; c’è bisogno di innovazione per far si che i servizi non siano dei contenitori di sofferenza, ma siano spazi aperti e attenti al cambiamento, che si lasciano contagiare dalle necessità del territorio e delle persone che lo vivono, che devono essere messe al centro.

Credo che partire dalle esperienze che già esistono, faciliti la sperimentazione e l'innovazione fuori anche dagli schemi paludati e accademici qualche volta può permettere di innovare e di rimettere nel sistema forze nuove, affinché si affermi una politica di deistituzionalizzazione come politica di comunità.

 

Fondazione Casa della carità "Angelo Abriani" - via Francesco Brambilla 10 - 20128 Milano - C.F. 97316770151 - Credits

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