FlexCMP

Incontrarsi, confrontarsi, disegnare, fare gruppo... anche da lontano.

L'esperienza di "Casa Elena", durante e dopo il lockdown

27 luglio 2020

Incontrarsi, confrontarsi, disegnare, fare gruppo... anche da lontano. Per alcuni mesi lo hanno sperimentato Serena Pagani e Monica Vitali, le operatrici che alla Casa della carità seguonoCasa Elena”, i laboratori di arteterapia, grafica e sartoria, che fino a prima dell’emergenza coronavirus si svolgevano in via Brambilla e che durante il lockdown invece si sono svolti, per quanto possibile, su Zoom. Questi laboratori sono proposti ad adulti in difficoltà, sia ospiti della Fondazione che persone esterne, spesso con problemi di salute mentale.

Uno dei disegni di Linda

Linda, nome di fantasia, è una di loro e, nonostante durante il lockdown non abbia potuto frequentare la Casa, nella comunità dove vive non ha smesso di disegnare. E Serena non ha smesso di starle accanto, via telefono: “I soggetti di Linda sono spesso animali. Hanno degli occhi vivissimi, nei quali vedo le sue emozioni. È come se parlassero”, dice l’operatrice.

L’arte e il gruppo, solitamente, sono un gran sollievo per le persone che frequentano Casa Elena che, in molti casi, non hanno altro. "Abbiamo iniziato molto gradualmente, dandoci con ogni ragazzo e ragazza un appuntamento telefonico, che in un primo momento serviva più che altro a rassicurarli, a fargli sentire che c'eravamo, nonostante la lontananza, perché - spiega Serena - per chi soffre di psicosi l’assenza genera angosce e fantasmi a volte intollerabili, per cui eravamo molto preoccupate”.

 
 
La cartolina mandata al gruppo come traccia di lavoro

E prosegue: "Poi piano piano abbiamo inserito lo stimolo a disegnare; alcuni non avevano gli strumenti, ma noi li abbiamo spronati sempre: bastano anche solo un foglio e una matita, gli dicevamo. E poi dopo un accompagnamento anche tecnologico, abbiamo iniziato a vederci a piccoli gruppi su Zoom. Uno spazio in cui si chiaccherava e disegnava, e ogni settimana veniva dato un tema sul quale invitavamo i ragazzi a lavorare per la settimana successiva”.

La prima traccia è stata l’idea che questo spazio su Zoom potesse essere una finestra sul mondo per ricentrarsi e riconnettersi con l’esterno: “Un appuntamento per una passeggiata nella natura e dentro di sé, per ritrovare quel paesaggio che tanto amiamo, in cui siamo stati o in cui ci piacerebbe andare. Andiamo alla ricerca del contatto con la natura per ritrovare il contatto con noi stessi e lasciare fluire in modo creativo pensieri, emozioni, ricordi e sensazioni affinché prendano forma e colore nelle immagini che andremo a realizzare utilizzando in modo libero i materiali artistici a disposizione e lasciando la creatività libera di esprimersi. In queste giornate particolari che viviamo a casa, dove i ritmi di vita a cui eravamo abituati son cambiati, la natura è sempre più rigogliosa e con l’arrivo della primavera sentiamo arrivare da fuori il canto degli uccellini, il profumo fresco dell’aria entrare nelle nostre case, e se ci diamo la possibilità di assaporarne la dolcezza e coglierne i benefici ci rendiamo conto di quanto possa esser rigenerante per noi, per le nostre emozioni, e il nostro vivere quotidiano”.

 
 
Uno degli incontri su Zoom

Considerando la sospensione di tutti gli interventi riabilitativi, per alcuni partecipanti è stato difficile anche solo tornare a concentrarsi e cercare di mantenere l’impegno settimanale, che quindi è stato fondamentale per non perdere la relazione con il proprio percorso.

Ma, riflette Serena, non sempre: "C’è chi ha così poco contatto con la realtà, che non ha realmente compreso quello che stava succedendo. C’è chi è talmente abituato a convivere con l’ansia, che inizialmente l’ha accusata meno. E c’è anche chi mi ha sorpreso”. Un giovane adulto che frequenta Casa Elena da tempo. È molto chiuso e interagisce poco. Eppure, durante una delle telefonate, ha chiesto a Serena come stessero gli altri partecipanti del laboratorio. “In sei anni, non era mai successo”.

Per qualcuno il lockdown è stata una dimensione ideale dalla quale fatica ad uscire ancora adesso.

 
 
"L'atelier rosso" di Henri Matisse, una delle immagini usate durante gli incontri

Purtroppo però nella maggior parte dei casi il lockdown ha amplificato il vissuto di prigione con il quale deve convivere chi soffre di disturbi psichici gravi e con il quale deve lottare per non isolarsi dal mondo.

Spiega Serena: “Per far emergere questi vissuti e per provare a condividerli abbiamo scelto e utilizzato delle immagini di artisti famosi che accompagnassero il gruppo ad un lavoro di elaborazione. Lavoro che continua tuttora che abbiamo ricominciato a fare i laboratori in presenza, ed è forse ora il momento in cui emerge la sofferenza maggiore, dove si fanno i conti con le elaborazioni dei lutti e le alienazioni della solitudine. Dove si possono nominare le paure e le angosce più grandi perché si sente che c’è un luogo in cui depositarle e una rete che li sostiene”.

E dove la continua domanda “ma allora riusciamo a vederci anche questa settimana vero?” lascia lo spazio alla fiducia di una vicinanza ritrovata, che piano piano va a ricostruire visioni condivise di futuro e speranza.

 
 

Fondazione Casa della carità "Angelo Abriani" - via Francesco Brambilla 10 - 20128 Milano - C.F. 97316770151 - Credits

Chiudi la versione stampabile della pagina e ritorna al sito