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Festa della famiglia

Sir, 7,27-26; Sal 127 (128), 1-5; Col 3,12-21; Luca 2,22-33

4 febbraio 2013

“Ora puoi lasciare che il tuo servo vada in pace”. E' la preghiera del vecchio Simeone, uomo giusto e pio che aspettava ”la consolazione di Israele”: questa è Gesù, il Figlio di Maria e Giuseppe, figlio dell'uomo e figlio di Dio ricolmo dello Spirito. dunque in un contesto di famiglia, affettuosa e rispettosa delle usanze e dei riti che si rivela e si contempla il mistero d' amore che è Gesù, salvezza “preparata da te davanti a tutti i popoli”. É una famiglia che si stupisce delle “cose che si dicevano di lui”. Gesù ha scelto di consegnare all'umanità tutto il valore degli affetti, della cura, perché' ciascuno possa crescere amato e custodito nei sentimenti profondi. La festa della famiglia, il Vangelo di oggi, ce la fa avvolgere da sentimenti di tenerezza, bontà, umiltà, mansuetudine, magnanimità, come dice Paolo.

Quanto contano questi sentimenti che spesso non custodiamo e, a volte, frettolosamente non riusciamo a renderli itinerario di crescita interiore, di memoria e riconoscenza; è un patrimonio educativo che raggiunge il suo culmine nella carità, che deve rivestire il tutto. E' un'educazione al ringraziamento per i doni della vita, di come ci è stata regalata nella pienezza di affetti. Ci carica nella carità di responsabilità per quelle situazioni di vita segnate da abbandono, da solitudine o addirittura negazione. I sentimenti familiari sono da far crescere, diffondere. Non ci può essere luogo pieno di umanità che non sia casa, cioè un abitare dove vibrano sentimenti buoni, il calore degli affetti. E “la parola di Dio tra voi” nella sua ricchezza e ci sia tanta capacità di non subire i ruoli, ma di avere la pazienza interiore di custodire un clima di perdono e riconciliazione.

Non ci si può scoraggiare e bisogna guardare alle tante situazioni di vita, a quella sapienza educativa che la prima lettura ci richiama, che ci ricorda che non siamo eterni. “Ricordati della tua fine”. Ecco raccolgo così i pensieri che mi raggiungono dopo aver ascoltato la Parola Dio e mi sento subito richiamato a comprendere che famiglia significa proprio sentirci nella famiglia umana, in quel richiamo a legami di fraternità e di perdono che ci devono consegnare a uno sguardo e un cuore attraversato da compassione, gioia, condivisione e anche speranza, pianto, bisogno di pace e perdono. La famiglia umana è lacerata, carica di inimicizia, le nostre città come dall'inizio nascono con il marchio di un omicidio, si pensi a Caino, con l'illusione di salire al cielo con Babele. Eppure è un'umanità amata, che vede nella famiglia di Nazareth il segno operoso e pieno di tenerezza che l'umanità ha questo destino di amore fraterno, di riconciliazione vera a sincera. Ecco perché non può esistere vita di carità, se non lascia tracce vere di tenerezza e di amicizia.
Gesù ci salva riconsegnandoci la bellezza dell'umanità che è in noi, il dono della vita, il coraggio che sconfigge le paure. Vi è nella famiglia di Nazareth anche il segno di solitudine, di riflessione, di stupore che chiede di essere trattenuto nel cuore, come ha fatto Maria.

Noi spero pensiamo che gli affetti siano ritmati da scelte possessive che, al contrario, lasciano insoddisfazione. Gli affetti profondi sono quelli che portano su di se' il ritmo della debolezza, del limite che si apre all'attesa di pienezza. La speranza che sgorga da questa festa è quella di vivere intensamente con interiorità, con uno sguardo fisso su Gesù che accetta di  essere in pieno ebreo e insieme annunciatore di una salvezza che è per tutti. E' la sapienza del vecchio Simeone che ha saputo attendere.
Noi dobbiamo sentirci richiamati alla pazienza dell'attesa e questo è possibile se davvero sappiamo condividere a mantenere lo stupore.

Quanta famiglia manca nella nostra comunità, quanta è lontana l'umanità di sentirsi famiglia. Per essere tale dobbiamo respirare l'universalità, sentirsi e vivere come comunità di essere porta aperta, convivio e mensa dove tutti possiamo sentirci uniti. Preghiamo oggi per le famiglie, ma anche per le non famiglie che hanno bisogno essere attraversate da questi sentimenti di pace che la Parola ci offre. Invochiamo lo Spirito anche per questa casa, che deve sentirsi ricca di questa cura familiare. Sentiamoci richiamati a questo modello che è la famiglia di Nazareth, nella normalità di famiglia come Giuseppe e Maria ci consegnano. Sono i trent'anni che sembrano quasi insignificanti e invece sono il fondamento della salvezza e dal dono della vita che è Gesù. Come il vecchio Simeone aveva intravisto. E' una famiglia che deve fuggire, deve viver con uno sguardo che deve sempre ricercare, comprendere.

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