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V Domenica dopo Pentecoste

Gen 17,1b-16; Rm 4,3-12; Gv 12,35-50

29 giugno 2015

“Non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo” dice Gesù. E vi è una condanna che ci deve fare molto pensare: “Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio”. E’ un continuo richiamo alla dimensione del credente che si fida del Signore, si abbandona a Lui. Padre della fede è Abramo a cui è promessa una discendenza universale.

E’ la promessa di Dio raggiunge Sara, il suo nuovo  nome . E’ benedetta da Dio, il suo grembo è fecondato, nascerà un figlio e “nazioni e re di popoli nasceranno da lei”. Questa universalità è donata ad Abramo e Sara. E’ la fede che sgorga dalla giustizia di Dio e i credenti portano nel corpo il segno di questo consegnarsi, consacrarsi a Dio che è promotore della Alleanza con l’umanità e con tutto il creato. E’ l’orizzonte che si apre al credente, della comunità dei discepoli che debbono raccontare, imprimere nel mondo, nel corpo di ciascuno questa apertura all’ ”infinita misericordia di Dio”. E non possiamo fare altro che avvertire, oggi più che mai, quanto l’Eucarestia, la comunione con il corpo donato e il sangue versato di Gesù è il mistero rivelato di Dio  che è venuto in Gesù per salvare il mondo.

Questo mondo è attraversato da violenze e distruzioni inaudite, di un fanatico e scellerato uso della violenza omicida che infrange il nome di Dio. E’ un sacrilegio violento, che è portato a lacerare il corpo del Cristo, vittima innocente. In Lui dobbiamo avvertire quanto il male, l’ingiustizia, la violenza tradiscono il progetto di Dio, entrano anche nel corpo, liberano l’apparente e demoniaco esplodere del potere della morte, che segna la vita di ognuno. Eppure la fede è questa breccia, questa fessura di vita e libertà di amore che vince la morte. La storia del mondo, questo calvario libera in Gesù il perdono e il futuro di riconciliazione.

“Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”E da lì rileggere la nostra quotidianità, il nostro comprendere cosa e perché dare senso al nostro cammino. Rileggiamo la quotidianità di Casa della carità, del nostro ospitare, stare nel mezzo, interrogati come siamo dal clima culturale di rifiuto. Come vivere la nostra fede, come riscoprire la gioia e la passione di essere figli del medesimo Padre?         

 

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