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Dobbiamo stare distanti, ma vogliamo sentirci vicini

Uno spazio virtuale per stare insieme, per condividere pensieri, poesie, fotografie, idee, proposte, domande, risposte. Restando a Casa.

A causa del coronavirus, anche alla Casa della carità ci siamo trovati, da un giorno all'altro, a dover cambiare le nostre abitudini di vita e lavoro. Abbiamo dovuto sospendere le nostre attività diurne, abbiamo riorganizzato i turni degli operatori e gli impiegati lavorano dalla propria abitazione. Anche gli oltre 100 volontari che quotidianamente ci aiutavano a portare avanti tante attività sono costretti a stare a casa loro.

Ma nessuno di noi vuole perdere il contatto con la Casa e con quanto succede nella Casa. Vogliamo continuare a esserci, e questo spazio è stato pensato per questo: per stare insieme, per condividere pensieri, poesie, fotografie, idee, proposte, domande, risposte. Restando a Casa.

Dobbiamo stare distanti, ma vogliamo sentirci vicini. 

Per partecipare con un pensiero o un'immagine: relazione@casadellacarita.org

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La spesa consegnata da Luisa

Luisa: le famiglie che seguiamo iniziano a essere in difficoltà

"Oggi ho portato la spesa a una famiglia; la mamma ha messo tutto sul tavolo e mi ha inviato questa foto, ringraziando tantissimo".

A parlare è Luisa, operatrice della Casa che segue anche le famiglie accolte in residenzialità sociale temporanea, in diversi appartamenti che la Fondazione gestisce sul territorio di Milano.

"Grazie anche all'attivazione del programma QUBI, abbiamo iniziato a consegnare alcune spese a domicilio, soprattutto pasta, sughi, scatolame e alimenti per bambini, soprattutto per la colazione e la merenda - racconta Luisa - Finora le famiglie ce l'hanno fatta, ma adesso le risorse stanno finendo e abbiamo deciso di intervenire prima che questa situazione diventi emergenza".

Questa difficoltà è riscontrata un po' da tutti i nuclei seguiti, mentre per ora i ragazzi single che condividono gli appartamenti in seconda accoglienza se la stanno cavando un po' meglio, perché hanno smesso di poco da lavorare.

"Il pensiero, però, del come faremo a mangiare se le cose continuano così c'è", dice ancora Luisa.

Un altro problema è quello della convivenza forzata: "Le case generalmente sono piuttosto piccole e alcuni nuclei sono formati anche da 5 persone, c'è quindi un po' di fatica nella convivenza, ma li sento comunque abbastanza sereni", conclude Luisa. 

 

Anche da Casa Francesco il messaggio "Andrà tutto bene!"

Gaia: a Casa Francesco ci sentiamo in una bolla di sapone... in attesa di poter ricominciare

Gaia è un'operatrice di Casa Francesco, la nostra comunità per minori stranieri non accompagnati, e ci racconta come se la stanno cavando i ragazzi ospitati nei due appartamenti in zona Ponte Lambro.

"Le giornate a Casa Francesco trascorrono, tutto sommato, con un umore abbastanza alto. I ragazzi stanno diventando espertissimi in sessioni di just dance e workout o, come li chiamano loro, "gli esercizi da uomini", ovvero addominali e flessioni.

E non manca poi il tempo per affinare le doti di perfetti uomini di casa con pulizie di fino e sistemazione delle stanze. Per non parlare poi della possibilità di cimentarsi in nuove e succulente ricette! (Stasera lasagne al ragù!)

Ovviamente al primo posto c'è lo studio e grazie anche ai volontari della scuola Penny Wirton e ai professori del CPIA 5 di via Colletta, ormai i nostri ospiti conoscono qualsiasi strumento per effettuare efficaci videochiamate e lezioni online. 

Certo, la preoccupazione non manca. I. ad esempio non smette mai di dirci che lui prega ogni giorno per tutti noi ed è sicuro che andrà tutto bene. Qualcun altro vorrebbe sapere quando poter ricominciare la borsa lavoro o quando sarà il fatidico appuntamento in questura per il rinnovo del permesso di soggiorno. Ci si sente come in una bolla di sapone, in una situazione delicata e fragile e non si vede l'ora di poter riprendere la vita normale. 

Ad ogni modo, se avete qualche suggerimento da darci su come sfruttare il tempo ancor meglio, siamo pronti! Nel frattempo L. il nostro "giullare" si nasconde negli armadi dotato di mascherina, guanti e occhiali da sole per non farsi trovare da Ermanno... "

 

Doudou e Vanessa durante una delle telefonate quotidiane ai nostri nonni

Doudou e Vanessa: sempre accanto ai nostri nonni

Doudou e Vanessa si occupano degli anziani del quartiere Adriano, i "nostri" nonni, che però in questo periodo non possono frequentare la Casa.

I nostri operatori allora, li chiamano tutti, tutti i giorni per sapere come stanno, per fargli compagnia e farli ridere un po'.

Dice Doudou: "Ogni giorno mi chiedono quando potranno tornare alla Casa e li tranquillizzo, dicendo loro di portare pazienza, che presto ci rincontreremo"

"Si sentono molto soli, hanno bisogno di parlare, di raccontarci le loro paure e di essere confortati. Una cosa mi ha davvero commossa: spesso sono loro a chiamare noi per chiederci come stiamo; si preoccupano per la nostra salute e di quella dei nostri familiari, perché per loro siamo come dei nipoti", racconta ancora Vanessa.

 

I nonni che partecipavano al gruppo teatrale

Lorena: i nonni della Casa e i flash mob musicali

Lorena è una volontaria della Casa e da alcuni mesi aveva avviato con i nostri nonni un laboratorio teatrale molto apprezzato.

Ora che le attività sono ferme, Lorena ha mantenuto un contatto telefonico con i suoi "allievi". Ci racconta: "Gli anziani vivono con disagio e sofferenza questa segregazione forzata, che però capiscono essere necessaria". 

"Sono dispiaciuti per l'interruzione delle attività in Casa della carità, compreso il laboratorio teatrale e sono stanchi e un po' malinconici per il prolungarsi dell'isolamento. Ma non tutti si scoraggiano...".

"Alcuni di loro mi hanno infatti detto di aver utilizzato le fotocopie con i testi delle canzoni proposte nei nostri incontri del venerdì per cantare sul balcone di casa nei flash mob".

 

I disegni che i bimbi di Simona hanno appeso alla porta di casa.

Simona: andrà tutto bene, se...

Simona è un'operatrice della Casa della carità e ci manda uno scritto... per pensare al futuro.

"Ai bambini bisogna dirlo: andrà tutto bene! Se me lo hanno detto, se me lo hanno fatto scrivere, se lo leggo sugli altri palazzi, allora sarà così... ma noi adulti non raccontiamocela".

"Il coronavirus ha messo gli esseri umani dinanzi alla loro stupidità. Pur così feroce, diciamolo: è la voce dell’innocenza. È esattamente come quel bambino che, nella famosa fiaba di Hans Christian Andersen, svela che il re è nudo. Mentre imperterriti, sfilavamo nella sfarzosità insostenibile e predatoria del nostro vivere, il coronavirus ci ha fermati, dicendoci che siamo nudi!"

"È tempo di destarci. E allora, come nella fiaba, iniziamo a sussurrare all’altro quel che il bambino aveva detto. Sussurriamo all’altro quello che il coronavirus ci sta dicendo. È un doveroso passaparola per cogliere questa grande opportunità di cambiamento che ci viene violentemente offerta".


 
Scarica e leggi il testo integrale di Simona (39.18 KB).

Foto del nostro operatore Silvano, rimasto a casa

Silvia: una poesia per noi

Silvia, una sostenitrice della Casa, ci manda questa poesia di Kitty O’ Meara, "nata - ha spiegato l'autrice - da un forte desiderio di combattere l’angoscia di questo periodo storico".

E la gente rimase a casa
e lesse libri e ascoltò
e si riposò e fece esercizi
e fece arte e giocò
e imparò nuovi modi di essere
e si fermò
e ascoltò più in profondità
qualcuno meditava
qualcuno pregava
qualcuno ballava
qualcuno incontrò la propria ombra
e la gente cominciò a pensare in modo differente

 

e la gente guarì.

E nell’assenza di gente che viveva
in modi ignoranti
pericolosi
senza senso e senza cuore,
anche la terra cominciò a guarire
e quando il pericolo finì
e la gente si ritrovò
si addolorarono per i morti
e fecero nuove scelte
e sognarono nuove visioni
e crearono nuovi modi di vivere
e guarirono completamente la terra
così come erano guariti loro.


Bea con il suo striscione

Bea: "Ce la faremo!"

Bea è la figlia di Felicia, una delle ex ospiti del Centro di Autonomia Abitativa della Casa della carità, che oggi vive in una casa tutta sua.

Come stanno facendo tutti i "nostri" bambini, anche Bea ci manda un messaggio di incoraggiamento.

"Forza Italia! Ce la faremo!"

 

Una stanza dell'Accoglienza Donne

Elisa: Fogli che parlano di normalità insieme a fogli che parlano di straordinarietà...

Elisa è la responsabile dell'Accoglienza Donne della Casa della carità.

Ci racconta che questo non è un momento per niente facile per le nostre ospiti: "Fanno fatica, a volte litigano".

"Però - dice Elisa - ci sono anche momenti simpatici. L'altra sera, per esempio, per passare il tempo si sono messe a far ginnastica in corridoio".

 

Silvano: l'Italia ai tempi del coronavirus

Un montaggio di foto realizzato dal nostro operatore Silvano, accompagnato da "Solitude" di Billie Holiday

 

Il disegno realizzato da Hakim

Hakim: "Andrà tutto bene"

Hakim è uno dei piccoli ospiti del centro di autonomia abitativa della Casa. 

Come lui, tutti i "nostri" bambini ci stanno regalando in questi giorni, così difficili anche per loro, bellissimi messaggi di speranza.

 

Il piccolo orto sul balcone

Mariarosa: eppure è tempo di primavera

Ci scrive Mariarosa:

"Vorrei condividere con voi questo piccolo orto che un'amica ha preparato sul balcone con i propri bimbi...

in attesa che la vita con forza, come è in un piccolo seme... inizi.

Un abbraccio"

 

Gli ospiti di SoStare al lavoro per realizzare le mascherine

SoStare: colori e fantasia per passare il tempo

Come tutti noi, anche gli ospiti della Fondazione stanno rispettando le regole e non escono dalla Casa della carità.

Passare il tempo, però, non è sempre facile.

Ma la fantasia dei nostri operatori è grande e così a SoStare si fabbricano mascherine con la stoffa. 

 

Una delle foto di Raggio, che testimoniano i mezzi pubblici vuoti.

Raggio: dove sono andate le persone?

Raggio è uno dei custodi della Casa della carità e, quando è di turno, arriva dal suo paese, Carate Brianza, con i mezzi pubblici che in questi giorni, ci racconta con alcune immagini, sono deserti così come la cittadina dove vive.

 

"Decollage in via Padova, quasi all'angolo con via don Orione"

Giordano è un volontario della Casa e in questo momento ha scelto di condividere la poesia di Pasolini "Profezia"

Profezia
di Pier Paolo Pasolini

A Jean Paul Sartre, che mi ha raccontato la storia di Alì dagli Occhi Azzurri.
                                  Alì dagli Occhi Azzurri
                                  uno dei tanti figli di figli,
                                  scenderà da Algeri, su navi
                                  a vela e a remi. Saranno
                                  con lui migliaia di uomini
                                  coi corpicini e gli occhi
                                  di poveri cani dei padri
sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sé i bambini, e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua. Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali.

 

                                  Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,
                                  a milioni, vestiti di stracci,
                                  asiatici, e di camice americane.
                                  Subito i Calabresi diranno,
                                  come malandrini a malandrini:
                                 "Ecco i vecchi fratelli,
                                  coi figli e il pane e formaggio!"
                                  Da Crotone o Palmi saliranno
                                  a Napoli, e da lì a Barcellona,
                                  a Salonicco e a Marsiglia,
                                  nelle Città della Malavita.
                                  Anime e angeli, topi e pidocchi,
                                  col germe della Storia Antica,
                                  voleranno davanti alle willaye.                                  

                                  Essi sempre umili
                                  Essi sempre deboli
                                  essi sempre timidi
                                  essi sempre infimi
                                  essi sempre colpevoli
                                  essi sempre sudditi
                                  essi sempre piccoli,
essi che non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare,
essi che vissero come assassini sotto terra, essi che vissero come banditi
in fondo al mare, essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo,
                                 essi che si costruirono
                                 leggi fuori dalla legge,
                                 essi che si adattarono
                                 a un mondo sotto il mondo
                                 essi che credettero
                                 in un Dio servo di Dio,
                                 essi che cantavano
                                 ai massacri dei re,
                                 essi che ballavano
                                 alle guerre borghesi,
                                 essi che pregavano
                                 alle lotte operaie...
                            ... deponendo l'onestà
                                delle religioni contadine,
                                dimenticando l'onore
                                della malavita,
                                tradendo il candore
                                dei popoli barbari,
                                dietro ai loro Alì
dagli occhi azzurri - usciranno da sotto la terra per uccidere -
usciranno dal fondo del mare per aggredire — scenderanno
dall'alto del cielo per derubare — e prima di giungere a Parigi
                                per insegnare la gioia di vivere,
                                prima di giungere a Londra
                                per insegnare ad essere liberi,
                                prima di giungere a New York,
                                per insegnare come si è fratelli
                                — distruggeranno Roma
                                e sulle sue rovine
                                deporranno il germe
                                della Storia Antica.
                                Poi col Papa e ogni sacramento
                                andranno su come zingari
                                verso nord-ovest
                                con le bandiere rosse
                                di Trotzky al vento...


Al lavoro, in giro per Milano

Alberto: #iorestosulterritorio

Ciao, sono Alberto...

Provo a farvi vivere una giornata tipo delle nostre alla Custodia sociale, con i messaggi whatsapp e le telefonate che si rincorrono.

C’è chi dice: “È impegnativa, almeno io cammino e trotto come al solito!”.
C’è chi racconta che ha due utenti in quarantena, perché sono state a contatto con un'operatrice che è risultata positiva al virus. Sono persone con fragilità psichiche, immaginate voi cosa significa far capire loro che cosa sta succedendo e come comportarsi. E in più noi dovremmo andare a casa loro il meno possibile, se non per niente, in quanto possibili veicoli di contagio… a volte è un vero delirio.

E poi c’è l’utente che, dopo avergli spiegato tutto per bene, mi chiama e mi dice: “Alberto, ci andiamo a prendere quel buon affogato al caffè che ci piace tanto…?”

Ma nonostante la fatica non molliamo. E abbiamo un nostro hashtag da combattimento! #iorestosulterritorio

 

Alcuni volontari del guardaroba

Matilde: penso ai nostri "scarti"...

Matilde è la presidente dell'Associazione Volontari della Casa della carità e coordina le oltre 100 persone che supportano la Casa in tantissime attività e che, purtroppo, in questo momento sono ferme.

"Tra noi - dice - c'è una rete virtuale molto attiva, dal gruppo Docce e Guardaroba a quello dell'Ascolto".

"Io che sono over 75 - racconta ancora Matilde - sono praticamente ai domiciliari dall'8 marzo, ma non mi lamento: mi ritengo una privilegiata con una casa dove puoi girare, un marito con cui vado d'accordo e spazio più che sufficiente per occuparci delle nostre cose senza darci fastidio, una rete di familiari e amici con cui puoi comunicare in tanti modi, tanti interessi, cibo a sufficienza...".

"Penso invece ai nostri 'scarti', sempre più scarti e deprivati anche di quel poco che avevano, e in più multati! È il colmo!".

 

Iole e Laura

Iole e Laura: noi resistiamo e sorridiamo

 

Il disegno delle bimbe di Tillanzia

Un arcobaleno contro la paura

Zianah e Giovanna sono due piccole ospiti di Tillanzia, la struttura della Casa dedicata alle donne e alle mamme in difficoltà con i loro bambini.

Quando Tiziana, la coordinatrice di Tillanzia, si è sentita dire da loro "Tizi, ci dai dei fogli, vogliamo fare un disegno", non sapeva che cosa avessero in mente... e poi, ecco la sorpresa.

"Ora questo arcobaleno è appeso sulla porta di Tillanzia e anche tutti gli altri bambini ospiti insieme alle mamme stanno realizzando tanti arcobaleni, che attaccheremo sulle pareti del salone. È un modo per colorare la nostra casa, ma anche queste giornate non semplici", spiega Tiziana.

 

Il panorama visto da Silvano, da casa

Silvano: un po' di profondità visiva...

... per amici e colleghi che vivono in città

 

Uno dei piccoli ospiti di Casa Nido

Luisa: dobbiamo rimanere positivi

"La preoccupazione c'è, ma credo che dobbiamo essere positivi e mettere in gioco tutte le nostre capacità, per superare questo momento".

A dirlo è Luisa, responsabile di Casa Nido, l'insieme di appartamenti che in via Brambilla accolgono piccoli nuclei familiari.

"Uno dei nostri papà - racconta - ha subito un trapianto e da quando è scoppiata questa emergenza non esce. Eppure nell'appartamento c'è un bel clima, passa il tempo con i bambini, giocano. Riescono a trovare la felicità anche in questo momento".

Luisa segue anche gli appartamenti per la residenzialità temporanea che la Casa gestisce sul territorio milanese, dove normalmente si reca per far visita agli ospiti: "Purtroppo in questo momento non possiamo incontrarci, ma continuiamo a mantenere il contatto sentendoci al telefono".

 

Il secondo piano della Casa

Pietro: è strano vedere la Casa così, quasi deserta

Pietro è il responsabile della logistica della Casa della carità. Da settimane è impegnato con i suoi colleghi a sanificare gli ambienti, a organizzare gli spazi e a prendere tutte le misure possibili per tutelare la salute di ospiti e operatori.

"Stiamo facendo uno sforzo grandissimo", dice.

E se questo momento di "sospensione" viene colto per fare quei piccoli lavoretti che normalmente non si ha tempo di fare, in questi giorni per chi è impegnato in via Brambilla c'è una strana atmosfera.

"È strano vedere la Casa così, quasi deserta ed è per me un po' desolante il pensiero che in questo periodo abbiamo dovuto sacrificare alcune attività e negare un aiuto a chi ne ha bisogno, che è la nostra missione", spiega.

 

 

Fondazione Casa della carità "Angelo Abriani" - via Francesco Brambilla 10 - 20128 Milano - C.F. 97316770151 - Credits

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