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L'Enciclica "Fratelli tutti" è un dono per tutta l'umanità

Una riflessione del nostro presidente don Virginio Colmegna sull'ultimo testo di Papa Francesco

 

5 ottobre 2020

Come già avvenuto con la "Laudato Si’", anche la nuova Enciclica appena pubblicata da Papa Francesco e intitolata “Fratelli tutti” è un grande dono. Non solo per i cattolici, ma anche per i credenti delle altre religioni e per i non credenti. Ancora una volta il Papa parla a tutta l’umanità.

In questo testo è racchiuso tutto il magistero sociale di Francesco e noi della Casa della carità lo accogliamo con grande gioia, perché richiama quelle quattro grandi direttrici sulle quali stiamo concentrando il nostro impegno, implementandole anche nella nostra struttura organizzativa. Queste quattro strade che stiamo seguendo, e che Papa Francesco nell’Enciclica ci spinge a percorrere, sono quelle che passano da una ricerca spirituale, culturale, politica ed ecologica della nostra azione sociale.

Un ulteriore richiamo forte al nostro cammino lo troviamo al paragrafo 56, dove il Papa invita a lasciarsi interpellare dalla parabola del buon samaritano, perché, dice Francesco: “all’amore non importa se il fratello ferito viene da qui o da là. Perché è l’«amore che rompe le catene che ci isolano e ci separano, gettando ponti; amore che ci permette di costruire una grande famiglia in cui tutti possiamo sentirci a casa”. Questa parabola da tutti conosciuta è un asse strategico per il nostro lavoro quotidiano, come ci aveva indicato anche il cardinale Dionigi Tettamanzi, che all’inaugurazione della Casa della carità nel 2004 ci aveva consegnato questa parabola ricordandoci che “Aver cura di una persona bisognosa significa innanzitutto riconoscere, con uno sguardo profondo, che quella persona straniera, povera, misera, dipendente, con tutte le sue disabilità o fragilità è innanzitutto una persona”.

E richiamandosi al buon samaritano, Papa Francesco ci invita una volta di più a partire dai resti, dalle difficoltà a essere “uomini e donne che fanno propria la fragilità degli altri, che non lasciano edificare una società di esclusione, ma si fanno prossimi e rialzano e riabilitano l’uomo caduto, perché il bene sia comune”.

 
Papa Francesco firma l'Enciclica "Fratelli tutti". [Foto Ansa]
 

Molto profondo è anche tutto il lavoro di rilettura che il pontefice fa del periodo della pandemia, che ci ha visto attraversare la tempesta tutti sulla stessa barca, insegnandoci che ci si salva solo superando gli egoismi, “l’io”, e ripartendo dal “noi”. È una sollecitazione forte in questo periodo di grande fatica e difficoltà che ancora stiamo vivendo, anche alla Casa della carità.

Sollecitazione che il Papa manda anche alla politica, chiedendole di essere animata dalla carità, rilanciando così una lunga tradizione da Paolo VI in avanti.

Dicevamo che questa enciclica è un grande dono per tutti e lo si intuisce dalle importanti figure che, oltre a San Francesco, il papa dice essere state per lui ispiratrici, anche se non cattoliche: Martin Luther King, Desmond Tutu e il Mahatma Gandhi. Nel citare queste figure c’è un richiamo fortissimo all’unicità di ogni persona, alla pace, alla non violenza, al rifiuto della pena di morte e al superamento di qualsiasi cultura che legittimi le “guerre giuste” che, lo sappiamo, non esistono.

Estremamente significativa è poi la conclusione che fa Papa Francesco, quando ricorda il Beato Charles de Foucauld e la sua visione di fraternità, vissuta attraversando il deserto, in silenzio, alla ricerca degli ultimi, degli abbandonati, con i quali voleva identificarsi per “sentire qualunque essere umano come un fratello”.


Mi sono commosso a leggere e meditare la “Fratelli tutti” e vorrei che la sua meditazione sia un cammino da fare ogni giorno insieme. Per questo, mi è venuto in mente di mandare a tutti operatori o piccola pillola di riflessione sull’Enciclica, che chiamerò “Caffè spirituale”, che vuole essere un accompagnamento alla lettura di questo testo che attraversi il quotidiano. 

 
 

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