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Terza domenica di Avvento

Is 5,1-6; 2 Cor 2,14-16; Gv 5,33-39

Domenica 27 novembre 2011

Dal profeta Isaia esce il grido "Ascoltatemi". E' un invito a rileggere in profondità gli eventi che viviamo, noi che siamo in cerca di giustizia. Tra i tanti drammi, ho nel cuore l'ennesima tragedia del mare , di profughi che cercavano una terra ospitale, che fuggivano da luoghi di guerra e di dominio ingiusto. Sì è lo sguardo che spesso abbiamo o dobbiamo avere: non scambiare l'aiuto in un fare che non ha il coraggio di sostare e riflettere, ma guardare che dietro a quella richiesta di aiuto vi è il volto, la presenza di Gesù, come ci ricorda il Vangelo di Giovanni. E' quella testimonianza "superiore" che ci consegna l'amore misericordioso di Dio.

E' questo nuovo linguaggio spirituale, radicato in noi come credenti e come comunità, a cui dobbiamo educarci. "Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo". Dobbiamo, dice Paolo, ascoltare "l'odore di vita per la vita". E' un modo di stare e di vivere che ci consegna una dimensione dell'esistenza che spesso non ci sorprende e non ritroviamo. "Voi pensate di scrutare le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna", ma dobbiamo lasciare alle spalle l'arroganza del sapere, di possedere la verità; dobbiamo lasciarci incontrare dall'inatteso, da questo nuovo linguaggio che è l'alfabeto nascosto della carità ospitale.

La profezia di Isaia ci invita a fare memoria, a guardare Abramo, a questa fede che è narrata nella storia che viviamo, testimoniata da questa benevole e misteriosa salvezza regalata dall'amore di Dio. "Alzate il vostro sguardo". Sì, dobbiamo contemplare e avvertire che il Signore sta per venire, è animato da questo Gesù che si incontra, quasi si nasconde , nei volti delle persone. In questi giorni abbiamo avuto un'abbondanza di messaggi gioiosi nella testimonianza dell'ospitalità , fino al concerto di questa sera con i bimbi Rom in conservatorio: non più bimbi da compiangere, ma annunciatori di una felicità di convivialità e amicizia.

Certo, a  volte, non ci guardiamo nei volti, quei volti che parlano come quegli anziani che ieri hanno  accompagnato  la trasmissione  "A sua immagine"; oppure come quelli che affollano le docce, quelli che stanno e chiedono ascolto, gli ospiti, quelli ai quali diciamo di no, noi che pensiamo a volte di fare senza cogliere questo nuovo linguaggio non scritto, a volte confuso, che si rivela se abbiamo l'umiltà di inginocchiarci e di consegnare a Lui tutti questi sguardi, queste richieste di aiuto a volte frantumato e appesantito di errori. Dobbiamo ascoltare il richiamo del Vangelo "la sua parola non rimane in voi".

Dobbiamo stare di fronte a Lui, quasi senza parole, miti e orfani del nostro orgoglio, per fidarsi di Lui, di questo Gesù che testimonia l'amore del Padre che salva. E' questa spiritualità di avvento che deve diventare preziosa e custodita. Certo abbiamo tante difficoltà, tante paure, ma il miracolo è dire "sia fatta la tua volontà", portando in questa intercessione questo ascolto, questo grido di dolore che a volte sta anche nel delirio di chi sta male. "Melodie di canto ci saranno" dice il profeta. Ecco, impariamo a vivere così il nostro Avvento. "La mia giustizia non verrà distrutta". Donaci o Signore di comprendere questo e ti consegniamo tutto il nostro cammino che è pieno di difficoltà perché a guidarlo sono i poveri che tu ami. Noi vorremmo stare al loro passo.

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