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Il nostro Cisse alle Giornate FAI di Primavera

Ospite della Casa, ha partecipato al progetto "FAI ponte tra culture"

5 aprile 2019

Tra le 40mila guide volontarie che, lo scorso 23 e 24 marzo, hanno accompagnato i visitatori durante le Giornate FAI di Primavera, ce n’era una per noi molto speciale.
Si tratta di Ibrahima Cisse, ospite della Casa della carità, che ha partecipato al progetto “FAI ponte tra culture”, proposta del Fondo Ambiente Italiano che mira a favorire l’integrazione tra persone di diversa provenienza che vivono nello stesso territorio, attraverso l’arte e la cultura.

Così, dopo un percorso preparatorio, alcuni mediatori artistico-culturali di diversa nazionalità sono stati protagonisti delle Giornate di Primavera, durante le quali hanno raccontato le influenze artistiche che le loro culture d’origine hanno avuto sull’arte italiana o hanno approfondito la conoscenza di alcune opere provenienti dall’Africa, dall’America Latina o dall’Europa, presenti all’interno dei beni del FAI.

Cisse, insieme ad Khaled, somalo, Anna e Carlos, messicani, sono stati i ciceroni di Villa Panza a Varese, dove sono presenti alcuni manufatti africani, risalenti al periodo coloniale, raccolti da Giuseppe Panza e ora donati al FAI.
“Prima della presentazione, abbiamo fatto delle visite e un sopralluogo a Villa Panza. Mi hanno poi mandato alcune immagini e delle schede delle opere che avrei dovuto presentare: statue e maschere, soprattutto religiose, di diversi Paesi africane. Alcune le conoscevo, altre no e quindi ho chiesto informazioni ai miei amici, ho fatto delle ricerche e mi sono preparato”, racconta Cisse.

Per lui era la prima esperienza di questo genere: “È stato emozionante, una bellissima avventura. Già ammirare le opere d’arte è affascinante, ascoltare una persona che sa la storia lo è ancora di più”, dice Cisse.

E aggiunge: “È stata anche un’opportunità per mostrarci e fare vedere alle persone un’immagine diversa degli stranieri rispetto a quella che hanno in mente. Ogni tanto mi fermavano, mi facevano delle domande… ho visto l’emozione anche nei loro occhi, perché credo che non si aspettassero di trovare delle persone come me a fare una presentazione di questi beni, fatta anche come si deve”.

Sono state due giornate bellissime anche grazie alle persone del FAI che ci hanno seguito, Marco, Raffaella, Giovanni, direttore di Villa Panza e se avrò il tempo e la possibilità, mi piacerebbe farlo di nuovo”, conclude Cisse.

 
 
 
 

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