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Son tutte belle le mamme di Casa Nido

In occasione della festa della mamma, le operatrici della fondazione raccontano le storie di alcune donne accolte in via Brambilla con i loro figli

Grida di gioia interrotte, ogni tanto, da un pianto di sonno. Prima di vederli, i bimbi della Casa, li senti in tutta la vivacità dei loro 3, 4, 5 anni. Abituati a stare in silenzio nei lunghi viaggi che li hanno portati da chissà dove a Milano, adesso finalmente si scatenano, incuranti dei richiami di chi cerca di zittirli. In via Brambilla sono loro, ospitati insieme alle mamme nei quattro appartamenti di Casa Nido, l’immagine più netta della tranquillità riconquistata con i più grandi che salgono e scendono le scale, dal biliardino del piano terreno ai peluche del primo piano, e i più piccoli che preferiscono giocare sui tavolini fatti apposta per loro.

Nei dieci anni passati dal gennaio 2005, la pattuglia di mamme con figli ospitata in Casa Nido si è ogni anno arricchita di nomi, di storie, con i suoi 63 nuclei famigliari accolti, 194 persone di cui 114 minori. Belle storie, qualcuna all’inizio difficile, qualcuna dal passato che è meglio tacere, moltissime con un esito positivo.

Tea Geromini, responsabile di Casa Nido, queste storie di mamme e bimbi se le ricorda tutte. Quella di Fatì e di Tes, per esempio. Fatì, arrivata dal Camerun giovanissima e rimasta presto incinta, in un centro d’accoglienza incontra Giulia, professionista quarantenne milanese di buona famiglia, insegnante di latino e moglie di un avvocato, volontaria appassionata. Quando Fatì diventa ospite di Casa Nido con la sua piccola bimba, le educatrici la incoraggiano a riprendere il legame con Giulia.

Ricorda Luisa Brembilla, operatrice della Casa: “Cercava lavoro ma non sapeva da che parte cominciare, in Camerun viveva in una famiglia agiata e in Italia non aveva mai avuto esperienze, per cui all’inizio è stato difficile conciliare l’essere madre e lavoratrice. Per fortuna, c’era Giulia con cui si è subito creato un ottimo rapporto, fatto di pareri condivisi e consigli reciproci, visto che lei conosceva la ragazza da ben prima di noi”. E, infatti, grazie all’interessamento di Giulia, Fatì alla fine ha trovato un lavoro a tempo indeterminato in una fabbrica di profumi di Monza e, dulcis in fundo, un piccolo appartamento in affitto dove vivere con la sua piccola.

Anche Tes, giovane rifugiata politica in fuga dall’opprimente regime eritreo, è mamma di una bimba. E’ intraprendente, Tes, e quando arriva a Casa Nido, ricorda Luisa, “ha già un lavoro come assistente socio-assistenziale in una casa di riposo”. Non contenta dei corsi fatti, mentre è in Casa Nido Tes studia per ottenere un’ulteriore qualifica europea che si rivela quanto mai utile, quando conosciuto un connazionale, insieme decidono di cercar fortuna all’estero, in Norvegia, dove entrambi trovano casa e lavoro, Tes come operatrice sociale, grazie proprio al titolo di studio ottenuto mentre era ospite della Casa. La sua bimba crescerà in Norvegia ma un pezzo di cuore è rimasto in via Brambilla.

 

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