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Un progetto di difesa dei migranti vittime di tortura e reati

Lo ha lanciato don Colmegna al termine del convegno "Africa, alle radici dell'immigrazione"

14 marzo 2019

"All'ascolto delle preziose conferenze di oggi, vogliamo far seguire l'impegno. Stimolati dagli interventi del 
sottosegretario alle Nazioni Unite Adama Dieng e dello scrittore senegalese Boubacar Boris Diop, vorremmo oggi lanciare un'idea: un progetto di difesa dei migranti vittime di tortura e reati, uno spazio da realizzare insieme ad altri enti e istituzioni, dove prendersi cura di tutte quelle persone che hanno subito violenze che hanno lasciato segni indelebili nella mente e nel corpo, perché trovino innanzitutto un contesto di accoglienza, familiarità e riconoscimento", così don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità, al termine del convegno "Africa, alle radici dell'immigrazione", promosso dal Centro Studi SOUQ della Casa della carità con COSA - Centro Orientamento Studi Africani e Rivista Africa.

Al centro dei lavori, gli interventi di due autorevoli protagonisti della vita culturale e politica africana: Adama Dieng, sottosegretario alle Nazioni Unite e consigliere del Segretario Generale sul genocidio, e Boubacar Boris Diop, scrittore senegalese, autore di romanzi, saggi e opere teatrali.

"Durante il viaggio verso l'Europa o altri luoghi, molti migranti e rifugiati sono stati vittime o testimoni di crimini e violazioni dei diritti umani, compresi omicidi, sparizioni, schiavitù, estorsione, stupri, torture e altre forme di trattamenti disumani e degradanti. Inoltre, quelli che arrivano a destinazione, spesso devono affrontare ostilità, razzismo e xenofobia. Io credo fermamente che noi tutti abbiamo la responsabilità, non solo di mitigare le sofferenze di migranti e rifugiati, ma anche di promuovere i diritti umani, la coesione sociale e la pace", ha detto in proposito Adama Dieng nel suo intervento.

Boris Diop ha invece affrontato il tema degli stereotipi, definendoli "animali dormienti" che possono però risvegliarsi e avere addirittura un carattere omicida. Diop ha portato l'esempio del genocidio del Ruanda, di cui il prossimo 7 aprile si commemora il 25° anniversario, sottovalutato dalla comunità internazionale, perché per molti erano solo africani, per natura crudeli, che si uccidevano tra di loro. "Nel silenzio della comunità internazionale, sono morte 10mila persone al giorno per 100 giorni".

“Il tema del convegno verte sull'immigrazione come fattore culturale e sull'Africa, ritenuto oggi il continente da cui si originano i maggiori flussi migratori. L’evento vuole accendere una luce su questo tema pressoché misconosciuto e troppo spesso negato e sulle conseguenze della sua strumentalizzazione imperniata sull’odio, che sta alimentando conflitti sociali e xenofobici in Italia e in molti altri paesi. Oggi è indispensabile conoscere l’Africa aldilà degli stereotipi partendo dal dato di fatto che, troppo spesso, la migrazione non è che il portato di atrocità criminali o della loro incombenza”, spiega Baye Ndiaye, presidente di COSA - Centro Orientamento Studi Africani.

 

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