FlexCMP

Quarta domenica di Avvento

Is. 16,1-5; I Tess. 3,II-4,2; Mc II, 1-11

Domenica 4 dicembre 2011

"Voi conoscete quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù". E' per questo, dice ancora Paolo, "che il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell'amore fra voi e verso tutti". Si tratta allora di prepararsi all'incontro con Gesù, questo Gesù che viene "da trionfatore" cavalcando un'asina, un puledro carico della simbologia dell'umiltà, della debolezza. E' la forza della debolezza che sorprende: i potenti sono sconvolti da questo Osanna e lode per un Messia che entra in Gerusalemme su un puledro sul quale nessuno era ancora salito. E' il grido  del Magnificat: "ha rovesciato i potenti dal trono, ha innalzato gli umili". E' un nuovo giudizio che entra nella storia umana "un giudice sollecito del diritto e pronto alla giustizia" dice la profezia di Isaia. E questo avvento ci fa cantare di gioia come abbiamo proclamato nel salmo; noi siamo qui in questa casa, attorno a questa mensa, convocati dalla sua Parola. E' un ascolto che crea un inizio, perché la sua Parola è feconda, è generosa perché ci perdona, ci fa essere suoi discepoli ricominciando un cammino anche là dove l'avevamo interrotto o dimenticato.

Avvento è tempo forte , è richiamo all'attesa, allo scrutare l'orizzonte per mantenere lo sguardo attento all'irrompere debole e umile di Gesù. Avvento significa attendere non in modo passivo, ma capaci di riempire questa attesa di speranza. La speranza non è nostra, è dono, un dono che arriva anche là dove non parrebbe possibile. Ci confondiamo tra la folla a cantare "Osanna", sapendo che è un grido a volte non accompagnato da scelte di dedizione, un canto che sta a volte alla superficie; noi, invece, oggi dobbiamo dire "Osanna" nella gioia più profonda che nasce dal dirsi e dall'essere suoi discepoli. La fede è questo arrendersi alla buona notizia del Vangelo, è farsi pellegrini del suo tragitto, stando  con Lui. La novità è che, per stare con Lui, dobbiamo confonderci tra la folla per poi accettare "essendo ormai l'ora tarda di uscire verso Betania" cioè di lasciare il tempio e la città e raccogliersi attorno e con Lui.  Dobbiamo infatti fissare lo sguardo su Gesù che sta tra la gente, in questa casa, nella storia che viviamo.

Noi stiamo ospitando ragazzi adolescenti che ci interrogano molto, che ci richiedono di fermarci ad ascoltare quanto di nascosto e profondamente vero esce da quei volti. Stiamo vivendo un succedersi di richieste di aiuto  che non possono essere assorbite dalla ritualità del "non c'è più posto" come sentiremo proclamare nella notte di Natale, con Maria e Giuseppe in cerca di ospitalità. Dobbiamo allora, tutti insieme, sentirci convocati a osannare questo Gesù che si fa debole con i deboli, che non si incammina con la forza e ci insegna che la via della pace è quella della debolezza, è la follia della croce, di un confidare in un Dio apparentemente sconfitto e tradito dalla libertà, data come dono bello della creazione che è Alleanza. Stare a questa mensa insieme significa sapere che stiamo vivendo una comunione soprannaturale, che vi è un legame di fraternità, un vincolo di parentela che ci unisce. A volte viviamo il rito nella sua esteriorità come un gesto didattico semplicemente: vi è invece un mistero profondo anche qui, che si realizza e si rivela.

E' questo corpo donato e sangue versato  che è memoria  viva, presenza di comunione. Diventiamo come una cosa sola e non possiamo poi dividerci e non cogliere che questo sentimento non è semplicemente un moto del cuore, un nostro sentimento, ma è un dono creativo che ci porta a gioire della forza riconciliante del perdono. Gesù è il Rivelatore dell'amore del Padre, è questo Gesù che sta per venire, sì in questo mondo affaticato e indifferente, carico di ingiustizie e povertà, di guerre e di vittime innocenti. Ed allora " il tempo è buono" e quindi affrettiamo il nostro cammino e continuiamo a richiamarci all'attesa del Signore che viene. Vegliamo, preghiamo, portiamo in questa attesa anche la serenità del digiuno, della fatica, ma scaldiamo i nostri cuori.

Il Signore ci fa dire "Osanna" ma riporta a noi il richiamo di essere in Avvento, in un tempo di attesa. Preghiamo davvero con il silenzio che entra nella nostra quotidianità, ascoltiamo la sua voce, il suo invito. Sono giorni che scorrono veloci, ma che debbono essere colmi del fremito e del gemito dell'attesa, portandovi anche il dolore del mondo e la gioia innocente dei bimbi che fanno festa.
Guardiamo a Maria, donna che porta nel grembo il Salvatore che sta per venire. Che lo Spirito Santo riempia i nostri cuori, che dai cieli " piova il Cristo" . Amen.

 

Fondazione Casa della carità "Angelo Abriani" - via Francesco Brambilla 10 - 20128 Milano - C.F. 97316770151 - Credits

Chiudi la versione stampabile della pagina e ritorna al sito