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Casa della Carità
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La cappella della Casa della carità
 
 

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Epifania

Is 60, 1-6; Tt 2, 11-3, 2; Mt 2, 1-12

È festa, è Natale come si celebra in Oriente nel rito , perché oggi si manifesta che questo bambino è il figlio di Dio. E’ un bimbo da adorare per consegnare a lui il dono più prezioso che abbiamo, proprio perché su di lui si fermata la stella che ha guidato i Magi, venuti dall’Oriente, come guidò i pastori. Questo bimbo è un dono per la salvezza di tutti, sconfigge i desideri omicidi e idolatri, la furbizia del potere, l’inganno di chi utilizza la profezia a proprio vantaggio, di chi ha paura di essere scalzato dal dominio e riempie la paura di violenza e di disegni omicidi. Erode è sconfitto con l’ironia dello Spirito che guida e consiglia i Magi, utilizzando l’ipocrisia dei sacerdoti e scribi per indicare Betlemme. Sapevano, ma quel sapere non li rendeva umili obbedienti, ma indifferenti e asserviti al potere di Erode. Erode, segno e simbolo del potere che domina e schiaccia, è impautito dalla nascita di un bimbo, dalla sua debolezza e dolcezza.
Davvero dobbiamo ascoltare quanto ci ha invitato a fare la lettera di Tito ”mostrando ogni mitezza verso tutti gli uomini.” Sì, la mitezza che ci porta nel cuore lo sguardo e il cuore aperto a tutti, a tutta l’umanità. Tutto il creato è convocato ad adorare questo bimbo. In Lui si svela l’amore del Dio che ci ama, ci precede con il suo amore, infonde in noi la speranza di accogliere e di attendere un mondo, una vita inondata di pace. I Magi vengono dall’Oriente, si realizza la profezia ”uno stuolo di cammelli ti invaderà…. Tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando la gloria del Signore”. Questo bimbo, nato dal grembo di Maria, è un bimbo da adorare, ai suoi piedi dobbiamo portare doni preziosi. È la novità gioiosa che in ciascuno è impresso il sigillo della dignità di figlio di Dio. Nell’umanità popolata di volti, di creature, entra a farne parte uno che è il primogenito, il bimbo Gesù, è il Messia atteso. Non a caso la liturgia ci ha fatto annunciare dopo la lettura del Vangelo che il 5 Aprile celebreremo la Pasqua. Questo Gesù è venuto per dare la sua vita per tutti, proprio tutti, anche per chi non lo conosce, per chi lo rifiuta, per chi si riversa su di lui desideri omicidi. Sì, Gesù si rivela e continua a manifestarsi nei tanti innocenti che sono vittime di violenza e di ingiustizie. Nel mondo è seminata questa speranza: dobbiamo anche noi incamminarci a Betlemme, nei tanti luoghi dove un bimbo è nato e adorare, inginocchiarsi come i Magi. E noi viviamo qui in Casa della carità la gioia dell’Epifania: adorare vivendo ospitalità, condivisione. È un cammino che è chiesto alla Chiesa, dilatata al mondo intero. Il segno che Papa Francesco ci ha regalato, anche con i nuovi Cardinali, è un segno cha dalle periferie del mondo si è convocati a celebrare le gioia di accogliere la salvezza che è Gesù. Bisogna contemplare e stupirci, anche cambiando e convertendo il nostro cuore. Meditare la Parola ma capaci di metterla in pratica, di viverla, di testimoniarla. E’ il mondo intero, l’universalità che è l’orizzonte salvifico di quella fede. Gesù viene per tutti, credenti in lui, dubbiosi, praticanti di altre fedi, perché si allontanino violenza e negazioni di dignità. Si può guardare all’umanità con il cuore puro, attendendo la bella speranza, Gesù, colui che “esiste prima di me”, abbiamo detto nell’Alleluia. E’ questa mirabile sintesi tra cammino e adorazione, tra andare e inginocchiarsi, tra fermarsi in una casa e uscire. La Chiesa con le porte aperte. E’ questo il dinamismo missionario che si può condividere dove si vuole, per cui si è chiamati a stare. Ripensiamo a cosa significhi per noi l’Epifania qui in Casa della carità, tra di noi, in questa Eucaristia, tra i tanti che chiedono, quali doni possiamo portare noi a quell’ altare. Certamente il nostro silenzio adorante. La fede è custodire la promessa, è fidarsi e lasciarci attrarre da questa domanda: ”Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei?” , “Abbiamo visto spuntare la sua stella”, dicono i Magi. Pensate che Erode e i capi non hanno visto la stella, avevano il cuore e la mente incapaci di guardare in alto. Il Signore ci chiede di tornare a vedere la stella, di lasciarci guidare da quella luce. Ecco perché dobbiamo avvertire che è necessario darci da fare, metterci in cammino, osare di sfidare il rischio. La carità operosa è questa. Siamo chiamati tutti a portare i doni, partendo da quanto abbiamo caro e prezioso. E’ l’invito alla bellezza della gratuità che è povertà, farsi riempire dalla gioia del dono senza trattenere nulla.Il Signore ci chiede di fidarsi, di lasciarci entusiasmare ancora dal bisogno di camminare, incontrare, ospitare, farci ospitare. E per non rendere astratto questo invito dobbiamo diventare ed essere puri di cuore, amare e farsi amare. E’ la gioia della riconciliazione, dello stupore, del riconoscere che non siamo noi i costruttori della casa, ma Lui, lo Spirito che conduce. Ecco perché carità operosa significa spezzare qualsiasi desiderio di possesso, di sentirci privilegiati ed essere capaci di umiltà”. Paolo dice: ”cosa hai che non hai ricevuto? E perché ti comporti come se non l’avessi ricevuto?” Ecco è la carità liberante che si fa contemplativa, ci permette di lasciare fare a Lui che ci ha chiamati, che ci attende. Ma noi dobbiamo portare a Lui quel dono della bellezza, della misericordia, della riconciliazione, dell’ospitalità. Siamo Chiesa in cammino, questo presepio va stampato nel cuore. Ed oggi è il giorno dove portare il ricordo dei tanti strappati alla vita, anche incontrati qui, dei tanti che non possiamo dimenticare, consegnare a lui anche i nostri progetti personali, ma anche i nostri impegni, anche quelli di cercare di sostenere i tanti progetti che si incrociano, che affollano di esigenze. Ho cercato di portare qui, nella gioia del Natale, i nostri bilanci, ma soprattutto quel bilancio che non è scritto, ma che è chiesto al Signore per ciascuno di noi: saper muoversi, guidati dalle stelle, e fidarsi del buon Dio. La carità operosa si vive se si fa carità contemplativa, cioè capace di adorare il bimbo Gesù.

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