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"Non parliamo più di integrazione ma di dignità"

17 novembre 2011

Governo Monti, ad Affari Italiani parla don Colmegna.

"Il ministero della Cooperazione era necessario ma nei confronti degli stranieri non parliamo più di integrazione, che sottintende un assorbimento, ma di sviluppo di dignità attraverso il lavoro e la cultura". Ne è convinto il presidente della Casa della Carità di Milano don Virginio Colmegna, che sceglie Affaritaliani.it per dare consigli al neo ministro Riccardi e dare un giudizio sul governo Monti.

Un esecutivo di tecnici la convince?
"Credo che convinca la qualità perché in questo momento c'è un grande bisogno di rasserenare la situazione e di affrontare la crisi con le competenze che sono certamente tecniche. Ma rilancia anche il bisogno di una politica che crei quel tessuto sociale che dia il senso di una politica diversa. Non è solo un governo tecnico ma è anche un esecutivo che chiede alla politica che cambi strategie e modo di muoversi".

E' dunque solo un passaggio per arrivare a una nuova politica?
"Sì è una fase di transizione per superare la crisi, poi la politica deve impossessarsi di nuovo dell'etica e della trasparenza. Bisogna trovare i punti che uniscano e consolidino giustizia sociale ed equità, tradurre in scelte politiche alcuni richiami valoriali. I grandi statisti del passato sono stati persone che hanno portato dentro la politica il senso del vivere comune e la coerenza sugli stili di vita e hanno testimoniato una politica sobria".

Era necessario un ministero della Cooperazione e dell'Integrazione?
"In una fase come questa credo proprio di sì. Viviamo in un periodo in cui si assiste a una continua conflittualità ed è necessario attuare strategie per superarla. E, basti pensare al Medio Oriente, le politiche estere ormai si confrontano anche con il tema della cooperazione e dello sviluppo quindi credo che questo ministero sia importante".

Come giudica la scelta del fondatore della Comunità di S. Egidio alla guida del nuovo ministero?
"Riccardi è una figura di grande prestigio e di qualità, è una persona che ha maturato un'esperienza e una competenza non autoreferenziale ma a disposizione degli altri. Ha lavorato molto anche sull'Africa, sulla cooperazione, sulla pace e questi sono valori estremamente importanti".

Quali sono i primi due provvedimenti, uno per la cooperazione e uno per l'integrazione, che il neo ministro dovrebbe attuare?
"Valorizzare l'attenzione verso i paesi esteri affinché si crei non solo una politica di integrazione qui ma anche una politica di sviluppo negli Stati di provenienza degli immigrati. E' necessario porre la questione Africa come questione centrale. E si deve affrontare il fatto che molte persone, acquistando fiducia, possano tornare nel loro paese e diventare classe dirigente. Gli stranieri che vivono in Italia sono invece ormai parte della nostra cittadinanza: nei loro confronti è necessario cambiare il linguaggio e non parlare più di integrazione, che sottintende un assorbimento, ma di sviluppo di dignità attraverso il lavoro e la cultura. Dobbiamo lasciarci alle spalle il linguaggio rancoroso e costruire quello della possibilità".

 
 
 

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